Ticino
22.09.2019 - 12:010
Aggiornamento : 16:03

'Colpo di stato' al Tribunale penale federale di Bellinzona

Criticati dagli altri giudici, i ticinesi Claudia Solcà e Giorgio Bomio-Giovanascini non presiederanno più la Corte d'appello e la Corte dei reclami penali

'Colpo di Stato' al Tribunale penale federale di Bellinzona nell'ambito delle elezioni interne per la presidenza delle tre camere giudiziarie? Sì, stando alla 'SonntagsZeitung'. Quattro settimane fa sono stati destituiti due presidenti che erano stati coinvolti anche in diverse decisioni controverse prese contro l'avvocato federale Michael Lauber nel corso delle indagini sulla Fifa. Sabato la 'Neue Zürcher Zeitung' aveva già riferito di una deselezione: secondo il rapporto più recente, a esserne colpiti sarebbero stati Claudia Solcà, presidente della Corte d'appello in funzione dallo scroso gennaio, e il presidente della Camera dei reclami penali, Giorgio Bomio-Giovanascini. Entrambi secondo l'organigramma attualmente pubblicato sul portale del Tpf risultano in carica fino al 31 dicembre 2019. Ed entrambi – stando alla 'SonntagsZeitung' – dal prossimo gennaio opereranno come giudici ordinari. Il domenicale scrive che per quanto riguarda Solcà le carenze di leadership nella gestione sarebbero risultate cruciali per la non rielezione.

Le accuse: 'Funzionamento del Tpf a rischio' 

Otto altri giudici avrebbero dal canto loro messo nero su bianco un elenco di accuse. A tal punto da dubitare che esistano le condizioni per "un funzionamento efficiente del sistema giudiziario". La replica dei due presidenti criticati ed esautorati, riportata dal domenicale: Giorgio Bomio-Giovanascini avrebbe affermato di non avere nulla a che fare col caso Lauber, sebbene questi – ricordiamo – ne abbia criticato l'obiettività fino a chiederne (senza ottenerla) la ricusazione; semmai, in precedenza il ticinese aveva criticato la corte nel suo insieme per non aver tenuto conto della diversità politica nel formare la Commissione amministrativa. Mentre Claudia Solcà sostiene di aver pagato dazio per aver sostenuto una maggiore indipendenza della Corte d'appello, indipendenza a suo dire resa più difficile dalla direzione medesima del Tribunale penale federale. Classe 1966, la ticinese per diversi anni è stata attiva nella magistratura ticinese dapprima come procuratrice pubblica e poi come giudice dei provvedimenti coercitivi. Era stata eletta giudice federale dalle Camere nel giugno 2018 e presidente della nuova corte dal plenum dei giudici del Tpf, che ha ora riorientato la propria decisione.

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