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19.05.2018 - 14:500

Cresce in Ticino la voglia di acquistare un'arma

Nel 2017, 1’745 autorizzazioni, erano 718 nel 2008. Per la polizia è difficile verificare se chi vende munizioni rispetta le norme vigenti

La strage evitata alla Commercio di Bellinzona ha riacceso i riflettori sulla facilità di acquistare munizioni e armi. Una ventina quelle trovate a casa dello studente arrestato (gran parte ereditate dal nonno) più 150 colpi appena comperati. Che cosa verifica l’autorità? Dal 2008 c’è l’obbligo di annuncio. Chi acquista pistole, rivoltelle, carabine, fucili sia automatici, sia a ripetizione, fucili a pompa o a leva deve richiedere il permesso di acquisto alle autorità. C’è un formulario da riempire con allegati l’estratto casellario e la copia di un documento d’identità. Chi non lo fa per sport, caccia o collezione deve indicare il motivo. Tutto va inviato al Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata della Polizia cantonale. Due settimane per la risposta e 50 franchi di spesa.
Se arriva luce verde, si procede alla vendita. Una copia del formulario va al cliente, una al venditore, una alla polizia, che deve verificare se l’acquirente può diventare un pericolo. Una grossa responsabilità. «Quando giunge un’istanza per l’ottenimento di un permesso d’acquisto di armi, il nostro Servizio verifica se sono dati i requisiti di cui all’art. 8 cpv. 2 della Legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni (RS 514.54; Larm)», risponde il Servizio comunicazione, media e prevenzione della Polizia cantonale. Ossia niente armi ai minorenni, a chi è sotto curatela, a chi si ritiene possa essere un pericolo per se stesso o per terzi, a chi ha subìto una condanna per reati che ‘denotano un carattere violento o pericoloso’, agli iscritti al casellario giudiziale.
Ma come fa la polizia a verificare se una persona può essere o diventare pericolosa? «I nostri controlli avvengono in primo luogo tramite la consultazione delle banche dati cantonali e federali in uso alla Polizia cantonale e tramite la richiesta del preavviso rilasciato dall’autorità cantonale di cui all’art. 6 della Legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (RS 120; Lmsi). Se vi sono elementi oggettivi, sia al momento della richiesta che in seguito, vengono svolti ulteriori accertamenti, che possono spaziare dal verbale amministrativo alla richiesta di documentazione medica specialistica. In particolare, un rapporto peritale psichiatrico è richiesto quando vi sono indizi per ritenere che un richiedente, rispettivamente un possessore di armi, possa esporre a pericolo se stesso o terzi».


Sulle munizioni ‘vigila’ chi le vende

Succede che l’autorità dia una risposta negativa. «I numeri variano di anno in anno. Nel 2017 sono state rilasciate 1’745 autorizzazioni, di cui meno del 5% è stata respinta poiché non adempiva i requisiti previsti dalle normative vigenti», precisa la polizia.
Anche per l’acquisto delle munizioni la legge pone paletti: «L’articolo 15 della Larm prevede che possano essere acquisite unicamente da persone che sono legittimate all’acquisto dell’arma corrispondente. Chi vende l’arma è tenuto a verificare che le condizioni per l’acquisto siano adempiute (applicando per analogia l’art. 10a Larm)», precisa il Servizio.
Dunque munizioni solo ai maggiorenni, a chi non è pericoloso o sotto curatela o con una condanna sul casellario giudiziale. Il tasto più dolente sono i controlli: 
«I controlli presso i titolari di patente di commercio di armi vengono eseguiti secondo quanto previsto dalla legge (dall’art. 29 della Legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni, RS 514.54; Larm, e 53 dell’Ordinanza sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni (RS 514.541; Oarm). Nell’ambito di questi controlli è però difficile verificare se le norme sulla vendita delle munizioni siano state rispettate. È una responsabilità che spetta di fatto alle armerie quando il cliente è in negozio».

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