(Ti-Press)
Mendrisiotto
21.09.2019 - 14:450

Montalbano: 'Quella variante di Pr non basta'

La Stan ‘boccia’ la proposta del Municipio di Stabio per il comparto collinare. E in 150 cittadini sottoscrivono delle osservazioni collettive

La variante di Piano regolatore (Pr) abbozzata dal Municipio di Stabio non è l’‘abito’ giusto per il comparto di Montalbano. La Stan, la Società ticinese per l’arte e la natura, e con lei un drappello (nutrito) di cittadini si aspettano ben altro per il promontorio che è fra i simboli del paese. Detto chiaro e tondo, l’esecutivo dovrebbe sospendere tutto – anzi, «soprassedere» dal procedere oltre per la Stan –, rimettersi al tavolo con il pianificatore (la Planidea) e attuare le misure pianificatorie utili a tutelare l’area. L’obiettivo? “Conservare la bellezza paesaggistica e la funzione ecologica”. Un epilogo che, agli occhi della Stan e dei 150 firmatari dell’osservazione collettiva consegnata martedì pomeriggio alla Cancelleria comunale, dà senza esitazioni la precedenza all’interesse pubblico su quello privato. Il che, inevitabilmente, cozza con i piani del terzetto di imprenditori locali, proprietari in zona di oltre 5mila metri quadri; il quale ha già messo sul tavolo due domande di costruzione per altrettante ville (come riferito da ‘laRegione’ del 4 settembre). Questa volta, però, non è solo una questione di politica – come ha fatto emergere anche la ‘querelle’ fra i promotori e il Gruppo ‘Stabio C’è’, cfr. ‘laRegione’ del 12 settembre –; qui per i censori è semmai un fatto di leggi e norme. Sta di fatto che per ragionare sul comparto non basta dare le regole edificatorie (cfr. ‘laRegione’ del 20 agosto); serve una visione globale (delle varianti in cantiere) e soprattutto uno strumento pianificatorio più robusto. In fondo, ricorda chi ha sottoscritto le osservazioni (che suonano come una chiara critica), sul dossier municipale pesa il preavviso negativo del Dipartimento del territorio. Per il gruppo dei cittadini, dunque, il Municipio ha ignorato “il valore di un comparto particolarmente delicato che richiede una strategia pianificatoria più chiara”. Con il risultato, si dice senza perifrasi, di “favorire i progetti privati che implicano, anche se non dichiaratamente, la demolizione e la deturpazione dell’intera area, a unico beneficio degli speculatori privati”. Chi rivendica maggiore salvaguardia, chiede altresì di considerare il “valore ‘identitario’” del luogo, quindi anche della storico ristorante Montalbano.

‘Il ritrovo? Un emblema’

«L’impressione – motiva il vicepresidente della Stan, l’architetto Benedetto Antonini – è che questa variante sia stata fatta su misura. Eppure il Dipartimento ha detto, in modo esplicito, che così non va. Nonostante ciò, si è andati avanti a testa bassa». Cosa non quadra dal vostro punto di vista? «Ci sono molte cose che non vanno – ribadisce Antonini –. Lo stesso pianificatore del Comune ha ammesso che a Stabio vi è sovrabbondanza di zone edificabili. Ebbene, per rientrare nei termini della Legge federale se si tratta di dezonare qualcosa, il primo posto è proprio Montalbano. Insomma, è peccato intaccare questa collina, che è l’emblema di Stabio dopo le Terme e il Limes romano. Muoversi così – conclude il vicepresidente della Stan – è contrario al buonsenso e alla deontologia pianificatoria». Tanto più, fa capire in modo netto la Società ticinese per l’arte e la natura, che bastava seguire le indicazioni inserite nello stesso Masterplan comunale e istituire l’obbligo di un Piano di quartiere. Vincolo, si sottolinea nelle osservazioni, assente al pari di una norma a favore di una progettazione unitaria e della tutela del ristorante. E che dire, rilancia ancora la Stan, del boschetto (a suo dire una superficie “abbattuta senza permesso”) tagliato nelle vicinanze del ritrovo e che andrebbe ripristinato. Di più, l’area boschiva a monte e a lato del comparto va considerata in tutto il suo pregio e ha i requisiti, insiste la Stan, per essere riconosciuta come “foresta”. Il che richiama una “tutela anche naturalistica del sito”. Quella della Stan, in altre parole, è una bocciatura su tutta la linea. Che porta con sé pure un monito: ciò che non farà il Comune, si lascia intendere, lo concretizzerà, Piano direttore alla mano (a cui l’attuale Pr dovrà, in ogni caso adattarsi), il Cantone. Dalle parti dell’Associazione non hanno dubbi.

 

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