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Non sarà più il Centro di cooperazione di Chiasso a fare da ponte ai Comuni italiani
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29.05.2019 - 10:410

Multe all'estero, cambia la prassi

Per trovare l’automobilista indisciplinato si seguirà la via giudiziaria. In discussione al tavolo italo-svizzero uno scambio automatico dei dati

La legge è uguale per tutti; anche quando si è al volante di un’auto. E trovarsi al di qua o al di là della frontiera non fa differenza. Chi incappa in un’infrazione stradale non deve sorprendersi, insomma, se gli viene recapitata a casa una contravvenzione. È successo; anzi succede. E accadrà di nuovo. Di casi di automobilisti svizzeri multati in Italia al Tcs, al Touring club svizzero, ne vedono tutti i giorni. A Carlazzo, invece, Antonella Mazza, sindaco del Comune, si era già allarmata (come riferito ieri da ‘La Provincia di Como’). Al Centro comune di cooperazione di Polizia e doganale (Ccpd) a Chiasso, infatti, di recente, hanno dovuto declinare la sua istanza: non sono più tenuti a trattare le domande per l’identificazione delle targhe. Una prassi che negli ultimi anni aveva preso sempre più piede da parte delle autorità italiane: nel 2015 (ultimo dato disponibile) si erano superate le 16mila richieste, un balzo in avanti del 40 per cento rispetto all’anno precedente. Roma, però, il novembre scorso ha chiuso il canale di collaborazione; e Berna, per reciprocità, a marzo ha fatto altrettanto. Risultato? Le sollecitazioni al Ccpd sono crollate del 60-70 per cento. Il che non coincide, comunque, con un vuoto normativo. Lo scambio di informazioni, ci conferma l’Ufficio federale di polizia, avviene per altre vie, in particolare quella giudiziaria. E l’intenzione (bilaterale) è quella di snellire le procedure. Come dire, gli automobilisti sono avvisati.

Cambia l’iter, non le regole

La prima cittadina di Carlazzo, dunque, può mettersi il cuore in pace: chi sbaglia – ad esempio lasciando la vettura nel posteggio riservato ai disabili, come è accaduto – potrà essere sanzionato, al di là del colore del passaporto. Seduti, il gennaio scorso a Roma, allo stesso tavolo sotto il cappello del Comitato misto italo-svizzero, ci spiega Lulzana Musliu, portavoce di Fedpol, i due Paesi sono giunti alla conclusione che non era più possibile appoggiarsi al Centro per scambiarsi informazioni (e dati) sul fronte delle infrazioni stradali: manca il conforto legale dell’Accordo di cooperazione di polizia e doganale. Da qui, dunque, la decisione di preferire la via giudiziaria, che dà basi certe per notificare una multa anche all’estero. «Italia e Svizzera – ribadisce la portavoce a ‘laRegione’ – al momento stanno cercando una soluzione, al fine di favorire lo scambio automatico di informazioni sui proprietari dei veicoli (multati, ndr) tra autorità competenti». In tal senso le Polizie svizzere già oggi fanno riferimento alla banca dati pubblica dell’Automobil club italiano. «Un accordo di cooperazione tecnico specifico – annota ancora Lulzana Musliu – potrà permettere di raggiungere questo obiettivo. Le discussioni – ci fa sapere – sono in corso».

Sia chiaro, mutano le procedure ma non le regole della circolazione, granitiche. «Questo cambiamento – tiene a sottolineare la portavoce di Fedpol – non modifica per nulla gli obblighi degli automobilisti che commettono delle infrazioni. Gli utenti della strada sono tenuti a sottomettersi al codice della strada del Paese nel quale stanno circolando». E se si sgarra? «Noi – chiosa a questo punto Lulzana Musliu – consigliamo a quanti hanno commesso un’infrazione di dare seguito sempre alle contravvenzioni che ricevono». Non si sfugge ai propri errori, neanche da automobilisti.

Centinaia di casi

E di raccomandate ne vengono spedite a centinaia al di qua del confine. Solo Paolo Ferrazzini, avvocato e giurista di Assista, la protezione giuridica del Tcs, ha contezza di 200-300 casi l’anno. Le missive vengono recapitate con regolarità e da tutta Italia. Gli addetti ai lavori, in altre parole, non si sono accorti di questa fase di transizione procedurale stabilita ai massimi livelli. Pare che sui tavoli dei comandanti delle Polizie locali vi siano montagne di incarti in sospeso: questi sono gli echi. Resta il fatto, ci dice Renato Gazzola, portavoce del Tcs, «che tutti i giorni abbiamo segnalazioni di persone che, multate, ricevono lettere e raccomandate e che non sanno cosa fare. Va detto che quando alcune polizie mandano la notifica di una contravvenzione non indicano i dati bancari ai quali versare l’ammontare dovuto». Il Tcs, in ogni caso, non abbandona gli automobilisti che inciampano in una disavventura stradale (che sia da posteggio, quindi da infrazione al codice, o da pedaggio autostradale, dunque di tenore civile). Anche chi è determinato a impugnare la sanzione, rimarca ancora Gazzola, trova al suo fianco una rete di avvocati in grado di muoversi nella giurisprudenza italiana e di aiutare a sbrogliare la matassa. Al di là delle vie bilaterali, rende attenti il portavoce del Tcs, «la grande maggioranza dei Comuni italiani fa capo a delle ditte esterne private per cercare di incassare le contravvenzioni in Svizzera. Ditte che hanno i loro canali per risalire ai proprietari dei veicoli; salvo poi sapersi destreggiare tra i vari cantoni, dove le sequenze dei numeri di targa si ripetono». Il Touring club, dal canto suo, tenta di mediare. «Possiamo dire di avere una ‘buona collaborazione’ con queste società. Del resto, chi ha commesso un’infrazione è giusto che la paghi; noi ci adoperiamo affinché non si carichino eccessivi balzelli, sia per le multe che per i pedaggi».

Osservati speciali

Gli automobilisti targati ‘Ch’, in ogni caso, sembrano essere ormai degli osservati speciali una volta varcata la frontiera. «Ultimamente in Italia si è molto critici nei confronti degli svizzeri al volante – annota Gazzola –. Pensiamo solo alle varie trasmissioni Tv sul tema (è il caso di ‘Striscia la notizia’, ndr). Stando a questi programmi sembra si passi il valico solo per commettere delle infrazioni: assurdo». Insomma, si rischia di scivolare in una generalizzazione. «Ad esempio sono tornati di nuovo a cercare l’automobilista che non ha il simbolo ‘Ch’ sull’auto. Piccole cose, ma che restituiscono l’impressione che ci sia un po’ una ‘caccia’ a chi infrange le regole». Come dire, ‘dagli al furbetto’. Nel frattempo, a livello istituzionale, sui due versanti del valico, si è al lavoro per facilitare lo scambio di informazioni e quindi anche l’applicazione delle norme. Perché alla fine è ciò che conta, al di là dei confini.

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