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15.11.2019 - 06:10
Aggiornamento: 07:22

Smartphone a scuola, la Conferenza dei genitori per il divieto

Inviato un documento alla Commissione formazione e cultura nel quale viene dato “sostegno unanime” alla mozione di Fonio, Bang e Polli

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“Un sostegno unanime”. La Conferenza cantonale dei genitori (Ccg) prende posizione sulla mozione che chiede di vietare l’utilizzo degli smartphone a scuola. Lo fa con un documento spedito alla Commissione parlamentare Formazione e cultura nel quale comunica, appunto, “di aver finalmente avuto modo di discutere collegialmente gli argomenti e la presa di posizione sulla mozione”. Una discussione nella quale sono state elaborate, scrivono, “una serie di osservazioni e argomentazioni, che saremmo lieti di poter condividere e spiegare nel corso di un’audizione”. Audizione nella quale la Ccg arriverà con una posizione chiara. Anzi, chiarissima: “Vi possiamo anticipare che abbiamo deciso all’unanimità di sostenere la proposta della mozione”. Insomma, da parte dei genitori arriva un appoggio pesante al divieto chiesto dall’atto parlamentare firmato da Giorgio Fonio (Ppd), Henrik Bang (Ps) e Maristella Polli (Plr) sul quale il Consiglio di Stato ha varato un messaggio governativo – che chiede di non dar seguito al testo – ora all’esame della Formazione e cultura. «Evidentemente quella della Conferenza cantonale dei genitori è una presa di posizione che conferma le nostre preoccupazioni, che assieme a Bang e Polli ho espresso a più riprese», commenta da noi interpellato il primo firmatario Giorgio Fonio. Che insiste: «Per i genitori è una preoccupazione prioritaria, fondata. Questa loro decisione conferma ciò che noi sosteniamo, vale a dire che quanto fatto fino ad oggi non è sufficiente». E che, va da sé, «la direzione presa dal Dipartimento educazione, cultura e sport non è condivisa». Per Fonio non va nemmeno dimenticato che «non si tratta solo di fare in modo che il bambino stia attento a lezione, perché l’atto parlamentare si pone come obiettivo combattere anche il cyberbullismo». E per il granconsigliere del Ppd «una vittima di questo fenomeno può subire conseguenze che si porterà dietro tutta la vita, anche molto gravi. Secondo me i genitori hanno valutato che con questa proposta si possa tutelare maggiormente i loro figli». E conclude: «Anche se fosse solo un bambino su mille a beneficiare di questa protezione dovuta alla nostra proposta, sarebbe un bambino in più a non dover subire il dramma del cyberbullismo».

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