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20.05.2022 - 15:28
Aggiornamento: 18:41

Pulcini malati importati illegalmente, azienda sequestrata

Nei piccoli volatili è stato riscontrato il virus della malattia di Newcastle. L’intervento è avvenuto nel Locarnese

È del Locarnese, secondo nostre informazioni, l’azienda agricola posta sotto sequestro in seguito al rilevamento del virus della malattia di Newcastle in trenta pulcini importati illegalmente dall’Italia. La notizia del sequestro (senza peraltro precisare la località) arriva dall’Ufficio del veterinario cantonale del Dipartimento della sanità e della socialità. L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (Usav) ha confermato la presenza del virus in seguito alle analisi effettuate.

I pulcini erano stati sottoposti a eutanasia, su disposizione dell’Ufficio del veterinario cantonale (Uvc), valutati i rischi legati alla possibilità d’introduzione di epizoozie.

Il rischio di contagio è ritenuto fortunatamente contenuto, in considerazione del fatto che i pulcini importati non hanno avuto contatti diretti con altro pollame. Le indagini nell’azienda sono tuttora in corso. È presumibile che, sulla base delle indicazioni sinora raccolte, i pulcini fossero stati vaccinati in Italia.

L’Ufficio del veterinario cantonale ricorda che la vaccinazione contro la malattia di Newcastle è vietata in Svizzera, in quanto la Svizzera è ufficialmente riconosciuta come esente da questa malattia. Importare illegalmente animali costituisce una seria minaccia per la salute degli animali locali.

Nei confronti della persona che ha importato illecitamente i pulcini sarà aperta una procedura contravvenzionale.

«La scoperta dei pulcini risale alla fine della settimana scorsa», precisa il veterinario cantonale Luca Bacciarini, senza peraltro fornire dettagli sull’ubicazione dell’azienda in questione, limitandosi a dire che si tratta di un’azienda ticinese. Poi entra nello specifico della malattia di Newcastle, «che è di tipo virale, e che va a colpire l’apparato respiratorio. Questo provoca un generale indebolimento delle condizioni dell’animale e, in generale, perdita di appetito e difficoltà respiratorie. Si possono però verificare anche lesioni di altri organi, e in particolare dell’apparato riproduttivo. Cosa che nel caso di una gallina ovaiola si manifesta con uova deformate o sprovviste di guscio protettivo. Anche dal livello di produzione, l’infezione dalla malattia di Newcastle provoca un sensibile caso della produzione, fin anche dell’80%».

Un virus mortale? «Non per forza di cose, ma è comunque vero che fra i pulcini il tasso di mortalità è relativamente elevato».

Esiste una profilassi per questi animali infetti? «No, sfortunatamente la malattia di Newcastle non è curabile. Ciò che in Svizzera si è riusciti a fare nel corso degli ultimi decenni è stato quello di debellare per intero questa malattia, che dunque da noi non c’è più. E per preservare questa ‘immunità’ sul territorio nazionale si è deciso di agire alla fonte, introducendo i controlli all’importazione: si può sì importare in Svizzera pollame (che siano pulcini, galline o anche uova da cova), ma esclusivamente se accompagnate da un certificato veterinario ufficiale che attesti la buona salute degli animali (che non devono nemmeno essere vaccinati), tanto dalla malattia di Newcastle quanto da altre malattie, come la salmonella. Cosa che, nel caso in questione, non è avvenuta».

Anche perché nel caso in questione l’importazione è verosimilmente avvenuta nell’ambito di un acquisto di mangimi: è infatti usanza diffusa, soprattutto nel nord Italia, regalare del pollame, ma anche delle uova o dei pulcini, quando si acquistano grandi quantitativi di mangime per il pollame. Cosa che, appunto, dovrebbe con tutta probabilità essere capitato anche nel caso in questione. «In questi casi, poi, è anche difficile risalire alla provenienza esatta di questi animali...».

Come mai anche gli animali vaccinati non possono essere importati? «Seppure in forma attenuata, il vaccino contiene comunque il virus, e dunque in rari casi può provocare la malattia, o trasmetterla ad altri animali. Il rischio è che con le analisi non si riesca più a determinare se la presenza del virus in un determinato animale sia data dalla presenza effettiva della malattia oppure dalla vaccinazione. In più, appunto, importando un animale vaccinato, il rischio è che poi altri animali sani possano sviluppare la malattia e diffonderla a loro volta. Per questo è fondamentale che tutti gli animali da reddito, e non mi riferisco unicamente al pollame, cani e gatti compresi, che vengono importati devono avere la relativa documentazione in regola». Purtroppo spesso queste direttive non vengono osservate alla lettera, pesando che non succeda niente. Ma poi, quando qualcosa va storto, si rischia di fare un danno anche di una certa rilevanza, col rischio di mettere in pericolo anche molti altri animali.

E per l’essere umano, che pericoli ci sono? «Di per sé, nella maggior parte dei casi, la malattia di Newcastle non crea problemi all’essere umano. Per quelli che sono stati a lungo in contatto con animali infettati da questo virus è possibile che si presentino problemi oculari. Ad ogni modo si tratta di rari casi».

A Pazzallo, nel 2017, 6mila galline eliminate

La malattia di Newcastle si è diffusa in Ticino già diversi anni decenni fa, addirittura i primi casi risalgono al 1973. Fece scalpore, in tempi a noi più vicini, nel 2017, l’intervento dell’Ufficio del veterinario cantonale (diretto allora da Tullio Vanzetti) in un allevamento di pollame di Pazzallo, dove questa pericolosa malattia si era diffusa, portando all’eliminazione di 6mila galline infette.
In quel caso era stato lo stesso titolare dell’azienda a informare le autorità sanitarie cantonali dell’esistenza della patologia. L’allevamento era stato posto sotto sequestro e una trentina di militi della protezione civile equipaggiati di tutto punto, si era occupata della disinfezione degli spazi. Addirittura a scopo preventivo era stata perimetrata una zona di protezione dal raggio di tre chilometri dal focolaio. Inoltre, anche ai proprietari era stato vietato di accedere ad altri allevamenti per un lasso di tempo determinato. La Sezione dell’agricoltura aveva infine incaricato alcuni suoi funzionari di procedere con controlli a campione in allevamenti presenti nelle vicinanze.

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