Da officina a locale a luci rosse (Ti-Press)
Mendrisiotto
13.06.2018 - 06:200

Novazzano, quelle luci rosse sono 'legittime'

Il Tram ha respinto il ricorso del Municipio, che aveva negato la licenza al locale erotico. L'esecutivo valuterà se rivolgersi al Tribunale federale

La ‘Maison du plaisir’, ovvero il previsto locale erotico in vai Résiga a Novazzano, s’ha da fare. O meglio, la licenza edilizia per il cambiamento di destinazione da appartamento e officina in locale erotico, andava rilasciata. Nulla (o quasi), insomma, ostacola l’istante a insediare il postribolo nel terreno in questione. Sulla questione si è chinato il Tribunale cantonale amministrativo (Tram) che, lo scorso 29 maggio, ha respinto i ricorsi del Comune di Novazzano e di una ditta attiva a poca distanza (la Precicast Sa) da quello che, nelle intenzioni, diventerà un locale a luci rosse. La storia, articolata, risale all’aprile del 2013 quando l’istante chiede al Municipio il rilascio della licenza edilizia per la ‘Maison du Plaisir’, progetto che contempla la riorganizzazione degli spazi interni del immobile per creare 11 camere da dedicare all’esercizio della prostituzione. Nel marzo del 2014 i Servizi generali del Dipartimento del Territorio preavvisano favorevolmente il progetto (il tutto a una serie di condizioni legate al numero di parcheggi, all’eventuale rumore molesto e alle attività di ristorazione). Sette mesi più tardi, però, l’esecutivo comunale nega la licenza edilizia lamentando alcune incompatibilità. Nel marzo del 2016 il Consiglio di Stato accoglie (parzialmente) il ricorso dell’istante – patrocinato dall’avvocato Aron Camponovo –, rinviando gli atti al Municipio “affinché rilasci al ricorrente la postulata licenza edilizia”. Una decisione contestata da Comune e ditta i quali si rivolgono al Tram. Tribunale che, come detto, ha respinto i ricorsi.

Profilo edilizio, non penale

L’esecutivo cittadino aveva inoltre richiesto una sospensione della procedura in attesa dell’esito del procedimento penale. Questo perché, si ravvisava, “a carico dell’istante sarebbe stata aperta un’indagine per traffico internazionale di stupefacenti e all’interno dell’officina (quella oggetto del cambio di destinazione, ndr) sarebbero state trovate automobili rubate, armi e sostanze stupefacenti”. Il Tram, in tal senso, nelle 27 pagine di motivazione spiega che “sapere se l’istante abbia commesso i reati che gli vengono contestati non è suscettibile di mettere in luce circostanze rilevanti per determinare se l’avversato progetto possa essere approvato dal profilo edilizio”. L’ambito penale, dunque, esula da quella che è una procedura di rilascio della licenza edilizia. Nel motivare il respingimento del ricorso, inoltre, il Tribunale spiega che il postribolo sorgerà (da Piano regolatore) in una zona mista dove non è vietato l’insediamento di aziende commerciali dette ‘moleste’ e la zona residenziale più vicina “dista oltre 200 metri dal fondo in questione”. In base a questo, scrive il Tram, “non è dunque ragionevole supporre che le persone che vi risiedono (e che non hanno presentato ricorso contro la licenza, ndr) subiranno dei pregiudizi a causa del postribolo. Vano anche il richiamo dei ricorrenti all’interesse pubblico, ovvero che “il postribolo funga da substrato per attività criminose”. Il Tram, in questo ambito, ribadisce infatti che l’interesse della collettività “ad impedire qualsiasi collusione tra prostituzione e criminalità” non giustifica il diniego della licenza per una “destinazione conforme al diritto sotto il profilo pianificatorio, edilizio e ambientale”. La prevenzione di eventuali attività criminose, si legge, “compete all’autorità di polizia”, non a quelle preposte al rilascio delle autorizzazioni a costruire”.

‘Delusione e amarezza’

Da noi contatto, il sindaco di Novazzano Sergio Bernasconi ha espresso «delusione e amarezza» per la decisione presa dal Tram di respingere i ricorsi. L’esecutivo si riunirà e deciderà se intraprendere ulteriori passi: «Valuteremo con il nostro legale l’eventualità di ricorrere al Tribunale federale». Le parti, infatti, hanno 30 giorni di tempo.  

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