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Mendrisiotto
18.01.2019 - 21:070
Aggiornamento : 21:57

Momò, e ora 'MuoviTi meglio'

Parte dal Mendrisiotto un esperimento che mira a incidere sulla cultura della mobilità e punta a far cambiare abitudini: dal car pooling al telelavoro

Nel Mendrisiotto ci si è messi in testa di risolvere il problema (assillante) del traffico. Un’impresa titanica? Di sicuro. Una missione impossibile? Nel Distretto ci si vuole dare una chance. Prima realtà – peraltro di frontiera – a voler prendere di petto il nodo della mobilità e a battere nuove... strade (ma non d’asfalto), la regione più a sud del Ticino dopo i piani di mobilità aziendale, il car pooling (l’auto condivisa) e le navette per i pendolari, ha deciso di lanciare un’altra sfida. Adesso è giunto il momento anche di cambiare non solo mezzo ma anche vita. Insomma, lasciare l’auto in rimessa va bene, ma non è sufficiente. È tempo di muoversi meglio, prendendo il bus e il treno – orizzonte 2030, l’offerta raddoppierà nel cantone –, ma pure inforcando la bici o usando il monopattino (magari elettrici). O addirittura di... non muoversi, sfruttando le tecnologie e scegliendo il telelavoro o semplicemente facendosi recapitare la spesa a domicilio. Il Mendrisiotto, quindi, sarà una regione sperimentale. Che cercherà di contagiare i vicini di confine. Per cominciare, lunedì proprio Chiasso ha ospitato il secondo Convegno cantonale sulla mobilità aziendale; mettendo in circolo persone (si sono iscritte 130 aziende) e idee.

L’idea, del resto, è piaciuta subito a Claudio Zali e al Dipartimento del territorio (Dt), che ha dato il suo supporto. Certo il Mendrisiotto ha diversi fattori che gli remano contro – è punto d’arrivo e di passaggio di parecchi lavoratori –, ma, rilancia il Consigliere di Stato, «la buona notizia è che questo Distretto non si limita a lamentarsi, prende parte attiva per cercare delle soluzioni». Concretezza, dunque, innanzitutto. A sorreggerla gli interventi (anche di carattere infrastrutturale) messi in campo dal 2014 in poi: dalla riorganizzazione del trasporto su gomma alla linea ferroviaria Mendrisio-Varese, varata per intero un anno fa. Basta tutto ciò? Ad oggi, ammette Zali, si è «misurata una lievissima inversione di tendenza. Il dato confortante è che voglio pensare che questa maggiore fame di mobilità non sia veicolata solo dagli spostamenti individuali, ma pure da altre soluzioni». Il capo del Dt assicura che nella sfida al traffico «nessuno ha mollato la presa». Anche perché al viavai motorizzato, riconosce, è «connessa la qualità dell’aria». E nel Basso Mendrisiotto, come ricorda il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, ci sono due problematiche che urgono: il lavoro e, appunto, l’inquinamento. Non a caso la cittadina stessa ha mosso dei passi per avviare delle misure tangibili, come il piano comprensoriale aziendale che ha visto aderire dieci ditte (sulle 20 interpellate). Il primo, d’altro canto, ad aspettarsi che la politica del cantone metta in cima alla sua agenda una mobilità alternativa («che è anche qualità di vita») è il presidente della Commissione regionale dei trasporti Andrea Rigamonti. Per dirla altrimenti, occorre stare... sul pezzo e di conseguenza, «predisporre degli investimenti adeguati, prioritari rispetto ad altre questioni». D’altra parte, ribadisce Rigamonti, è «necessario dare delle risposte politiche concrete». In realtà, come hanno fatto capire Bettina Stark dell’Ente regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio e Federica Corso Talento della Sezione della mobilità del Dipartimento, ciascuno oggi è chiamato a fare la sua parte. Non c’è dubbio, ribadisce Bettina Stark, il Mendrisiotto «è sotto pressione». Un motivo più che sufficiente, insiste, per un «cambio di mentalità, all’origine proprio di questo progetto pilota, che si propone di sperimentare nuovi modi di spostamento più sostenibili e di modificare le abitudini quotidiane, parlando a un target che coinvolge istituzioni, cittadini e imprese». A questo punto, rilancia Federica Corso Talento, «non ci si può più tirare indietro. Ecco perché abbiamo pensato di far girare una catena di trasporti per il Mendrisiotto; e abbiamo acquistato dei veicoli – come detto dalle bici ai monopattini – per i comparti aziendali, i quartieri, le scuole della regione». Sarà importante, confermano entrambe, spingere sull’informazione. E allora l’obiettivo sarà quello di organizzare un calendario capace di coordinare eventi e iniziative presenti sul territorio, ma soprattutto un piano d’azione a 360 gradi per tutte le età.

In dialogo con la Lombardia

Una volta di più il Mendrisiotto, terra di frontiera, dovrà misurarsi anche con la realtà al di là dei suoi valichi. Ecco che in coincidenza con questo nuovo progetto sperimentale nato nel sud del cantone non ci si poteva non affacciare verso le istituzioni e ciò che si muove oltre confine. Obiettivo, riuscire a governare (ma soprattutto a ridurre e a riorientare) il traffico dei pendolari che attraversa il Distretto. E qui a venire in aiuto, delle autorità e dei cittadini, è la formula dei programmi Interreg. Due quelli in campo al momento fra Ticino e regioni lombarde, che impegneranno i vari attori sull’arco di tre anni. Il primo è Ti-Ciclo-Via e si prefigge di annodare i collegamenti ciclopedonali del Varesotto – e meglio delle valli dell’Olona e del Lanza – con quelli disegnati nel Mendrisiotto, per rafforzare così la mobilità lenta. Il secondo, che sarà varato il 25 febbraio prossimo al Teatro dell’architettura, nel campus universitario a Mendrisio, lo si è ribattezzato Smisto – Sviluppo della mobilità integrata e sostenibile fra Ticino e Lombardia – e vede fianco a fianco il Cantone e la Regione Lombardia. A dialogare in questo caso saranno la Commissione regionale dei trasporti e la Navigazione di Lugano su un lato e la Gestione governativa navigazione laghi e l’Agenzia per il trasporto pubblico locale del bacino di Como, Lecco e Varese sull’altro. Ormai non resta che partire: di recente, conferma Federica Corso Talento della Sezione della mobilità, è arrivato il nullaosta dell’autorità di gestione. Quali sono gli intendimenti? Come recita la scheda Interreg, “il progetto si propone di migliorare e integrare l’offerta attuale dei servizi di trasporto pubblico tra Italia e Svizzera, lungo gli assi portanti ferroviari nell’ambito territoriale ricompreso tra i laghi Maggiore e Lugano e Como”. La missione, insomma, è quella di favorire l’intermodalità, investendo su collegamenti e infrastrutture a vantaggio del trasporto pubblico. Sul piano finanziario, come illustrava a settembre lo stesso Dipartimento, l’investimento globale previsto ammonta a 1 milione e 700mila euro da parte italiana e a un milione da parte svizzera.

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