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02.02.2019 - 16:18
Aggiornamento: 16:52
di Andrea Manna e Jacopo Scarinci

Igor Righini: ‘Dal Ps nessuna tolleranza’

Sul caso dell'ex funzionario del Dss condannato, e i silenzi a Palazzo: ’Se coinvolto qualcuno dei nostri, prenderemo seri provvedimenti’

L’intervista è andata in onda nell’edizione di giovedì del ‘Quotidiano’ (Rsi). La voce è camuffata, alterata. Ma stentorea. “Si sa che è una persona che ha militato in un determinato partito, si sa chi dirigeva il Dipartimento in quegli anni, si sa che nell’ufficio dove lavoravo io c’erano molti che facevano politica attiva in quel partito... se uno più uno fa due...”. Insomma, l’atteggiamento di omertà dei superiori dell’ex funzionario del Dipartimento sanità e socialità condannato martedì per coazione sessuale si spiegherebbe così, per l’ex collega del 59enne giudicato di recente alle Assise criminali di Lugano: “Erano amici”.

Non lo dice, ma il partito a cui allude la donna è il Ps, del quale l’allora funzionario era stato, negli anni Novanta del secolo scorso, consigliere comunale a Lugano. C’erano gli “amici”. E c’erano le segnalazioni, una nel 2005 e una nel 2007, di due stagiste, vittime delle malsane attenzioni dell’uomo. Ne avevano parlato con i diretti superiori del funzionario. Quelle segnalazioni però non sfociarono in una denuncia, come evidenziato al processo dalla pubblica accusa e dal presidente della Corte. Nonostante l’obbligo sancito dalla legge, non finirono in Procura e nemmeno sul tavolo del governo, di cui faceva parte anche la socialista Patrizia Pesenti, allora titolare del Dipartimento sanità. Per quale motivo? Alla luce del verdetto giudiziario, il Consiglio di Stato vuole ora fare piena luce “in relazione all’eventuale gestione inadeguata del caso in seno all’Amministrazione”.

E vuole vederci chiaro anche il presidente del Ps Igor Righini. «All’epoca dei fatti non guidavo il partito. Adesso ho la responsabilità di dirigerlo e quindi – afferma Righini, interpellato dalla ‘Regione’– se dovessero esserci al nostro interno persone coinvolte in questa vicenda per non aver dato seguito alle segnalazioni delle stagiste con una denuncia, adotteremmo nei loro confronti seri provvedimenti. Quei provvedimenti che sono ovviamente di competenza del partito. Sarà tolleranza zero. Ne abbiamo discusso mercoledì in Direzione e ne riparleremo». Inutile nasconderlo: a un paio di mesi dalle elezioni il caso potrebbe rivelarsi politicamente imbarazzante per il Ps, anche se il 59enne condannato non risulta iscritto alla sezione cantonale del partito. «Non vorrei – dice Righini – che altri partiti o movimenti per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle loro magagne ne approfittassero per gettare fango su di noi. E aggiungo: quello che di questa ignobile vicenda sanno i nostri candidati al Consiglio di Stato lo hanno appreso dai media. L’imbarazzo, poi, qui non c’entra niente. Il Partito socialista ha tra l’altro sottoscritto il manifesto programmatico in vista dello sciopero delle donne del 14 giugno e siamo pertanto i primi a indignarci per quanto è successo e siamo i primi a chiedere massima trasparenza, a trecentosessanta gradi». Di conseguenza «sarebbe gravissimo e inaccettabile, al di là di ogni considerazione politica o su appartenenze partitiche, se dalle verifiche del governo emergerà che chi sapeva non ha denunciato. Ma sarà anche importante stabilire quanti sapevano e non hanno fatto nulla».

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