Luganese
23.07.2019 - 06:000

Studenti dallo psicologo, in Ticino casi esigui. Ma più servizi

Mentre a Zurigo è boom di consultazioni in Usi e Supsi il fenomeno è ancora contenuto. Svariati i motivi di stress tra gli universitari.

Isolamento, pressione sociale, tendenza a soffocare i sentimenti negativi. Queste le principali ragioni che spingerebbero gli studenti universitari a rivolgersi sempre più frequentemente agli psicologi. La notizia – data due giorni fa dal ‘Sonntagsblick’ – si basa sull’annuale rapporto del Centro di consulenza psicologica dell’Università e del Politecnico di Zurigo (cfr. ‘laRegione’ di ieri). Per capire qual è invece la situazione a Sud delle Alpi ci siamo rivolti alle due istituzioni universitarie sul territorio: Usi e Supsi.

«I numeri da noi sono fortunatamente molto più bassi» rassicura Lorenzo Cantoni. Se a Zurigo si è passati da 1’243 consultazioni nel 2015 a 1’765 nel 2018, «da noi si potevano contare sulle dita di una mano nel 2015 e su quelle di due mani nel 2018», spiega il prorettore per la formazione e la vita universitaria dell’Usi. Quantificare esattamente a Lugano non è praticamente possibile, in quanto il servizio di consulenza psicologica è esternalizzato e quindi non esiste un monitoraggio diretto vero e proprio. Già da diversi anni gli studenti dell’Usi possono infatti avvalersi della consulenza di un aiuto professionale, data la collaborazione con l’Associazione ticinese degli psicologi: l’ateneo si prende finanziariamente a carico la prima seduta. «Siamo ancora un’università di dimensioni ridotte, abbiamo la possibilità di discutere di più coi nostri studenti e assicuriamo loro un’attenzione maggiore – valuta il professore –, perciò l’esigenza di un servizio interno a breve termine non c’è».

‘Difficoltà personali legate alla propria storia di vita’

Ciononostante, negli anni sono diverse le misure messe in piedi per ridurre lo stress da studi e per rendere più sereno il contesto formativo. Fra queste, delle linee guida per i disturbi specifici dell’apprendimento (come dislessia o discalcolia) che entreranno in vigore da settembre e permetteranno in taluni casi di estendere il tempo a disposizione per gli esami. «Erano delle problematiche già affrontate dalle singole facoltà – puntualizza Cantoni –, ma in maniera diversa. Ora abbiamo uniformato l’approccio».

E se da diversi anni c’è anche la possibilità di dare gli esami a metà semestre per sgravare le sessioni, si stanno intensificando gli incontri fra Rettorato e rappresentanti degli studenti al fine di mettere a punto degli accorgimenti per questioni puntuali.

Sono «poche decine all’anno» invece le richieste allo sportello di aiuto e ascolto psicologico della Supsi, ci spiegano dalla scuola universitaria professionale. Un servizio attivo da undici anni, che ha precorso i tempi, nonché «un messaggio importante che non stigmatizza la sofferenza, ma offre possibilità perché venga contenuta, arginata e trattata». Le ragioni delle richieste d’ascolto – provenienti da tutti i dipartimenti e da tutte le scuole affiliate – sono molteplici: difficoltà di confronto con compagni, docenti o sé stessi, con la famiglia o con il proprio percorso professionale. Ma «in generale, sin dal 2008, gli studenti incontrati mostrano soprattutto difficoltà personali legate alla propria storia di vita». Problemi che «non necessariamente interferiscono con la buona riuscita scolastica, ma compromettono talvolta la serenità personale e la vita privata» degli studenti.

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