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20.12.2018 - 06:10

‘Intesa Lega/Udc, per noi non cambia nulla’

In casa socialista e liberale sembra esserci tranquillità. Righini: ‘Il loro accordo non ci danneggerà’. Caprara: ‘Lavoriamo per promuovere il nostro programma’.

di Jacopo Scarinci e Andrea Manna
intesa-lega/udc-per-noi-non-cambia-nulla

«Per noi liberali radicali non cambia assolutamente niente». La decisione di Lega e Udc di presentarsi insieme nella corsa al Consiglio di Stato il prossimo 7 aprile – ratificata martedì sera dal Comitato cantonale democentrista e comunicata ufficialmente dai due partiti con una nota ieri mattina – non scompone minimamente Bixio Caprara, presidente del Plr. Eppure questa intesa elettorale mette un po’ i bastoni tra le ruote nella rincorsa liberale radicale al secondo seggio in governo. Perlomeno a destra.

In che misura, quindi, per voi liberali radicali non cambia niente?
Sin dal 13 ottobre, giorno in cui abbiamo presentato la lista per il Consiglio di Stato al Comitato cantonale, sosteniamo come la nostra non sia una lotta contro qualcuno, ma finalizzata a promuovere la nostra lista, i nostri temi e i nostri valori. E questo prescinde assolutamente da quello che, in piena libertà, decidono di fare gli altri partiti. Non cambiamo strategia in funzione di quelle adottate dagli altri.

Ciò non toglie che se l’ambizione è migliorare la posizione in Consiglio di Stato, significa raddoppiare. E l’intesa tra Lega e Udc, numeri alla mano, rende più complicato questo sorpasso, dando un certo margine di sicurezza ai consiglieri di Stato uscenti della Lega. Adesso la corsa sarà focalizzata sul seggio del Partito socialista?
Siamo davvero così sicuri sia così? Sulla base di cosa si sviluppa questo pensiero? A mio avviso raramente in politica uno più uno fa due, e di conseguenza niente va dato per acquisito o scontato.

Qualche settimana fa su ‘Opinione liberale’ Dick Marty ha auspicato il raddoppio da parte del Plr, ma non a scapito dei socialisti perché, citiamo, “un’eventuale perdita del seggio da parte del Ps non gioverebbe né al Plr né al Paese”. Cosa ne pensa?
È un’opinione di Dick Marty, che rispetto ma che preferisco non commentare. Riflette su schemi di una volta, che credo oggi siano un po’ superati.

Non una corsa sugli altri, alla vostra destra come alla vostra sinistra, par di capire. Eppure i seggi a disposizione sono cinque.
Ribadisco, noi lavoriamo per promuovere il nostro programma. Vogliamo crescere, certo. E questo perché pensiamo di avere delle persone in gamba da mettere a disposizione del Paese. Non ci piace come viene fatta la politica in questo cantone, vogliamo uno scatto d’orgoglio da parte della politica ticinese ed essere noi stessi protagonisti di questo scatto. Pensiamo di proporre delle persone giuste, credibili e pienamente in grado di portare avanti i propri messaggi e i propri obiettivi con competenza, passione e coerenza. E soprattutto quest’ultima, oggi, mi pare fondamentale.

Può spiegare meglio?
Certo. Un partito, sia a livello di esponenti in Consiglio di Stato sia a livello di gruppo parlamentare, deve essere coeso, in modo particolare quando è il momento di definire degli obiettivi. Non va bene che ci sia chi dice una cosa e chi un’altra con il risultato che, alla fine, ognuno fa quello che vuole. Non perché non ci debba essere libertà di opinione, anzi. Ma perché per portare avanti determinate posizioni bisogna avere determinati valori di riferimento, e anche chiarezza nelle idee. Non continuare a giocare a dipendenza della situazione e dell’opportunità.

 

‘Quest’alleanza potrebbe non farci male...’  

L’accordo a destra fra Lega e Udc, siglato di fatto con le due candidature approvate dal Comitato democentrista per la lista unica nella corsa al Consiglio di Stato, sembra non preoccuparlo. «Per confermare il seggio in governo il Partito socialista – dice il presidente Igor Righini – deve fare i calcoli rivolgendosi al proprio elettorato e deve fare nell’aprile 2019 almeno un voto in più della metà dei voti di chi arriverà secondo che, data l’alleanza a destra, sarà verosimilmente il Plr».

Beh, data proprio quell’alleanza a destra che rende praticamente sicura la rielezione di entrambi i ministri leghisti, il Plr farà ora di tutto per riconquistare il secondo seggio in Consiglio di Stato a scapito di quello socialista.
Lo sta già facendo. Che questo sia il suo obiettivo lo aveva dichiarato prima dell’intesa fra Lega e Udc. E comunque quest’alleanza a destra, secondo me, può addirittura rivelarsi positiva per il Ps.

In che senso?
Credo che leghisti e democentristi voteranno con convinzione quella lista e ciò eviterà un’emorragia di voti verso il Plr. Una lista che sarà sostenuta non solo dai leghisti dall’anima popolare, attenti alle questioni sociali, ma anche e soprattutto da quell’ala del movimento di via Monte Boglia che crede nel libero mercato, nel liberismo. Con una lista per il governo in cui figurano due rappresentanti dell’Udc e nella quale la Lega detiene comunque la maggioranza dei candidati, quell’ala del movimento sarà maggiormente incentivata ad appoggiarla, evitando di dare voti al Partito liberale radicale.

Insomma l’accordo Lega/Udc non la impensierisce per nulla...
Guardate, per finire sono anche contento che sia andata così, perché trova conferma quello che vado dicendo da tempo. E cioè che la Lega sta diventando sempre più il partito dei milionari, del capitale e della grande economia speculativa. È arrivato papà Blocher e li ha messi tutti in riga, facendo fare ai leghisti quello che l’Udc nazionale vuole. Ricordo che l’ex consigliere nazionale democentrista Oskar Freysinger è andato a parlare di recente proprio con il movimento di via Monte Boglia. Alla faccia del ‘Padroni in casa nostra’: alla fine si fanno insegnare dai confederati come si fa politica.

Ieri il direttore del CdT Fabio Pontiggia ha scritto che il prossimo aprile il seggio di Bertoli potrebbe seriamente vacillare ‘soprattutto se le liste a sinistra del Ps sottraessero più voti che in passato ai cugini mode­rati’, cioè a voi. Ha qualcosa di cui rimproverarsi per la mancata alle­anza tra Ps e Partito comunista?
Insieme abbiamo valutato più di una possibile forma di collaborazione. Con il Pc siamo stati chiari: abbiamo spiegato che il loro peso specifico in termini elettorali non avrebbe garantito la conferma del seggio socialista in governo e che anzi il Ps avrebbe rischiato di perdere consensi perché il loro cavallo avrebbe fatto meno chilometri del nostro. Al che i comunisti hanno rifiutato qualsiasi tipo di collaborazione anche per l’elezione del Gran Consiglio, nonostante la nostra disponibilità a fare una lista comune per il parlamento. Seppur dispiaciuto, non ho niente da rimproverarmi.

E l’Mps? Alcuni voti, al Partito socialista, potrebbe toglierli...
Come agli altri partiti. Per esempio al Ppd, dove per il caso Argo 1 qualche suo elettore potrebbe sostenere la lista Mps. Oppure alla Lega, dove qualcuno non si riconosce più nella sua politica al servizio dei più forti. Chi manifesta dissenso, sarà forse portato a sostenere Pronzini. L’Mps eroderà consensi a tutti i partiti più per l’elezione del Gran Consiglio che per quella del governo.

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