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laR
 
30.04.2020 - 06:20
Aggiornamento: 03.05.2020 - 15:48

Plexiglas negli uffici dell'Amministrazione cantonale

Oggi i dipendenti saranno informati sul piano di protezione in vista del ritorno a pieno regime dell'Amministrazione a partire da lunedì prossimo

plexiglas-negli-uffici-dell-amministrazione-cantonale
Un'edificio dell'Amministrazione cantonale a Bellinzona (archivio Ti-Press)

Plexiglas negli uffici nel caso in cui non si potrà rispettare la distanza di due metri tra dipendenti. Si tratterebbe di una delle misure di protezione adottate dal Consiglio di Stato, in vista del ritorno a pieno regime dell’Amminsitrazione cantonale a partire da lunedì. Il cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, da noi contattato, non smentisce questa ipotesi, assicurando che «sono state definite delle procedure per permettere ai collaboratori di tornare al lavoro rispettando le raccomandazioni della Confederazione, concernenti l’igiene e la distanza sociale».

Timori sulla possibilità di rispettare le distanze

Da testimonianze da noi raccolte, alcuni dipendenti dello Stato sono un po’ preoccupati in vista della ‘riapertura’ (in realtà non è mai stata completamente chiusa) dell’Amministrazione. In particolare sulle difficoltà a rispettare le distanze sociali, nel caso in cui in ufficio dovessero essere presenti più persone contemporaneamente. Una preoccupazione dovuta anche alla mancanza di informazioni dettagliate sulle modalità con le quali si dovrà tornare al lavoro. L’attesa dovrebbe tuttavia terminare oggi, visto che, stando a nostre informazioni, verranno informati i dipendenti sul piano di protezione (come hanno dovuto fare anche i settori economici che hanno potuto riprendere parzialmente l’attività) relativo all’Amministrazione cantonale. Nel caso in cui negli uffici non sarà possibile organizzare dei presidi a turni, si adotteranno provvedimenti di protezione dotando gli spazi di pannelli di plexiglas.

L’home office ‘non sarà più la modalità principale di lavoro’

Le diverse misure di protezione già adottate in queste settimane non hanno suscitato grandi lamentele, ma, anzi, sono state accolte bene. Un dipendente da noi raggiunto, ci ha spiegato che si alternava la presenza in ufficio, che in caffetteria si riusciva tranquillamente a stare a due metri di distanza, che non vi sono più state riunioni e che i disinfettanti per le mani a disposizione erano sufficienti. Uno strumento molto efficace per ridurre i contatti è inoltre stato il telelavoro, che permetteva ai dipendenti di recarsi in ufficio solo quando strettamente necessario. «Ha permesso di garantire un’operatività minima», in questo periodo condizionato dalla diffusione del coronavirus, precisa Coduri.

Da lunedì però si cambierà regime: l’home office «è funzionato bene in una situazione di emergenza – precisa il cancelliere dello Stato – ma non sarà più la modalità principale di lavoro. Bisogna ricominciare a tornare sul posto di lavoro, perché non tutto si può fare da casa». Inoltre, vi sono state anche meno sollecitazioni dall’esterno e questo ha reso meno problematica la messa in pratica del telelavoro. La sfida è ora capire «come implementare l’home office in futuro, affinché sia una modalità di lavoro efficace».

Una soluzione per chi vive con persone a rischio

Una delle poche problematiche emerse nelle ultime settimane riguarda i collaboratori che vivono con persone definite a rischio (come una madre anziana o il marito con patologie pregresse): «Dopo la nostra segnalazione, il Cantone ha stabilito che questi dipendenti devono possibilmente lavorare da casa», rileva da noi contattato Raoul Ghisletta, segretario cantonale del sindacato Vpod. «Spero che si continuerà su questa linea», aggiunge. E così sarà, conferma Coduri. Tuttavia, ciò sarà possibile «solo per i collaboratori che effettivamente possono lavorare da casa». Per chi invece dovrà recarsi per forza sul posto di lavoro, si dovrà valutare come affrontare tale situazione.

 

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