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Carcere preventivo corretto per il 63enne valmaggese

Sul caso dell'imprenditore arrestato con l'accusa di truffa per mestiere e amministrazione infedele i giudici di Losanna respingono il ricorso

5 dicembre 2023
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Una carcerazione preventiva protrattasi più del dovuto? Non per il Tribunale federale, che con una recentissima sentenza ha statuito su un ricorso interposto dal legale del 63enne imprenditore della Vallemaggia, finito dietro le sbarre il 6 giugno (e rimastoci fino al 14 luglio) nell'ambito di un'inchiesta per truffa per mestiere, amministrazione infedele e contravvenzione alla Legge federale sulle armi, scaturita da una segnalazione in Magistratura da parte del Comune di Lavizzara.

La vicenda aveva suscitato parecchio clamore in valle e fuori, proprio perché il 63enne era conosciuto e membro di diverse associazioni impegnate in attività di promozione territoriale. Associazioni che gestiva e per le quali era solito occuparsi anche della raccolta di fondi da destinare al finanziamento dei lavori. Nei suoi confronti, la procuratrice pubblica aveva appunto promosso l'accusa per titolo di truffa per mestiere, amministrazione infedele e anche contravvenzione alla Legge federale sulle armi. Il 9 giugno, il giudice dei provvedimenti coercitivi, accogliendo parzialmente l'istanza del 7 giugno della procuratrice pubblica, aveva ordinato la carcerazione preventiva del valmaggese. Caduta la richiesta di scarcerazione da parte del suo legale (l'avvocata Roberta Soldati) il 63enne è dunque rimasto dietro le sbarre fino al 14 luglio. Soldati si era così rivolta alla Corte dei reclami penali, ritenendo che la carcerazione preventiva "non rispettasse i disposti di legge e, in subordine, le misure sostitutive potevano essere più adeguate". Reclami, però, respinti.

Soldati si era dunque rivolta al Tribunale federale, impugnando questa sentenza con un ricorso in materia penale. Chiedeva l'annullamento della sentenza impugnata e la verifica della legittimità della durata della carcerazione preventiva, come pure la verifica di una presunta disparità di trattamento (vista anche la gravità dei reati oggetto del procedimento penale). Il giudice dei provvedimenti coercitivi, la procuratrice pubblica e la Corte dei reclami penali non avevano presentato osservazioni e si rimettevano al giudizio del Tribunale federale. Da Losanna, ed è cronaca di queste ore, è però giunto un altro “no” su tutta la linea.
Il ricorso del legale è stato respinto e le spese giudiziarie della procedura (pari a 2mila franchi) sono state accollate al ricorrente.

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