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05.06.2019 - 05:500

Il lavoro è integrazione sociale

Da tempo l’ente pubblico ha messo in atto dei programmi contro l’abbandono scolastico e formativo. La collaborazione con i privati è benvenuta.

Cantoni e Confederazione hanno fissato da tempo l’obiettivo di portare al 95% il tasso di diplomati tra i giovani 25enni. Il Ticino è attualmente all’88%. Questo non vuol dire che tutti i ragazzi che non posseggono un titolo di studio del tipo ‘secondario II’ (certificato professionale federale, attestato federale di capacità, maturità professionale, maturità specializzata o maturità liceale) siano in una situazione di fragilità sociale o economica. «È una preoccupazione forte quella di non perdere giovani per strada. E come Divisione della formazione professionale mettiamo in campo più strumenti per evitare il più possibile che ciò accada», afferma Paolo Colombo, direttore della Divisione della formazione professionale del Decs. «Interveniamo durante la scuola media con la consulenza e l’orientamento scolastico prima della scelta di un mestiere e anche dopo, durante l’apprendistato, con misure di accompagnamento e corsi di appoggio per prevenire l’interruzione dei contratti di tirocinio e se ciò accade, facciamo in modo di stipularne uno nuovo il più presto possibile», continua Colombo. Un altro aspetto fondamentale è quello di assicurare la transizione verso il mondo del lavoro (la città dei mestieri, per esempio).
«Il nostro è un sistema educativo e formativo apparentemente complesso, per chi non è un addetto ai lavori, ma possiamo affermare che è calibrato in modo tale da consentire a tutti di esprimere le proprie capacità e permettere ai giovani di trovare il proprio posto nella società», aggiunge ancora il direttore Colombo. Il lavoro, infatti, è uno straordinario fattore di integrazione sociale. E la formazione duale (in azienda e scuola) gioca un ruolo fondamentale. Non tutti i giovani, siano essi al termine della scuola media o provenienti da altre situazioni, trovano però un posto di tirocinio. Per l’anno scolastico 2017/2018, per esempio, erano 149 i ragazzi che alla fine di agosto 2018 erano ‘a piedi’. Di questi la quasi totalità ha trovato una sistemazione o iscrivendosi a una scuola professionale a tempo pieno (14 casi) o trovando un posto di tirocinio (64). Per altri 39 sono state trovate soluzioni transitorie. E qui entra in gioco l’istituto per la transizione e il sostegno, sempre della Divisione della formazione professionale, che mette in campo strumenti come il ‘semestre motivazionale’ o il ‘pretirocinio di orientamento. «Si tratta di un sostegno individuale specializzato per i giovani», spiega Colombo che stima in una decina circa, i casi che ogni anno sfuggono ai radar della formazione professionale. In queste situazioni si cerca di mettere in relazione la casistica della scuola con i dati dell’assistenza sociale in modo da capire se si tratta di casi problematici o no. «Anche i privati sono ben accetti in questo ambito (cfr. articolo sotto). La formazione professionale è per definizione una coproduzione pubblico-privato. Se l’economia non mettesse a disposizione ogni anno oltre 3mila posti di apprendistato non riusciremmo a portare a termine il nostro compito istituzionale», commenta Colombo, il quale precisa che con fondazioni private presenti sul territorio si collabora ampiamente e bene da anni.

La Fondazione Fidinam sostiene il progetto ‘Accompagniamoli’

La Fondazione Fidinam, in partenariato con la Fondazione Pro Juventute, la Fondazione Ipt (Integrazione per tutti) e l’impresa sociale Sostare, devolve 1,5 milioni di franchi per i prossimi cinque anni in favore di progetti consolidati per l’integrazione di giovani con difficoltà varie nel mondo del lavoro. Il programma sostenuto dalla Fondazione Fidinam è denominato ‘Accompagniamoli nel mondo del lavoro’ e consiste nel finanziare tre progetti consolidati nel campo dell’integrazione nel mondo del lavoro di giovani che hanno avuto e hanno problemi di carattere sociale e formativo. In particolare, con Pro Juventute, la Fondazione Fidinam si impegnerà nel progetto ‘Recupero licenza IV media’: in questo ambito vengono accompagnati e preparati circa 50 giovani l’anno che hanno deciso di recuperare la licenza di fine della scuola dell’obbligo, premessa centrale per entrare nel mondo del lavoro. Pro Juventute offre da tempo questa opportunità. I risultati sono significativi per la quasi totalità dei giovani che riescono a recuperare il diploma di fine dell’obbligatorietà scolastica e di conseguenza ad accedere a una formazione professionale. Il secondo progetto riguarda la Fondazione Ipt per il progetto ‘Inserimento giovani’: nell’ambito del progetto vengono accompagnati con un coaching individuale e con sostegni formativi mirati circa 25 giovani l’anno in difficoltà durante l’apprendistato o nella ricerca di un datore di lavoro al termine della formazione professionale. Ipt permette a numerosi giovani che hanno avuto difficoltà di varia natura di trovare la “strada giusta” nel delicato momento di transizione tra la chiusura della formazione professionale e l’entrata definitiva nel mondo del lavoro. Il terzo progetto sostenuto (‘Formare per integrare’) è dell’azienda sociale Sostare. Ogni anno vengono accompagnati e preparati 20 giovani con passato migratorio recente per l’ottenimento di una formazione professionale. Sostare offre a giovani giunti di recente in Svizzera un ambiente e un accompagnamento utili al compimento di una formazione professionale.

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