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Luganese
23.03.2019 - 06:000

Nuova Zelanda: ‘Perché il Cantone non reagisce?’

Scioccato e amareggiato, l’Imam di Lugano chiede spiegazioni per l’assenza di prese di posizioni contro l’attentato da parte di istituzioni e politici.

Tristezza, delusione e perplessità. Sono i sentimenti che vive in questi giorni Samir Radouan Jelassi, Imam dell’Associazione islamica e centro culturale in Ticino a Lugano (in via Bottogno a Viganello). L’Imam è scioccato. Anzitutto, nel giorno delle commemorazioni delle vittime (celebrate ieri), per il grave attentato perpetrato in Nuova Zelanda, ma anche per il silenzio assordante in Ticino, dove non ci sono state reazioni da parte delle istituzioni, dei politici e dei giornalisti. Un silenzio che stride mentre è in corso la settimana contro il razzismo promossa proprio per sensibilizzare, prevenire fenomeni xenofobi di razzismo e promuovere la diversità e per sottolineare le tentazioni di rifiuto e di discriminazione che possono emergere.

Anche la Lega dei musulmani in Ticino sta pensando di chiedere protezione, come hanno fatto alcune associazioni di Ginevra che vorrebbero una legge contro l’islamofobia e la protezione dei luoghi di culto, ma prima di tutto sta elaborando una presa di posizione contro queste minacce, la paura e l’insicurezza generata da tutti i discorsi xenofobi e razzisti pronunciati da alcuni politici estremisti. «Discorsi che alimentano le ‘teste calde’ come quelle che hanno agito a Christchurch, creando paura nei confronti dei musulmani che sono cittadini ticinesi come gli altri» afferma Samir Radouan Jelassi.

‘Un doppio dolore’

L’Imam ci parla del doppio dolore che hanno subito i musulmani dopo l’attentato in Nuova Zelanda e soprattutto della sua preoccupazione per l’assenza delle istituzioni cantonali: «Noi abbiamo sempre condannato tutti gli attentati di terrorismo, gli episodi di intolleranza, di odio, di mancanza di rispetto nei confronti delle fedi religiose. Finora, constato che non c’è stata nemmeno una dichiarazione ufficiale di condanna. Una situazione strana: in Ticino non ho mai assistito a una cosa del genere. Siamo molto delusi come comunità musulmana. Eppure, quando sono state attaccate persone di altre fedi religiose, abbiamo sempre manifestato da una parte condanna, dall’altra, sostegno e solidarietà. Non mi spiego questo silenzio anche da parte dei giornalisti che, a partire dall’11 settembre 2001, ci hanno chiamato a ogni attentato perpetrato da una testa calda che sosteneva di far riferimento all’Islam: Come mai questo silenzio?».

Domanda legittima. Le imminenti elezioni cantonali non possono essere una scusa. L’attentato in Nuova Zelanda ha suscitato scalpore, reazioni di sdegno e prese di posizione da parte di Paesi e città in tutto il mondo, Confederazione compresa. Non in Ticino. «Politici e giornalisti, religiosi del Ticino e chi difende i diritti umani ci hanno sempre chiamati a prendere posizione – continua Samir Radouan Jelassi –. Quando è morta anche solo una persona per un attentato noi siamo stati sempre presenti. Abbiamo fatto appelli alla pace, alla convivenza pacifica, al dialogo fra popoli, religioni, culture e civilizzazioni. Per noi questo è un principio. Stavolta, ci permettiamo di chiedere spiegazioni ai giornalisti, ai politici e alle istituzioni di questo Paese. Dove sono i difensori della democrazia, della libertà, della convivenza e dei diritti umani? Perché non è stata organizzata una manifestazione per denunciare l’attentato terrorista ed esprimere sostegno alle vittime e ai loro familiari? Riteniamo di avere diritto a una risposta».

Commemorazioni per le vittime

La Nuova Zelanda si è raccolta ieri in preghiera e in solidarietà, a una settimana dalla strage alle moschee di Christchurch, trasmettendo in diretta televisiva la preghiera del venerdì dalla moschea Al Noor, dove hanno perso la vita 42 fedeli, seguita da due minuti di silenzio. E molte donne non musulmane, fra cui la premier Jacinda Ardern, hanno scelto di indossare il velo in segno di solidarietà.

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