15.02.2022 - 17:44
Aggiornamento: 18:09

È morto l’ex sindaco di Ponte Tresa Silvano Grandi

Liberale radicale, fu a capo dell’ex Comune per 36 anni. Docente, rivestì numerose cariche non solo politiche. Il ricordo di Daniel Buser

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Silvano Grandi

Una personalità, nel vero senso della parola, Silvano Grandi, non solo per essere stato, prima, consigliere comunale per sette anni e poi per oltre un trentennio (dal 1980 al 2016) sindaco di Ponte Tresa, ma anche per la sua veste di docente delle scuole elementari di Ponte Tresa, insegnante al Ginnasio di Savosa, e successivamente professore e direttore alla scuola media di Bedigliora. Grandi è morto, ospite di una casa anziani, lunedì all’età di 75 anni (era nato il 2 giugno 1946, attinente di Breno). Esponente di spicco del Partito liberale radicale, redattore del giornale ‘il Malcantone’ per tanti anni, aveva rivestito, con alti gradi, era tenente colonnello, la divisa dell’Esercito, oltre a figurare in altri numerosi consessi (Regione Malcantone, Ente regionale).

Daniel Buser, attuale municipale del nuovo Comune di Tresa, lo conosceva bene tanto da aver raccolto la sua eredità politica, da lui che non aveva avuto figli: «Lo davano per introverso, e visto dall’esterno poteva sembrarlo, ma diversamente sapeva scegliersi le persone a cui dare fiducia, con cui poi riusciva a intessere degli ottimi rapporti e con cui stava bene. Ho avuto il piacere e l’onore di rientrare in questo gruppo di persone, seppur io sia arrivato a Ponte Tresa solo all’inizio degli anni Duemila. Silvano nella cosa pubblica si dedicava con impegno e ci metteva tanta dedizione; era poi di un’onestà estrema. Posso senz’altro dire che sia stato per me un buon mentore. È stato lui, con il precedente vicesindaco Enrico Iten, a volermi nel partito e ad avvicinarmi alla vita politica comunale. Quando subentrai, nel 2008, in Municipio lavorai con lui molto da vicino. Ricordo ancora con orgoglio quando mi affidò la vendita dell’Azienda elettrica, un gioiello comunale di circa cent’anni e di grande valore sentimentale soprattutto per il paese. Mi disse ‘Daniel (con l’accento francese, anche se lui sapeva che ho origini svizzero-tedesche) pensaci tu!’. Non è stata un’operazione facile, ma lui ha creduto in me, offrendomi l’incarico con una mano sulla spalla. Eravamo davvero un bel gruppo con fiducia e rispetto reciproco».

Ai nipoti e a tutti i familiari le condoglianze del nostro giornale.

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