(foto Ti-Press/Francesca Agosta)
Mendrisiotto
28.01.2019 - 06:100

A Mendrisio fanno tappa gli artigiani viandanti

Sono arrivati dalla Germania, hanno meno di 30 anni e per scelta girano l'Europa (e il mondo) offrendo la loro 'arte' di carpentiere e muratore

In piazza a Rancate è difficile che passino inosservati. Un abito dalla foggia singolare, cilindro o bombetta in testa, un bastone nodoso per compagno di viaggio, sono gli artigiani itineranti. Tutti ventenni o poco più, arrivano da nord, dalla Germania, e andranno ancora più lontano, fuori dai confini europei, dall’altra parte del mondo. Mendrisio e il Sud del Ticino non sono stati che una tappa del loro essere viandanti. Il mestiere ce l’hanno in mano, sotto il braccio i ferri del loro lavoro e un sacco a pelo (per ogni evenienza). Se unissero le forze Dominik, Boris, Florian e Kalle sarebbero in grado di mettere in piedi una casa, tutta da soli: dalle fondamenta al tetto. Sì, perché questi ragazzi della Mitteleuropa sono carpentieri, falegnami e muratori, come dichiara il loro vestito tradizionale (nero, grigio, bianco o marrone, a dipendenza del mestiere). Loro sono parte della ‘Verein Fremder Freiheitsschacht’, un’associazione di artigiani costruttori nata nel 1910 a Berna. Il che non significa solo appartenere a una corporazione – che rimanda dritti dritti al Medioevo –, ma compiere una vera e propria scelta di vita. Ultimato l’apprendistato, infatti, hanno deciso di mettersi in viaggio, andando di città in borgo e offrendo la loro ‘arte’ del fare. Una filosofia di vita che condivideranno per almeno tre anni e un giorno, non avvicinandosi mai a meno di 50 chilometri da casa: sono le regole dei ‘fratelli stranieri in libertà’.

A prima vista si ha la sensazione che la loro sia una scelta coraggiosa, soprattutto nel 2019. È vero, sono giovani (lo si fa prima dei 30 anni) e non hanno ancora moglie e figli, ma andare alla ventura (pur forti delle loro abilità), spostandosi a piedi (al massimo in autostop), accontentandosi di ciò che si ha in sorte (e senza avere un debito) e confidando nelle persone incontrate lungo la via non è da tutti. A Mendrisio, comunque, non ci sono capitati per caso. Qui abita un loro ‘compagnon’. Emanuele Augugliaro, 37 anni quest’anno, sa bene cosa significa, perché lo ha vissuto di persona prima dei suoi amici. Originario di Winterthur, dal 2005 ha deciso che il capoluogo sarebbe stato il suo paese di adozione: e si è fermato qui. I suoi amici, invece, ne hanno ancora di strada da fare. «Una mattina ho sentito bussare alla finestra ed era Florian». Occhi azzurri, sorriso aperto e un accenno di barba, questo ragazzo 26enne di Bielefeld (Renania-Vestfalia) ben presto non è rimasto da solo. «Siamo un punto di riferimento, gli uni per gli altri», ci dice Emanuele, mostrando l’‘onore rosso’ – la cravatta –, il segno distintivo del gruppo. Fra i ‘viaggiatori’, in effetti, non servono molte parole: una stretta di mano e l’impegno è preso. Cosa spinge a intraprendere questo viaggio? «Innanzitutto, la possibilità di arricchire la propria esperienza professionale: in ogni azienda in cui ci si ferma si impara qualcosa di diverso – ci spiega Dominik, il più ‘grande’ della compagnia con i suoi 30 anni –. In più c’è la possibilità di viaggiare da una città all’altra, vedendo nuove realtà e conoscendo tante persone e culture. È stimolante», assicura questo carpentiere di Friburgo. Poi come Boris, 23 anni di Stoccarda, o Kalle, 25 anni di Francoforte, ci mostra con orgoglio il suo ‘passaporto’ di viaggio, che custodisce gelosamente le testimonianze dei datori di lavoro e i timbri dei vari Comuni in cui sono stati: ad apporre l’ultimo, quello di Mendrisio, tengono a far sapere, è stato il sindaco, Samuele Cavadini, in persona, che li ha accolti a Palazzo civico. Anche per questo vale la pena, sembrano dire con lo sguardo. «In fondo – ci fa capire Emanuele togliendo un metro di legno dalla tasca e allungandolo – cosa sono tre anni in una vita?». D’altro canto, la libertà è la loro forza; la voglia di conoscere le genti d’Europa (e non solo) – oltre a scoprire i segreti del mestiere – il motore che li spinge a proseguire. E allora si ha l’impressione che davvero questi ragazzoni arrivino da un altro tempo: in un mondo che erige muri, loro sono pronti a scavallare le frontiere e aprirsi all’altro. Di più, nell’era digitale sanno fare a meno del cellulare. È un sacrificio? «Il telefonino non ci manca. Non averlo rende davvero liberi», assicurano. «C’è sempre modo di chiamare mia mamma o mio fratello – conferma Florian –. Se non mi sentono, vuol dire che tutto va bene». Ma è già tempo di ripartire. Dopo Mendrisio quale sarà il prossimo timbro? «Johannesburg, in Sud Africa. Poi si vedrà – ci risponde Dominik –. Prima di rimetterci al lavoro, però, ci concederemo una Piña Colada in spiaggia». Una cosa è certa, nel 2020 si ritroveranno tutti ad Amburgo, sede del prossimo raduno.

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