Friborgo
5
Berna
3
fine
(1-1 : 0-2 : 4-0)
Lakers
1
Lugano
3
fine
(1-1 : 0-1 : 0-1)
Zurigo
7
Ginevra
5
fine
(1-1 : 3-4 : 3-0)
Ambrì
3
Losanna
2
fine
(0-1 : 2-1 : 1-0)
La Chaux de Fonds
7
Winterthur
0
fine
(1-0 : 6-0 : 0-0)
Kloten
5
Langenthal
2
fine
(0-0 : 4-2 : 1-0)
Sierre
8
Zugo Academy
1
fine
(2-0 : 4-1 : 2-0)
Turgovia
4
Visp
1
fine
(1-0 : 2-1 : 1-0)
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Abbattuti i confini: il parco è tutto della Città (Ti-Press)
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Mendrisiotto
20.09.2021 - 23:050
Aggiornamento : 23:21

Villa Argentina, adesso Mendrisio ha un parco tutto suo

Il Consiglio comunale vista gli 8 milioni che daranno modo di avverare un sogno che i cittadini cullano dal 2009

Parco di Villa Argentina, il caso (o meglio la vertenza) è chiuso. E con il sigillo di un Consiglio comunale unanime. Ci sono voluti anni a Mendrisio per veder compiuto un sogno che ci si porta dietro almeno dal 2009; alla fine però la Città ha centrato l’obiettivo. Certo il cammino è stato lungo e tortuoso e c’è voluto persino il verdetto di un Tribunale - quello d’espropriazione - per mettere un punto finale. Proprio per questo (forse) questa sera, lunedì, sono bastati pochi minuti all’aula consiliare per dire di ‘sì’ agli oltre 8 milioni che, non solo mettono nelle mani del Comune i mezzi per procedere a un esproprio materiale - detto altrimenti l’indennizzo da versare ai proprietari privati - del terreno collinare, ma altresì per dare seguito a un esproprio formale. In questo modo con un piccolo sforzo finanziario ulteriore la Città sarà anche la sola titolare dell’intero parco. Un atto conclusivo che ha il sapore dell’evento storico per chi c’era, proprio nel 2009, quando sulla spinta di 2’870 cittadini un Comitato popolare chiedeva al Municipio di allora, in buona sostanza, di salvare il parco tutto intero. Come per Renato Simoni: seduto tra il pubblico (in passato era fra i banchi del legislativo) non ha voluto mancare l’appuntamento con una speranza che si avvera.

Un passo inevitabile

Questo passo, insomma, era da fare. Già la Commissione della gestione - unanime nell’avallare il dossier -, per voce di Roberto Pellegrini (Lega-Udc-Udf), lo ha fatto capire in modo chiaro. E le ragioni sono almeno due. La prima è pratica: volente o nolente Mendrisio dovrà ridurre le proprie zone edificabili, sovradimensionate come ha ribadito anche il Tribunale d’espropriazione. In altre parole, rinviare questa decisione, ormai “inevitabile”, non farebbe altro, come hanno fatto notare i commissari, che far lievitare la cifra da riconoscere ai privati. La seconda è ’ideale’: da tempo ci si prefiggeva, come detto, di restituire alla cittadinanza il Parco di Villa Argentina così come lo si è pensato in origine.

Quel ‘boccone agrodolce’

È indubbio, oggi l‘operazione, come fatto osservare da Claudia Crivelli Barella (AlternativA), ha un costo notevole per la collettività, «ma che siamo disposti a spendere» per un angolo della Città che vale un «biglietto da visita». Del resto, ha ricordato, «senza parco una città è monca, difettosa, cieca ai bisogni suoi abitanti». Nicola Rezzonico (Plr), non può dimenticare comunque che si tratta di «boccone agrodolce; e l’amarezza - ha spiegato - deriva dal fatto che il Comune avrebbe potuto acquistare l’area già tanti anni orsono, a metà del 2003, quando andò all’asta per poco più di 3 milioni d franchi. La leadership politica di allora, però, decise di non agire», lasciando il passo al privato. D’altro canto, si è aggiunto Tiziano Fontana (Lista civica), per l’autorità locale quel fondo ora parte integrante del Parco di Villa Argentina era privo di ’valore culturale’. Come scriveva il Comitato nel 2009, la politica, ha rilanciato Fontana, è nella sua essenza scelta di priorità. E adesso come all’epoca «la priorità resta la ricostituzione del parco storico».

Luisoni: ‘Ci attende una grande sfida’

Ciò che conta, in ogni caso, ha annotato dal canto suo Davide Rossi (Ppd), è che ora Mendrisio potrà godere di un parco, quindi di verde, in centro. A questo punto occorre guardare avanti, con l’auspicio di «vedere a breve un progetto di sistemazione - pianificato fra il 2023 e il 2025, costo 3 milioni - e a medio termine la sua realizzazione, senza dimenticare che pure la villa merita un restauro e una destinazione a scopo pubblico per il futuro». Tutto dipenderà, ha rammentato Jacopo Scacchi (AlternativA), da «quale tipo di Città vogliamo». Sarà quindi importante che il parco rimanga «fruibile e attrattivo» per tutti. Con o senza l’ampliamento a confine dell’Accademia di architettura? Questo sarà un nodo da sciogliere. Francesca Luisoni, a capo del dicastero Pianificazione, è consapevole di avere davanti a sé una «grande sfida». Occorrerà, ha ribadito, «elaborare un giusto compromesso tra il concetto storico e il parco che oggi vogliamo, arrivando con un progetto il più possibile destinato a tutta la popolazione». Così da fare del Parco di Villa Argentina «un punto riferimento per l’intera città».

Valera: si va in causa

Il Puc, il Piano di utilizzazione cantonale, è ancora fra le mani della Commissione ambiente, territorio ed energia, ma il comparto Valera, 190mila metri quadrati fra Rancate, Genestrerio e Ligornetto, continua a tenere sulle spine la Città di Mendrisio. Città che non intende indietreggiare d‘un passo sulle sue posizioni e sulle aspirazioni di farne un polmone verde per la regione. Chiamato in causa (una volta di più) da uno dei maggiori propietari della zona - la comunione ereditaria Fontana -, il Comune non si tirerà indietro, pronto a contestare davanti ai giudici la richiesta di risarcimento di oltre 4 milioni di franchi. Il Consiglio comunale questa sera ha, infatti, dato il suo nullaosta (quasi all’unanimità) alla richiesta del Municipio di poter ’stare in lite’. Una via obbligata, del resto, come osservato anche dalla Commissione della gestione, per “tutelare gi interessi della comunità e del Comune” davanti alla Pretura di Mendrisio Nord. All’origine della vertenza legale vi è la licenza edilizia negata a suo tempo (correva l’anno 2007): sul tavolo il progetto di costruire un capannone prefabbricato da adibire a deposito. «Questa autorizzazione - ha richiamato il sindaco Samuele Cavadini - è la conditio sine qua non per permettere al Municipio di difendersi in questa procedura, e avere un’eventuale copertura assicurativa, per quanto riguarda le accuse portate avanti dalla comunione ereditaria. I tribunali decideranno; noi faremo valere le ragioni dell’ente pubblico».

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