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Bruno Arrigoni (a sin.) e Samuele Cavadini (Ti-Press)
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12.03.2020 - 06:00

Chiasso e Mendrisio? Città alleate (quasi su tutto)

Faccia a faccia i sindaci di Chiasso, Bruno Arrigoni, e di Mendrisio Samuele Cavadini

Uno dei nodi che assilla entrambi i due poli del Mendrisiotto è il traffico. Per la prima volta i cinque sindaci dei Comuni di frontiera– in testa Bruno Arrigoni a Chiasso e Samuele Cavadini a Mendrisio – hanno stretto un’alleanza per lanciare un ‘sos’ e chiedere conto al Luganese. È servito?

Cavadini: Unirci è servito per sollevare un problema concreto: il nostro è un traffico, in parte parassitario, che transita dalla regione diretto verso Luganese e altre zone del cantone. Adesso (o meglio nella prossima legislatura) il passo successivo sarà quello di creare un tavolo di incontro come regioni per approfondire meglio una strategia condivisa – coinvolti Comuni e Commissioni regionali dei trasporti (Crt), ndr –, lavorare di concerto e cercare di consolidare delle soluzioni comuni. Il nostro appunto era relativo a una mancata attenzione, almeno da parte di alcuni Comuni, per misure che qui vengono attuate da tempo: la lotta ai posteggi abusivi e la migliore pianificazione delle aree di parcheggio, lo stimolo a piani di mobilità aziendale. Questo era un po’ il nostro grido d’allarme. Del resto, non possiamo gestire ciò che non è di nostra competenza; già i Comuni non è che abbiano delle grandi competenze dal punto di vista della gestione del traffico.

C’è apertura dal Luganese?

Cavadini: Mi è parso di sì. Non c’è ancora un impegno formale ma l’idea è quella. Se poi ritengono di avere fatto tutto il necessario, ne prenderemo atto e vedremo di confrontare le rispettive misure in atto e ciò che si può fare assieme.

Arrigoni: Ribadisco, non è un problema dei due poli, ma di tutto il Mendrisiotto. E la Crtm sta facendo un buon lavoro. Chiaro, la situazione non è di facile risoluzione, ma sta avendo un effetto sulla qualità di vita. Prendiamo chi, soprattutto giovani, lavora nel nord del Ticino: si chiede perché debba fare ogni sera un’ora di colonna, se non ha l’occasione di prendere il mezzo pubblico, magari superaffollato e che potrebbe funzionare meglio. Poi lo vediamo anche con la diminuzione della popolazione residente, indotta nell’ultimo anno a spostarsi più a nord.

Cavadini: Quello che riscontriamo a Mendrisio, di converso, è che alcune aziende preferiscono insediarsi nel Mendrisiotto, a Mendrisio (Arrigoni: anche a Chiasso) per evitare il tragitto. Sembra quasi un paradosso.

Arrigoni: Che gioca a nostro favore.

Cavadini: Infatti. Essere qui evita gli spostamenti. Come dice il collega, il traffico è diventato un fatto di qualità di vita, di ambiente, ma anche economico. Se passo buona parte del mio tempo nel traffico, questo può diventare un problema economico. Non è un fenomeno di massa, però ho avuto questo riscontro. Nelle aziende che abbiamo recentemente visitato, uno dei motivi adotti è proprio quello di una maggiore vicinanza alla frontiera.

Negli ultimi mesi è tornato d’attualità il tracciato sud dell’autostrada: a Chiasso per il progetto che sposta l’ultimo tratto sotto il Penz, a Mendrisio per la terza corsia dinamica. La soluzione vi piace? E quale delle due?

Cavadini: Personalmente credo che una priorità della regione sia il trasporto pubblico, una mobilità condivisa, che sia pubblica, su rotaia e gomma, o tramite piani di mobilità aziendale che a Mendrisio portiamo avanti da tempo. Un’altra priorità è la mobilità lenta, perché non abbiamo ancora una struttura funzionale ed efficace per chi si sposta in bici o mezzi che non siano l’auto o quant’altro. E questo è un tema che va affrontato a livello regionale, e in parte si sta già affrontando con il Cantone nell'ambito dei Programmi di agglomerato, sentendo altresì la Crtm. Come Mendrisio stiamo anche portando avanti le progettazioni per piste ciclopedonali, che devono, però, essere collegate in rete. Sulla terra corsia, la nostra posizione come Città è stata chiara: noi siamo disposti ad approfondire la variante 4/2 - la seconda e più impegnativa dal profilo tecnico e finanziario, ndr -, sostenuta anche da Cantone e Crtm, ponendo però delle condizioni. Vogliamo capire bene se, e dico se, si dovesse andare in quella direzione, quali sono le misure compensatorie.E penso proprio ai percorsi ciclopedonali. Anche per noi è un tema immaginare di fare tratte interrate, coperte o avere dei ripari fonici nelle tratte più sensibili. Quindi, prima di dare un sì definitivo, intendiamo sapere come si svilupperà il progetto e qual è la qualità che questo progetto lascerà sulla nostra tratta. Anche perché gli interventi più significativi sono nelle gallerie, da noi si tratta solo di usare la terza corsia in funzione della viabilità. Del resto,  il traffico, da statistica, avrà un aumento, e l’Ustra vuole andare avanti. Prima di arrivare lì, però, lo ribadisco, difenderemo l'esigenza di dare la priorità ad AlpTransit, alla ferrovia e di capire quali sono le misure compensatorie che si possono ottenere per dare qualità al nostro territorio, già abbastanza devastato anche da questa situazione.

Pensando a Chiasso: a sud Mendrisio si torna a due corsie, quindi c'è il rischio imbuto. Qual è la posizione?

Arrigoni: Io sono tendenzialmente favorevole. Noi abbiamo la stessa struttura autostradale del 1967, quando è stata inaugurata, ma con altre condizioni di traffico. Il problema si è amplificato. Oggi abbiamo la possibilità di coordinare gli interventi, ovvero AlpTransit, ancora da definire, e il traffico autostradale con progetti che tengano conto anche della situazione ambientale. Il progetto di spostare l’A2 sotto il Penz, ad esempio, deve essere coordinato con la Trasversale alpina a sud. Certo è difficile realizzarlo, ma non è una questione tecnica, bensì politica. Se noi riusciamo a far passare il messaggio che occorre trovare una soluzione di cui possano beneficiare tutti, la popolazione come la gestione del traffico (su strada e rotaia) e la mobilità lenta, penso si possa riuscirci. Certo forse la vedremo nel 2050. Però dobbiamo pianificarla oggi: se non ci muoviamo non l’avremo neppure per allora. Poi il fatto di essere sul confine complica un po’ le cose.

Cavadini, ha avuto modo di farsi idea sul progetto chiassese?

Cavadini: Dalla stampa. Magari una volta sarebbe interessante incontrarci. A Mendrisio abbiamo un altro tema da affrontare, che è la cucitura tra le due parti della città. Per noi è anche importante trovare delle soluzioni per far sì che i due territori si uniscano con una mobilità che possa essere lenta. Si pensava, ad esempio, a una passerella tra Mendrisio e Rancate. Potrebbe essere interessante riappropriarsi di un territorio, immaginando delle coperture, delle ricuciture, che come a Chiasso è diviso in due dalle vie di comunicazione.

Arrigoni: Una volta di più è anche una questione finanziaria. Anche noi abbiamo proposto una passerella, ma alle Ffs non interessa. Ci hanno detto: pagatela voi.

Cavadini: Resta da capire come regione se possiamo rivendicare qualcosa di diverso. Come nel caso, a Mendrisio, della fermata Tilo, strategica, fra Genestrerio e Ligornetto. Quello è un tema che, ancora di recente, è stato rivisto nell’ambito dei lavori del Piano direttore comunale. Aiuterebbe a creare una piccola metropolitana regionale dove ci sono due agglomerati abitati.

Arrigoni: Si va, del resto, nella direzione di una S-Bahn. Se vogliamo portare un miglioramento al servizio bisogna mettere questo sistema sulle attuali rotaie, già abbastanza sollecitate.

A proposito di rotaie e di stazioni ferroviarie: dal 2022 a Chiasso non fermeranno più gli EuroCity. I due poli sarebbero disposti ad allearsi per rivendicare un capolinea? E su quale stazione puntereste: Chiasso o Mendrisio?

Cavadini: Li dovremo sicuramente trovarci e intenderci per capire come coordinarci, a livello regionale e con il Cantone. Far cambiare idea alle Ffs sull’EuroCity mi sembra più difficile. Ma  per gli InterCity c'è margine per avanzare delle rivendicazioni. Ma dobbiamo muoverci all'unisono e comprendere che i tempi sono cambiati. Io parlo per la stazione di Mendrisio. Se la guardo vedo un collegamento che porta su due assi principali – verso Como e verso Varese-Malpensa e Lugano – e che si rivolge a un bacino importante: abbiamo circa 15mila abitanti, la Città e i Comuni limitrofi che utilizzano il servizio, e altrettanti operatori che lavorano nel comprensorio e che da oltrefrontiera iniziano a utilizzare sempre di più il treno. Senza dimenticare l’insediamento di una Supsi e una stazione che diventerà strategica dal punto di vista dello sviluppo del comparto. Come Mendrisio vogliamo, quindi, porre li l’attenzione sul comparto per far capire che c'è del potenziale per uno sviluppo futuro a livello cittadino e regionale. Lì un interesse è giustificato. Ripeto, dobbiamo coordinarci, altrimenti sarebbe un grido unilaterale. Obiettivo, mantenere il serivzio sul territorio regionale.

Quindi Mendrisio ha più argomenti?

Cavadini: Non so se ne ha di più o di meno, ma ne di sicuro abbiamo. Ma non deve diventare una lotta fra i due centri, ne perderebbe la regione. Ecco perché dobbiamo sentirci ancora più spesso su questo e coordinarci con gli altri partner.

Arrigoni: Qui abbiamo degli interessi che non sono convergenti. Da parte nostra abbiamo sondato Como.  Un po’ di anni fa si parlava della stazione comune, potrebbe essere un tema da rilanciare. Io non lo vedo come un nuovo scalo: deve essere una stazione confinante con Chiasso, con un collegamento 'shuttle' con Como. Noi puntiamo su questo inglobare tutto un comprensorio, che non comprenda solo il Basso Mendrisiotto ma anche il Comasco. Certo, a quel punto le forze si spostano. Posso immaginare che Mendrisio abbia un’altra visione, ma sarà un tema sui cui dovremo chinarci. Trovo anche interessante che ci siano dei collegamenti veloci. Se il treno si ferma a Mendrisio e c’è subito la coincidenza con che ti porta a Chiasso (o viceversa): va bene. Se si ferma a Lugano, e c’è il collegamento per Chiasso senza dover aspettare 20 minuti, è una soluzione che si può anche studiare. L’importante è avere dei collegamenti soddisfacenti.

Cavadini: Aggiungo una cosa per uscire da questi problemi regionali. Un tema è anche la considerazione che dovremmo avere con l’apertura del Ceneri come regione. A Mendrisio è stata sollevata più volte. Anche dal punto di vista formale siamo stati un po’ esclusi dagli incontri ufficiali, ma questo non va bene. Chiaro, non abbiamo AlpTransit a sud, ma con il Ceneri ci saranno delle conseguenze anche per noi. Siamo una delle regioni più dinamiche del cantone anche dal profilo lavorativo, fiscale, culturale, turistico. Non possiamo essere dimenticati, perché lo siamo già stati prima. Ovvero quando AlpTransit si è fermato lì. Bisogna capire che se c’è un problema regionale, questo è la gestione del traffico. Deve diventare una tematica compresa anche al di fuori dai confini regionali.

L’impressione è che si sia perso potere contrattuale come Mendrisiotto. O no?

Cavadini: Riporta tutto lì. Le Città direttamente coinvolte nell’apertura del Ceneri. Di fatto è un’esclusione da quel progetto. Siamo stati colpiti tre volte, ma non va bene. E se il tema è questo, allora il problema è a monte. Noi non siamo percepiti come una regione coinvolta da un progetto che, in realtà, cambierà anche per noi qualcosa. Dobbiamo far capire che se arrivi da Zurigo in maniera veloce hai una regione da scoprire a sud. È questo il punto, ma tutto risale già ai decenni scorsi. Sono convinto che come regione dobbiamo essere uniti. Abbiamo i numeri per rivendicare di più, mantenendo la nostra autonomia comunale, le nostre politiche locali. Ma come regione dobbiamo cambiare direzione.

Arrigoni: Il peso del Mendrisiotto è minore rispetto a quello delle altre regioni:è un fatto. Da quanti anni non abbiamo un Consigliere di Stato? Dagli anni ’80. E' solo un segnale. Anche in altri settori - anche a livello ferroviario - il potere politico si è spostato più a nord.  Chiaro, quando ci sono certe decisioni, per una ragione o per l’altra, resti svantaggiato. Soprattutto nel Basso Mendrisiotto, poi, abbiamo la problematica delle aggregazioni. Se ti presenti come Comune con 20mila abitanti hai un peso politico maggiore rispetto a quattro o cinque Comuni di 4, 7, 8mila abitanti. Dobbiamo lavorare in tal senso. E poi è anche una questione di immagine: il Mendrisiotto è una zona turistica. Abbiamo dei parchi molto interessanti, però non riusciamo a costruire una rete.

Cavadini: Aggiungo che abbiamo anche due riconoscimenti Unesco (per il Monte San Giorgio e per le Processioni storiche, ndr): quali regioni hanno ottenuto tanto? In Ticino ce ne sono tre.

Arrigoni: Non dimentichiamo la Valle di Muggio, che ha vinto il premio per il più bel paesaggio. Abbiamo degli 'spot' e non riusciamo a venderci bene. Saltano sempre fuori le problematiche del traffico e dell’inquinamento.

Cavadini: Ecco perché rilancio sempre questo tema: nella prossima legislatura dovremo capire se sussiste un interesse anche sul piano regionale. E immaginare così un Parco del Mendrisiotto. Abbiamo già dei parchi: la Valle della Motta, le Gole della Breggia, il progetto attorno al Laveggio. Poi come Mendrisio puntiamo anche sulla valorizzazione dell'area lacustre, con la passeggiata a lago. E abbiamo aperto pure il discorso di Valera, comparto che andrà collegato al territorio in cui si inserisce Questo potrebbe essere un tema che unisce tutto il Distretto.

Arrigoni: Io ci metto il Parco insubrico della Spina verde al Penz e i vigneti.

Cavadini: Dobbiamo coordinarci e dire: questa è la nostra risposta. Una lettura diversa, un’immagine diversa, un rapporto diverso con il territorio.

Arrigoni: Se no non si riesce a vendere il 'prodotto'. Paradossalmente è più facile vendere il prodotto FoxTown. Se andiamo sulla natura abbiamo delle difficoltà. Anche la cultura offre tanto. E su questo fronte gli incontri intercomunali sono un veicolo che può portare ancora molto di più. Abbiamo preso posizioni condivise e fatto dei passi avanti. Però manca ancora il modo di promuoversi all’esterno nel modo migliore.

Cavadini: L’Organizzazione turistica regionale sa quali sono le eccellenze locali. Per essere percepiti come regione serve un progetto che sappia motivare tutti ad andare nella stessa direzione e a costruire qualcosa. Senza porre sempre la questione del traffico (che c’è e va risolta). Mostriamo che vi è anche dell'altro. Aspetti che aiutano a risolvere anche il problema della viabilità.

A proposito di tavolo intercomunale, questa legislatura ha portato dei risultati.Un esempio per tutti il Gruppo di lavoro dei capi dicastero sport e tempo libero di Chiasso, Coldrerio e Mendrisio sugli impianti sportivi. Dagli antagonismi del passato si sono fatti passi avanti: è la strada giusta?

Arrigoni: A quel tavolo si sono trovate delle buone soluzioni a vantaggio delle strutture sportive. Adesso abbiamo la prova del nove: siamo usciti con due progetti, la sistemazione della pista di atletica di Chiasso e la costruzione della palestra multidisciplinare per ginnastica artistica, attrezzistica, arrampicata e arti marziali a Genestrerio. Vedremo se tutti i Comuni sono d’accordo. Sulla carta è così. Del resto, mettiamo sul piatto due soluzioni ad altrettanti problemi, offrendo un servizio. Staremo a vedere. Su un altro fronte sono coinvolto con la collega Roberta Pantani nell’Ente autonomo case per anziani Chiasso-Balerna. Lì si fatica ad andare avanti, sebbene sulla carta sia già stato stabilito tutto. A Balerna vi sono ancora delle remore, personali o campanilistiche. Ma dovremo andare sempre più in questa direzione. Di sicuro quella di una cartina turistica del Mendrisiotto è un tema su cui c’è del potenziale.

Cavadini: Pensavamo a un Parco, come detto, proprio perché parte dal territorio (poi promuoverlo a livello turistico è ancora altra cosa). Restituirebbe un progetto territoriale forte, come si è fatto sul Piano di Magadino. Da lì si può iniziare a ragionare con il Cantone. Alcuni studi, d'altro canto, ci sono già. Abbiamo detto Parco del Laveggio, ma bisogna concretizzarlo e collegarlo. Mettiamoci in rete e creiamo un contesto unico. L’altra sfida vera per il Mendrisiotto sarà di sicuro la pianificazione del territorio, cercando di immaginarlo in maniera diversa. Prima si diceva della perdita di abitanti. Non sono ancora cifre pesanti, ma è vero che c’è una tendenza a non crescere più. Dobbiamo chiederci, qual è la qualità di vita che vogliamo dare a chi vive qui? Questa è una regione interessantissima, con un alto tasso di longevità sia come cantone che come regione, con dei collegamenti importanti, un territorio con delle primizie dove si può vivere bene. In più abbiamo anche lo spirito giusto, perché i momò sono gente socievole e anche quello conta. Poi, certo, abbiamo anche un problema lavoro: o meglio poter lavorare con un salario interessante. Essendo una zona di frontiera questo è un altro problema che speriamo di risolvere. Siamo una regione dove parte della ricchezza è creata da un frontalierato che si sposta ma non resta qui, non crea indotto. Non ci si può immaginare senza, ma ci vuole una dinamica diversa.

Arrigoni: Anche qui vediamo che avere peso politico conta. Negli ultimi anni abbiamo perso tantissimi posti di lavoro, perno alle ex regie federali, quindi Ferrovia, Posta. D'altro canto è cambiato il mercato, è arrivata la digitalizzazione, non ci sono state compensazioni. Per le Officine di Bellinzona si sono battuti tutti, per i posti persi nello scalo sul Pian Faloppia, (mille, 1’500), non vi è stata nessuna compensazione. Con il traffico è il più grosso problema che abbiamo, il mercato del lavoro che non riesce più ad assorbire chi ha una formazione medio bassa (Ferrovia e banche stesse che facevano da spugna) a salari dignitosi. Non è da sottovalutare.

A proposito di ex regie federali e potere contrattuale: l’ultimo caso è il trasloco della Centrale oggetti trovati- Ci si mobilita, le cose non cambiano. Allora non c’è un grande margine d’azione?

Arrigoni: Ci siamo battuti, ma è finita a Cadenazzo in un capannone in affitto. Perché non lasciarla a Chiasso? In poche parole ci hanno fatto capire di smetterla di lamentarci.

Cavadini: Tra le peculiarità che valorizzano la nostra regione, però, c’è la presenza di Usi e Supsi: ecco perché vale la pena di tenerci in cosniderazione. In un contesto regionale è una cosa positiva. Certo, non abbiamo grandi margini di manovra., ma dobbiamo far sì che questo territorio sia il miglior luogo dove vivere, lavorare, insediare le imprese sane.

Arrigoni: Il nostro margine di manovra è nel marketing territoriale.

Cavadini: A proposito di collaborazioni regionali, condivido con Arrigoni. Ma c'è  un altro progetto che coinvolge pure il Cantone: la piscina coperta regionale. Adesso la si può realizzare laddove si sta pianificando il campus scolastico a Mendrisio. Speriamo che il governo ci segua e capisca questa opportunità da cogliere e ci riconosca per una volta una struttura che coinvolge l’intera regione.

Fatevi una domanda

Arrigoni a Cavadini:Tre punti di contatto tra i due poli?

Cavadini: Le problematiche legate al traffico, i progetti da condividere dal punto di vista territoriale e la necessità di avere una visione comune in ottica regionale.

Cavadini ad Arrigoni: Come vede il Mendrisiotto fra 10-20 anni?

Arrigoni: Lo  vedo suddiviso in 3-4, massimo 5 Comuni, ovvero Basso e Alto Mendrisiotto, Stabio , Centro (Terre di mezzo, ndr) e Valmara. Vedo una riduzione notevole dei Comuni ma una maggiore forza verso l'esterno e la capacità di portare avanti un discorso corale a livello di pianificazione. E vedo una regione molto cambia per le attività lavorative: sarà importante orientare i nostri giovani su attività in cui c’è un futuro.

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