14.09.2021 - 10:36
Aggiornamento: 26.01.2022 - 14:20

Foce, l’agente ‘non intendeva fare dichiarazioni razziste’

Il Consiglio di Stato difende il poliziotto che aveva rilasciato dichiarazioni ‘infelici’ sull’annegamento del 15 agosto nel Lago di Lugano

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Un'immagine relativa all'annegamento capitato a fine luglio alla Foce del Cassarate (Ti-Press)

“La dichiarazione, del tutto infelice e contenente concetti discutibili, non voleva, nelle intenzioni dell’agente sostenere elementi razzisti o discriminatori”. È una frase della risposta all’interrogazione della deputata socialista Simona Buri che ha chiesto spiegazioni al Consiglio di Stato in merito alle parole di un agente della Polizia cantonale in un’intervista a TeleTicino sull’annegamento di un uomo alla Foce del Cassarate. Il governo cantonale difende l’agente che ha espresso concetti per dare “una spiegazione supplementare a quanto già commentato in altre interviste per sensibilizzare maggiormente le persone che entrano in acqua senza le dovute precauzioni”. Alla deputata sono andate però di traverso le seguenti dichiarazioni: “...trova il lago favoloso, vuole fare il bagno come noi indigeni, ma per una scelta loro di entrata in acqua, magari non sanno nuotare correttamente o bene come noi, ma anche il fatto umano che gli uomini di colore hanno densità maggiore e fanno più fatica a stare a galla può incidere in un annegamento”. Tanto che ha chiesto se sia adeguata la formazione degli agenti sulle questioni razziali e del rispetto delle persone. Dal canto suo, il Consiglio di Stato ha risposto che la Polizia cantonale da anni eroga numerose formazioni sulle questioni razziali e del rispetto delle persone.

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