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Migliaia le riammissioni nel 2016
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21.12.2021 - 09:27
Aggiornamento : 15:28

Centro migranti, transitate oltre 15mila persone in 4 anni

Il Cantone tira le somme di una struttura che nel 2016 ha risposto a una emergenza. Nel frattempo, si pianifica il futuro

I numeri, a volte, dicono molto di un fenomeno pur senza raccontare le storie che celano. È il caso dei 15’200 migranti che in questi anni, dall’estate 2016 a oggi (o quasi), sono passati dal Centro unico temporaneo - all’inizio a Rancate poi dal settembre 2020 a Stabio - prima di essere riconsegnati nelle mani delle autorità italiane. Uomini, donne, bambini e ragazzi non accompagnati hanno trovato lì un giaciglio, un pasto caldo e un luogo dove aver cura di sé seppur per alcuni giorni soltanto. La loro meta? In genere il nord dell’Europa. Il che in questi anni ha fatto della Svizzera più un Paese di transito che d’arrivo e della loro permanenza, se intercettati, assai precaria: queste persone finiscono infatti nell’elenco delle riammissioni semplificate. Solo fra il luglio e il dicembre del 2016 se ne sono contate 18’725 di queste procedure (contro le 1’281 dei sei mesi precedenti).

L’estate ‘calda’ del 2016

A scoperchiare una vera e propria crisi, all’epoca solo migratoria, è stata l’estate ‘calda’ del 2016, quando alla frontiera sud, poco lontano da Chiasso, questa umanità in cammino e sbarcata sulle coste italiane si è resa visibile agli occhi di tutti. In quei mesi i giardini della stazione di Como erano diventati l’ultimo approdo in attesa di un ‘passaggio’ verso la Germania o altre nazioni a settentrione. Ed è qui che il Ticino delle istituzioni - quello dei volontari aveva risposto subito all’emergenza che rimbalzava dal capoluogo lariano - ha dovuto reagire a fronte di un Centro di competenza flussi migratori a Chiasso che faticava in quel tempo a fare posto a “un numero considerevole di migranti”. In quel momento il Consiglio di Stato ha deciso, di fatto, di aprire il Centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata in zona alla Rossa a Rancate, all’interno di un capannone industriale.

Con questa risposta logistica le autorità cantonali sono convinte della “bontà della soluzione” e di essere riuscite a offrire ai migranti un “alloggio dignitoso”, tutelando altresì le donne sole e i minorenni non accompagnati e realizzando spazi riservati per le famiglie. Un’attenzione, fa notare oggi lo stesso governo in quello che si annuncia come l’ultimo rapporto di attività, riconosciuta anche dalla Commissione nazionale per la tortura, che la struttura di Rancate l’ha visitata (a sorpresa) nel 2016.

Più controlli, altre rotte

Dal settembre dell’anno scorso lo stato di necessità legato alla crisi migratoria è stato revocato. In effetti, i controlli “continui e regolari” messi in campo dal Corpo guardie di confine alla frontiera e dalle Polizie cantonale e comunali sul territorio hanno rappresentato “un importante effetto deterrente", soprattutto, annota il Cantone, "nella lotta contro i passatori”. E ciò, si osserva, ha con tutta probabilità spostato altrove le rotte migratorie, facendo registrare una “flessione negativa” sui pernottamenti al Centro. In più un’altra emergenza, quella da Covid-19, in particolare tra febbraio e giugno del 2020 ha visto una presenza sporadica a Rancate. Le cifre sono tornate a salire con l’autunno, coinciso con il trasferimento all’impianto di Protezione civile a Stabio, operativo per decreto sino a fine mese.

Soddisfatti anche i Comuni del Distretto

Le decisioni del Consiglio di Stato, del resto, sono state dettate dalle analisi dei flussi migratori. Stando alla Sem, la Segreteria di Stato per la migrazione, “sebbene il numero di entrate illegali sia stabile, è prevedibile che i migranti continuino a usare la rotta sud-nord, cercando quindi il passaggio attraverso la Svizzera e in particolare il Ticino”. Di conseguenza, motiva il governo, è risultato “imperativo mantenere operativa una struttura rodata che, sino a oggi, è riuscita a soddisfare le differenti esigenze: da un lato i Comuni della zona del Mendrisiotto hanno espresso soddisfazione per la soluzione trovata, dall’altro Stabio è operativamente e logisticamente una situazione ideale per tutti i partner coinvolti”.

Allo studio una struttura definitiva

E per il futuro prossimo? Il Dipartimento delle istituzioni, insieme alla Sem e alle Guardie, è stato incaricato, ricorda il Cantone, di “trovare delle soluzioni alternative al Centro di Rancate/Stabio e di preparare degli accordi specifici da poi sottoporre al vaglio dell’esecutivo cantonale”, con un occhio alle implicazioni pianificatorie, edilizie, contrattuali e finanziarie (oltre alla soluzione transitoria). Cosa ci si aspetta? Una struttura “modulabile e adattabile alle differenti necessità” e utilizzabile tanto dal Centro di Chiasso che dalla Sem per i richiedenti l’asilo.

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