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31.08.2022 - 19:09
Aggiornamento: 19:37

‘Restituito’ alla comunità di Mendrisio il Fondo Torriani

Dopo un’attesa lunga 30 anni, i quasi 5mila volumi della Biblioteca sono stati inventariati e catalogati. Adesso la parola è agli studiosi

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Ti-Press/D. Agosta
Il Fondo librario, un ‘gioiello’
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Nel suo ‘cuore’ storico Mendrisio custodiva un ‘tesoro’ senza saperlo. Oltre le mura di uno dei più prestigiosi palazzi nobiliari del Borgo – Palazzo Torriani – si trova infatti un importante (quanto imponente) fondo librario, testimonianza della storia e del sapere di una famiglia e di un territorio. Oggi questo patrimonio torna, per così dire, alla comunità locale dopo oltre trent’anni di contatti, trattative, tentativi e soluzioni. Noto a pochi, d’ora in poi potrà quindi essere consultato da studiosi e appassionati. Da scoprire ed esplorare, del resto, ci sono quasi 5mila volumi che spaziano dal XVI al XIX secolo. A rendere la missione più semplice l’inventario e il catalogo risultato di un anno e mezzo di lavoro.

Simone Soldini non si sarebbe mai perdonato di lasciare questa opera incompiuta. Nei 23 anni della sua direzione al Museo d’arte – conclusasi giusto oggi, mercoledì 31 agosto 2022 – se ne è fatto un «impegno morale». Davanti a una tale Biblioteca, rivela a laRegione, avrebbe accolto questa opportunità a braccia aperte anche a scatola chiusa. Insomma, questo «importantissimo passo» andava fatto. Con la speranza che sia il viatico per scrivere un’altra storia. Di sicuro questo Fondo non sarà più solo una noticina tramandata da Giuseppe Martinola nel suo ‘Inventario del Mendrisiotto’ (1975). Il solo fatto che gli sforzi compiuti sin qui sono frutto di una intesa proficua tra ente pubblico – le istituzioni comunale e cantonale – e privati – i proprietari dell’edificio e del Fondo – rappresenta già notizia ragguardevole. Tanto più che decisivo non è stato l’aspetto finanziario – i costi sono stati divisi alla pari – quanto quello diplomatico.

Gli ultimi tre anni sono stati cruciali

Può sembrare paradossale, ma proprio gli anni segnati dalla pandemia da Covid-19 sono stati cruciali per Mendrisio, la cultura e la Biblioteca Torriani. In effetti, come ricorda il capodicastero Museo e cultura di Mendrisio Paolo Danielli, era dal 1990 che il dossier languiva. Ovvero da quando Comune, Cantone e la famiglia Gerber avevano siglato un accordo che ha reso possibile restaurare il Palazzo, monumento storico protetto a livello federale. «A quel punto – annota Danielli – mancava l’ultimo tassello, il locale biblioteca – risistemato e allestito tra il 2005 e il 2007, ndr –. E oggi sono contento si sia potuto portare a conclusione anche questa parte». Lo si è fatto restituendo alla Città un «nuovo gioiello che abbiamo l’onore e il pacere di ospitare sul nostro territorio accanto ad altri».

Non aggiungere quella tessera al mosaico Torriani sarebbe stato, in alte parole, un vero peccato. Soprattutto dopo che tra il 1988 e il 1992, come ripercorre Andrea Gerber, «si è riportato alla luce il palazzo nel suo splendore, salvando un patrimonio storico e culturale, di cui la Biblioteca è il cuore». Il proprietario non può dimenticare che suo padre, acquisendo la proprietà nel 1986, ha «evitato – ribadisce – che lo stabile finisse preda della speculazione. E all’epoca era in uno stato desolato».

Alla scoperta di un mondo misterioso

Per Danielli stesso, preso in mano l’incarto, è stato, riconosce, come «scoprire un mondo che non conoscevo». In effetti, da anni la curiosità attorno alla Biblioteca Torriani attraversava la politica locale, spronando in particolare alcuni consiglieri comunali dell’area rossoverde – da Renato Simoni a, più di recente (nel 2020), Andrea Stephani – a chiedere conto del destino del prezioso Fondo. Alfine, come sottolinea anche la direttrice della Divisione della cultura del Dipartimento educazione, cultura e sport (Decs) Raffaella Castagnola, «c’è stata una svolta significativa. Dopo più di trent’anni si è assistito a una accelerazione, che accade quando su un progetto lavorano degli entusiasti». E qui il riferimento è al direttore Soldini e alla politica locale e cantonale.

‘L’apertura sarà progressiva’

Adesso, come fa capire la direttrice Castagnola, per qualche anno si entrerà in una fase di transizione, che si reggerà sulla fiducia reciproca fra pubblico e privato. «Vedremo cosa accadrà – chiarisce –. L’apertura della Bilbioteca sarà progressiva per avere modo di verificare la fruibilità e la collaborazione e approntare altri progetti. Tra questi il Cantone ha quello di digitalizzare i volumi rari per la rete bibliotecaria cantonale, abbattendo così i confini e salvaguardando i libri antichi. Da un paio di anni, in effetti, si assiste a un fenomeno: anche gli studiosi vengono invogliati poi ad andare in loco».

Per il Fondo Torriani, come tiene a rimarcare Simone Soldini, ce lo si aspetta. Il ruolo di intellettuali, ricercatori e letterati – ai quali va agevolato l’accesso a questo patrimonio cartaceo – sarà fondamentale. Toccherà a loro andare alla sua scoperta, svelandolo al pubblico. «Spero che adesso gli studiosi di cose locali abituati a frequentare archivi e biblioteche ticinesi – ci dice –, possano entrare agevolmente nella Biblioteca Torriani. Confido ci si possa arrivare in breve tempo vista la buona collaborazione con Andrea Gerber». In effetti, al momento l’inventario è consultabile solo in loco e su richiesta.

Il nodo della convenzione

Soldini, d’altro canto, ci ha sempre creduto e in questi anni ha lavorato affinché accadesse ciò che ora si celebra. «Si può dire che ho vissuto la storia del Fondo librario da vicino, nel 1991 ero alla Divisione della cultura e ho visto le casse con i libri. Mi sono però reso conto che vi era un nodo che non si riusciva a risolvere: il complicato accordo (nella pratica) tra privato e pubblico. Il Fondo era un po’ prigioniero della convenzione firmata all’epoca e che prevedeva che il proprietario (sia del Palazzo che della Biblioteca) mettesse a disposizione degli studiosi la documentazione e rendesse accessibile la sala di lettura. Certo trent’anni sono tanti: non mi andava giù che ancora non si fosse riusciti a fare chiarezza. A mio parere il Fondo doveva essere ben noto alla comunità e apprezzato».

La curiosità come detto non manca, e non solo per la Biblioteca. «Sarà possibile in futuro vistare anche il Palazzo a piccoli gruppi?», chiede Flavio Beretta, già consigliere comunale Plr. Una preclusione non c’è, come si intuisce dalla risposta di Andrea Gerber. «Abbiamo già avuto occasione – conferma –. Non ci sono problemi, in base alle richieste. È un edificio che ha tanto da raccontare». Così come molto da dire hanno i 4’677 volumi (in gran parte in buone condizioni) del Fondo.

L’inventario

Un lavoro da certosino

Damiano Paolocci li ha contati uno ad uno i libri che costituiscono la Biblioteca Torriani, alla quale si è dedicato per oltre un anno con dedizione e pazienza. «È stato un compito molto impegnativo ma gratificante», spiega. Cosa contiene il Fondo? Illustrarlo nel dettaglio, lascia intendere, sarebbe una impresa. «Affronta in prevalenza temi di carattere religioso – un Torriani fu pur sempre un vescovo importante della diocesi milanese, ndr –. Infatti si trovano Bibbie edite nell’arco di tre secoli, ma al contempo ci si può imbattere in una copia del ‘Contratto sociale’ di Rousseau. La Biblioteca ospita pure i grandi classici della letteratura, come la raccolta completa delle opere di Goldoni, volumi in diverse lingue (tra cui gli scritti di Goethe e Schiller), trattati scientifici, militari e storici». I suoi preferiti? Due Bibbie preziose.

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