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31.03.2022 - 13:29
Aggiornamento: 14:06

Tesserete, imparare il dialetto per salire sul palcoscenico

Dopo due anni di pausa forzata, dall’8 al 10 aprile torna la commedia proposta dagli allievi delle scuole medie

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L’immagine della locandina

Recitare in dialetto quando il dialetto non lo si parla. È questo il particolare esperimento avviato dalle scuole medie di Tesserete che, da ormai otto anni, porta sul palco i suoi allievi. Il prossimo spettacolo, ‘D’amor e da libertà’ vedrà impegnati gli allievi della 4A e sarà presentato venerdì 8, sabato 9 (alle 20.30) e domenica 10 aprile (alle 17) nell’aula magna delle scuole. Scritta da Giorgio Cesarini e diretta da Carlo Anselmini, la commedia si presenta come una rilettura in chiave attuale delle leggende di Guglielmo Tell e Buffalo Bill ("chéla giüscta", in entrambi i casi), incentrate sul tema del rapporto tra amore e libertà. «Con le classi precedenti abbiamo già presentato quattro pièce – spiega il direttore delle scuole Giorgio Cesarini –. Abbiamo provato con il dialetto perché di ragazzi che lo parlano, qui a scuola non ce ne sono. Si tratta di un tentativo di far provare i ragazzi a esprimersi in una lingua che di solito non usano». Con il risultato che «per alcuni è molto difficile anche da pronunciare, mentre per altri risulta più facile – aggiunge il direttore –. Durante preparazione e prove si fanno scoperte interessanti legate ai suoni delle lingue. Gli italiani, per esempio, fanno più fatica a pronunciare certe lettere mentre chi si esprime in serbo meno». Come è vissuto dai ragazzi il fatto di dovere imparare una nuova lingua? «Per qualcuno è così, per altri può essere il punto di partenza per iniziare a usare le espressioni con chi il dialetto lo parla». Il direttore ci racconta che «tra di loro si dicono le battute in dialetto, quindi qualcosa resta».

In scena dopo due anni di stop forzato

L’attività teatrale ha per forza di cose dovuto fermarsi per un paio d’anni. E gli allievi di prima si trovano ora in quarta. Sarà la voce narrante a spiegare che "siamo cresciuti, siamo arrivati in fondo al nostro percorso alle Medie e lo spettacolo l’abbiamo dovuto lasciare nel cassetto per due lunghi anni" a causa di "quell’antipatico e invadente virus che sta condizionando la nostra vita e anche la nostra scuola. Ma noi abbiamo deciso di riprovare, di riprenderci la scena, di recitare nuovamente per voi in questo nostro ultimo spettacolo da allievi delle medie". Inizialmente, ci racconta ancora il direttore, «siamo partiti con tre classi di prima, una sessantina di ragazzi. Quando abbiamo potuto ricominciare, abbiamo chiesto a tutti e solo una classe, la 4A, se l’è sentita di rimettersi al lavoro. Abbiamo così dovuto ridistribuire la quarantina di parti tra i 18 allievi della classe che devono correre come matti». Pronta da due anni, la pièce «è stata adattata alla situazione perché naturalmente qualcosa è cambiato». La preparazione, due ore settimanali, è in corso da settembre. «A settembre leggiamo le parti e le traduciamo in italiano per fare in modo che tutti capiscano cosa devono dire – spiega ancora Cesarini –. Da novembre sono iniziate le prove sul palco, poi abbiamo introdotto musica e luci. Siamo quasi pronti». La preparazione si è svolta durante l’orario scolastico, prendendo in prestito «le ore di italiano, che ho io, e dei laboratori». Rispetto alle passate commedie, gli organizzatori hanno deciso di lasciare in italiano le parti narrate che introducono le varie scene «perché ci siamo accorti che in sala non tutti capivano».

All’inizio erano i libri

I primi spettacoli presentati erano «tratti da libri – ricorda ancora il direttore –. Abbiamo sempre preso testi di Italo Calvino o Gianni Rodari e li abbiamo messi in scena in dialetto. Con questi ragazzi, in prima media abbiamo messo in scena, sempre in dialetto, due fiabe ma poi ci siamo dovuti fermare a causa del lockdown e della pandemia». Ora tocca a questo testo ideato dal direttore. «Sono appassionato di teatro e il dialetto mi piace, ma a casa come a scuola parliamo italiano, mentre il dialetto lo uso nella comunicazione tra amici – continua Cesarini –. La nostra iniziativa si è incrociata con quella di Yor Milano, ma noi avevamo già proposto spettacoli in dialetto. Le nostre sono pièce divertenti che vogliono fare ridere, sono delle commedie, e in dialetto le espressioni sono molto più significative ed è più facile far ridere il pubblico che ci segue». Anche quando si tratta di un tema serio, come quello della libertà personale e del rapporto con l’amore. «Dopo due anni di pandemia e uno di guerra – conclude Giorgio Cesarini – si tratta di temi piuttosto delicati e attuali. Siamo arrivati al momento giusto».

Finalità benefica

Come avvenuto in passato, parte del ricavato delle serate sarà devoluto in beneficenza, e precisamente alla Catena della solidarietà a sostegno dell’emergenza in Ucraina. I biglietti (in vendita a 12 franchi per gli adulti e 6 franchi per i ragazzi) vanno prenotati telefonando allo 091 815 19 41 o scrivendo a decs-smtesserete@edu.ti.ch.

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