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Mendrisiotto
23.05.2019 - 06:000
Aggiornamento : 16:28

‘Binario 212’, c’è un giallo in casa anziani

La pellicola che sarà presentata sabato a Mendrisio è stata prodotta dai Video Autori del Mendrisiotto. Un progetto che ha coinvolto attori anziani

È un giallo ambientato in una casa anziani la nuova proposta cinematografica ‘Made in Mendrisiotto’ che arriverà da questo sabato sugli schermi del Cinema Plaza di Mendrisio. Con ‘Binario 212’, questo il titolo del lungometraggio prodotto dai Video Autori del Mendrisiotto (Vam), «volevamo presentare una storia girata nel Mendrisiotto con persone anziane (gli ultraottantenni sono nove) e offrire loro un momento ancora divertente», spiega il regista Vincenzo D’Apuzzo, che sgombera subito il campo. «Gli anziani arrivavano preparati e con la parte studiata, mentre ai più giovani dovevo continuare a ripetere cosa dovevano fare».

La pellicola è tratta da ‘La sedia a rotelle’ (Edizioni Ulivo, Balerna, 2014) di Ivan Duchini. «Ho scritto il copione – racconta lo scrittore –. Trovare qualcuno che volesse realizzare un film non è stato facile perché l’operazione era ritenuta troppo complicata. Ho inseguito D’Apuzzo per qualche mese». Dopo la ricerca degli attori, un anno e mezzo di riprese che hanno toccato 40 location nel Mendrisiotto (con qualche tappa nel Luganese) e un anno di montaggio, il film è pronto per essere presentato al pubblico. La ‘prima’ di sabato alle 20.30 sarà preceduta da un venerdì di gala dove gli stessi protagonisti vedranno per la prima volta il risultato del loro lavoro. «Come videoamatori del Mendrisiotto abbiamo realizzato piccoli sceneggiati e, anni fa, un film, ma tutto era meno complicato – commenta il regista –. ‘Binario 212’ è un progetto durato due anni che è stato sviluppato accanto alle nostre professioni».

I due protagonisti principali sono l’ispettore Gaudenzi e il colonnello inglese in pensione Roland Butler. L’ispettore Gaudenzi, solerte e ambizioso poliziotto, pur al termine della sua carriera aspira ancora a entrare nella polizia giudiziaria. Non molto perspicace viene seguito dal suo assistente Martorini che lo aiuta alla bell’e meglio nelle indagini di un delitto avvenuto in una casa per anziani. «Questo film rispecchia la vita reale delle case anziani – racconta Gianni Trimboli, già volto della Compagnia comica di Mendrisio, che con i suoi 93 anni è il decano degli attori – . Viene però trovato un cadavere e qualcuno furbescamente ruba un anello, che viene riconosciuto e porta avanti la trama». La casa anziani, il set principale, è stata ricostruita all’ex albergo Stazione di Mendrisio. «Non volevamo andare in una vera struttura – aggiunge D’Apuzzo – prima di tutto per non dare fastidio agli ospiti perché tutti i nostri attori erano comparse». Accanto ai personaggi principali ruotano anche la figura di Martina Bernasconi (interpretata da Francesca Bernasconi, già volto della Comica) e della contessa van Poppel. «Per me è stata la prima volta: è stata un’esperienza bellissima e mi sono divertita molto – ci confida Amelia Scarfone –. Nel film me la tiravo di brutto e guardavo tutti dall’alto verso il basso. Il mio ruolo di contessa nella casa anziani mi ha portato ad avere la camera più bella, a essere sempre ben vestita e ad avere persino un autista. Avere a disposizione l’intero albergo Stazione, grazie alla collaborazione di Renzo Bordogna, «ci ha permesso di muoverci liberamente». Anche le altre ‘location’ sono state messe a disposizione gratuitamente. Tra i luoghi del Mendrisiotto che potranno essere visti su grande schermo ci sono anche la zona pedonale e il bar Indipendenza di Chiasso, l’Osteria Unione di Riva San Vitale (dove è stato girato il finale) e la stazione di Chiasso. «Una scena è stata girata alle 3 di notte sui binari del ‘laciott’ – racconta ancora D’Apuzzo –. Avevamo a disposizione un treno, con la scritta ‘Binario 212’ e un macchinista che lo spostava per noi». Alcuni luoghi hanno per contro dovuto essere adattati. Il libro di Ivan Duchini è infatti ambientato negli anni ‘50. «Alcuni luoghi di quella Chiasso non esistono più – precisa l’autore –. Nelle fogne, per esempio, non si può più entrare come facevo io da ragazzino, per cui abbiamo optato per una miniera d’oro o una grotta». Alcuni abiti di 50 anni fa sono per contro stati recuperati. «Non abbiamo pagato nessuno – conclude Vincenzo D’Apuzzo –, e anche gli attori dovevano vestirsi da soli». Le persone che hanno collaborato e fornito materiali sono state inserite nella lista degli sponsor. La colonna sonora è stata realizzata da Enea Mangili. ‘Binario 212’ sarà sottotitolato in inglese per permettere la partecipazione a concorsi.

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