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La nuova ala dell'Obv aprirà nel febbraio del 2022 (Ti-Press/Francesca Agosta)
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07.11.2020 - 06:00

Le Cure a domicilio non traslocano nella futura ala dell'Obv

Sciolto il precontratto fra il Servizio e l'Ente ospedaliero. All'Acd non sono piaciute le condizioni: 'È caduta la collabrazione clinica nel post acuto'

Da un po’ l’Obv di Mendrisio ha gli occhi puntati addosso. E ad attirare l’attenzione, di recente, non è solo il futuro del Dipartimento donna-bambino, che non tutti nel Distretto danno per scontato. A crescere sotto lo sguardo di pazienti e cittadini, accanto all’Ospedale regionale - punto di riferimento dal 1990 - c’è, infatti, anche la nuova ala, rimodellata però nel contenitore e nei contenuti strada facendo e che sarà ultimata alla fine del 2021. In effetti, la struttura non solo si eleverà di un piano, quindi oltre i tre livelli fuori terra previsti dal progetto originario - facendo altresì lievitare l'investimento, passato da 34 a circa 40 milioni di franchi -, ma quando aprirà i battenti, nel febbraio del 2022, non vedrà insediarsi tutti i partner sanitari con cui si era già da anni in parola. Il Servizio di assistenza e cura a domicilio del Mendrisiotto e Basso Ceresio non traslocherà più dalla sede attuale di via Mola a via Turconi. L’intesa a cui si lavorava dalla fine del 2014 non si è concretizzata e iI precontratto messo sul tavolo è rimasto tale. Niente accordo, insomma. Cambiati i presupposti, l’Acd, l’Associazione assistenza e cura a domicilio, ha rinunciato a diventare un semplice affittuario.

Le aspirazioni, in effetti, in questi anni erano ben altre; la parola chiave che riecheggiava spesso era ‘collaborazione’. In cerca di una base operativa adeguata alle necessità, ci si proiettava di fatto verso la gestione condivisa (con l’ospedale) dell’accompagnamento degli utenti appeni dimessi nel loro rientro a casa, dando così sostanza a quel progetto di cure post-acute per il quale il Distretto si è tanto battuto. Non a caso la stessa Acd era pronta a metterci del suo (all’epoca si parlava di 2 milioni) nella costruzione del futuro edificio ospedaliero, così come era nei patti. Un’operazione che a questo punto resterà sulla carta.

'Non c'erano più i presupposti'

Per l’Acd, del resto, non vi erano più le condizioni per trasformare una intesa preliminare in un contratto vero e proprio. Alla base non vi è unicamente una questione finanziaria. Anche se, come ci fa notare il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni nella sua veste di vice presidente dell’Associazione, l’80 per cento dei costi è pur sempre coperto dai Comuni. Il punto, spiega a ‘laRegione’, sono le garanzie mancate. «Non ci è andato bene, in buona sostanza, non avere l’assicurazione di poter cooperare come pianificato in origine», esplicita. E qui si sono affollati gli interrogativi sulle strategie dell’Ente ospedaliero cantonale e, dunque, dell’Obv.

«Con tutta probabilità - entra nel vivo il direttore del Servizio Brian Frischknecht - i piani dell’Ente, che non conosco, sono cambiati. Sta di fatto che l’offerta che abbiamo ricevuto aveva solo un carattere immobiliare, non contemplava più un rapporto di collaborazione di carattere clinico e socio-assistenziale». Una prospettiva in cui il Servizio e i Comuni hanno creduto in questi ultimi anni, proprio con l’obiettivo di rafforzare l’idea di una sanità di prossimità a favore della popolazione e, al contempo, trarne dei benefici economici a vantaggio delle cure domiciliari. «L'Associazione - tiene a ribadire il direttore - ha delle visioni che fanno leva sul territorio e che, a quanto pare, non coincidono con quelle dell’Eoc. Ne prendiamo atto, ne siamo dispiaciuti e voltiamo pagina».

All’Acd, infatti, si stanno già guardando attorno. Da risolvere rimane, d'altra parte, il problema degli spazi, ormai troppo stretti. «Siamo alla ricerca di nuove soluzioni - ci conferma Frischknecht -. Al momento le opzioni sono due: ampliare la sede attuale o muoversi sul territorio».

Il nodo degli Spitex privati

Se il problema logistico, quindi, pare già alle spalle, non vanno giù all'interno del Sacd le disparità emerse fra servizio pubblico e Spitex privati. Realtà, queste ultime, ci fa notare il direttore, che oggi sono una «miriade»: così come nascono, però, scompaiono, rintuzza. Sta di fatto che la sanità sembra metterli sullo stesso piano. «La legge, va detto, prevede mandati e sovvenzioni diversificate - ci spiega Frischknecht -. Anche perché le missioni sono diverse. Il Sacd è chiamato a mettere in atto la prevenzione primaria e secondaria, non richiesta ai privati, ma soprattutto deve assicurare l'assistenza in ogni angolo del territorio regionale, pure il più discosto. Anche in tempi di Covid-19 il pubblico non si tira indietro. Basti dire che abbiamo dovuto prendere in carico pazienti che gli Spitex commerciali non volevano seguire. D’altro canto, siamo tenuti a ossequiare precisi criteri: garantire una copertura sulle 24 ore e la presenza di figure di alto profilo, una struttura con determinati requisiti. Ebbene, se l’Ente ci mette sulle stesso livello, questa è una interpretazione che noi non condividiamo».

Le ragioni dell'Ente ospedaliero

Quel voto popolare del giugno 2016

Il confronto fra Acd ed Ente ospedaliero, d'altro canto, non sembra del tutto risolto. Cosa c’è allora all’origine della mancata intesa? O meglio, quali sono le ragioni agli occhi dell'Eoc, e per esso dell'ospedale di Mendrisio? A un accordo preliminare si era pure approdati. Un precontratto poi sciolto e che, chiarisce subito il portavoce Mariano Masserini, prevedeva in sintesi due punti; ovvero la realizzazione di “nuovi modelli organizzativi” e l'affitto di spazi amministrativi per l'Associazione.

«In effetti, l'Acd auspicava la cogestione del Reparto acuto di minor intensità (Rami) previsto al terzo piano della nuova ala e dotato di 30 posti letto - conferma Masserini -. La cogestione di questi reparti non ha potuto, però, essere sviluppata secondo le aspettative del Servizio di assistenza e cura a domicilio per motivi istituzionali, assicurativi e finanziari. In sostanza, alla base della decisione dell'Eoc di sciogliere il precontratto, con l’intento, tuttavia, di continuare la collaborazione con Acd e di ulteriormente migliorare la continuità delle cure ai pazienti del Mendrisiotto, vi sono aspetti di natura istituzionale legati al voto popolare del 5 giugno 2016, contrario alla collaborazione strutturata fra l’Ente e terzi. A questo - esplicita il portavoce - si sono aggiunti aspetti di natura operativa relativi all’equità di trattamento fra i vari servizi Spitex, alla strutturazione delle cure infermieristiche e al modello di finanziamento».

'Contenuti e intesa con i partner del territorio sono confermati'

Quanto all'occupazione delle superfici? «L'Ente ha proposto ad Acd un contratto di affitto per gli spazi all’interno della nuova ala. Le condizioni previste nel precontratto non sono diverse dalla proposta di affitto», chiarisce ancora il portavoce dell'Ente. L'impressione, in ogni caso, è che i rapporti con l'Associazione e il Servizio siano mutati, o no? «I presupposti per una collaborazione non sono caduti. Anzi, una stretta collaborazione con tutti i partner presenti sul territorio è auspicabile per una migliore presa a carico dei pazienti a garanzia della continuità delle cure. L'Acd è, e lo sarà anche in futuro, un partner fondamentale per il Beata vergine».

L'accordo con gli altri enti in predicato di entrare nella nuova ala dell'Obv - pensiamo alla Lega polmonare, alla Lega contro il cancro, a Hospice e alle Cure palliative -, è ancora valido? «Non è ancora stato formalizzato il contratto di affitto, ma non sono previsti cambiamenti», ribadisce Masserini. Saranno rivisti i contenuti della nuova ala? Se sì, in che modo? «I contenuti della nuova ala non cambiano. Si stanno ridefinendo unicamente i contenuti degli spazi previsti all’inizio per l'Acd».

L'Obv fra strategie e prossimità

Il voto popolare, come ha illustrato Masserini, ha costretto a modificare i piani, ma resistono altre criticità. Eppure all'inizio, in fase di progettazione (era il 2014), si parlava di fare spazio alle antenne partner e tutti credevano in un progetto di cure post-acute: sono mutate le strategie dell'Ente? Se sì, come? «La strategia dell’Ente non è cambiata - riafferma il portavoce -. La volontà di migliorare le sinergie fra l’Obv e gli enti esterni resta invariata».

Nelle strategie dell'Eoc che ruolo ha oggi e avrà nel prossimo futuro l'ospedale di prossimità? «Con l’ampliamento dato dalla nuova ala, il ruolo del Beata Vergine quale ospedale di prossimità verrà ulteriormente accresciuto. L’investimento previsto permetterà infatti all’Ente di migliorare e ampliare i servizi a beneficio della popolazione del territorio».

 

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