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08.04.2022 - 11:07
Aggiornamento: 16:58

Bosco, dal ventre della montagna una miniera di benefici

Presentato a Cevio il progetto del metrò con la Formazza. Ricadute economiche e occupazionali per la regione. Ma c’è da vincere la resistenza dei guriner

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«Uno studio non è mai perfetto». Lo ha ricordato giovedì sera, a Cevio, in occasione della presentazione del progetto del metrò alpino tra Bosco Gurin e la Valle Formazza, Marc Bros de Puechredon, presidente della direzione generale di BAK Economics. Lo ha fatto dopo aver snocciolato le cifre di una valutazione delle ricadute che, seppur ‘improntata alla peggiore delle ipotesi’, ben riassume la portata che questo collegamento avrà sull’economia non solo delle due vallate interessate, bensì di una regione intera: 26,5 milioni di franchi di valore aggiunto lordo e 235 posti di lavoro quale ‘effetto iniziale’. Basta a capire perché l’esortazione del granconsigliere valmaggese Giacomo Garzoli, giunta in coda alla serata, non sia affatto fuori luogo: «Questo momento non passerà un’altra volta. Malgrado le difficoltà che potrà generare, il progetto va portato a termine perché qui sta il futuro della nostra zona». Seguita da un altro invito, stavolta di Andrea Sartori, vicepresidente dell’Ascovam (Associazione dei Comuni valmaggesi): «La grande sfida è quella di creare l’ambiente di destinazione. Dovranno scattare delle sinergie dalle due parti del confine per offrire ai visitatori qualcosa di accattivante. Occorre una piattaforma di collaborazione e dialogo». Dialogo e concertazione che serviranno sicuramente per convincere buona parte della popolazione di Bosco Gurin, le associazioni e gli enti locali, oggi alquanto scettici, a superare quella ritrosia di fronte al futuro collegamento su monorotaia. L’autorità walser, portavoce delle preoccupazioni della gente del villaggio più alto del Ticino, ha infatti fatto sapere in una presa di posizione, di non aver apprezzato il mancato coinvolgimento nell’allestimento del progetto e di temere per le conseguenze che una simile opera avrà per il paese, minacciato in quelle che sono le sue peculiarità, la sua storia, la sua tranquillità. «Sentimenti che i Comuni della Vallemaggia sapranno raccogliere», ha assicurato Sartori. Sì perché alle paure, legittime, degli abitanti di Bosco fa da contraltare un appoggio quasi unanime dei Municipi vallerani.

Un primo progetto congelato

Progetto di collegamento sotto la montagna destinato a far sensazione proprio per il fatto che unirà due piccoli abitati di due nazioni, il metrò alpino è nato nella mente di Giovanni Frapolli già alla fine degli anni Novanta, quando ancora si parlava di progetti Interreg finanziabili, in buona parte, con fondi europei. Periodo assai turbolento, quello, per la stazione invernale dell’alta Rovana. Finì congelato da una moratoria e fu solo nel 2014 che venne rispolverato dallo stesso proprietario degli impianti turistici. Da allora a oggi, ha ricordato Frapolli, oltre quaranta incontri con i vari partner italiani (Regione Piemonte, autorità del VCO e senatori della capitale) e svizzeri (Dipartimenti, Governo, autorità locali, distrettuali, Erslvm, progettisti ecc...) hanno portato a questo risultato, presupposto per uno sviluppo sostenibile a medio-lungo termine. Nel 2019, la firma di una dichiarazione d’intenti tra le autorità italiane e il Municipio di Bosco Gurin quale sigillo all’operazione.

In 8 minuti da un capo all’altro, 115mila passeggeri all’anno

Proprio a Giovanni Frapolli è toccato il compito d’illustrare al pubblico il lavoro in corso e i suoi atout: citiamo la destagionalizzazione della stazione turistica («da attuare entro il 2025, se le direttive contemplate dalla nuova legge sullo sviluppo territoriale non verranno rispettate c’è il serio rischio di non beneficiare più di aiuti e di dover chiudere baracca»); l’ampliamento dell’Hotel Walser con creazione della SPA; la zipline; la copertura della stazione di partenza della seggiovia per lo stoccaggio dei seggiolini; la nascita di un percorso per le mountain bike.
Entrando nello specifico della monorotaia di 5,8km, tutti in galleria, con la stazione monte (motrice) a Bosco Gurin e la stazione di valle (rinvio) a Formazza, occorre innanzitutto dire che dal punto di vista geologico, non sono sorte difficoltà. Lo Studio Lombardi Sa ha elaborato un cunicolo unico, senza incrocio, con tutte le severe norme di sicurezza (antincendio, evacuazione, eliminazione dei fumi tossici in caso di incendio ecc...). Il trenino, dalla capienza di 50 posti, effettuerà sei corse ogni ora e percorrerà la distanza in 8 minuti. Trasporterà 115’200 persone all’anno, richiederà un investimento di 52 milioni di franchi (15 milioni versati dallo Stato, il rimanente spetterà ai privati, con un possibile coinvolgimento dei Comuni valmaggesi). Entro la fine di maggio è atteso l’inoltro della procedura all’Ufficio federale dei trasporti, la corsa inaugurale nel 2027. Nove, infine, i posti di lavoro creati. Queste le cifre essenziali. Naturalmente un cantiere di questa portata ha richiesto di approfondire anche altri aspetti, come quello ambientale. Da parte italiana, le associazioni di difesa del territorio hanno preavvisato favorevolmente l’opera. Proprio perché le due stazioni, interrate, non impattano e quindi non deturpano il paesaggio circostante. Quella in Formazza addirittura fa capolino in una cava abbandonata, dove tutto il materiale di scavo verrà depositato, mascherando così una vecchia ‘ferita ambientale’ grazie a un’attenta bonifica.
Per capire quelle che saranno le ricadute economiche dell’investimento occorre partire da un dato di fatto. Il distretto della Vallemaggia, contrariamente a quanto accaduto altrove in Svizzera, negli ultimi anni ha visto crescere il numero dei pernottamenti. Lo ha sottolineato Marc Bros de Puechredon prima di fornire i dati relativi alla micro realtà di Bosco: nel 2019, 1’949 pernottamenti nel settore alberghiero, 5’630 nel paralberghiero, 62’800 nelle case secondarie. «Senza crescita – ha commentato l’esperto – con queste cifre non avanziamo!». Per questo il metrò alpino apre porte interessanti. Se ci si limita ai 115mila passaggi annuali contemplati dal business plan, il 18% dei pernottamenti in più è realtà in Vallemaggia. Se ampliamo la visione, l’investimento nelle infrastrutture di trasporto pubblico (oggi carente) e gli investimenti nell’offerta turistica creeranno, per la sola Vallemaggia, 26,5 milioni di valore aggiunto lordo e 235 posti di lavoro nuovi per anno. L’esercizio ordinario del metrò alpino e la domanda turistica accresciuta genereranno, invece, effetti annui per 9,5 milioni di valore aggiunto e 97 impieghi.

‘Nessuna imposizione, nessuna calata di barbari’

Per quanto attiene la monorotaia, infine, secondo le ipotesi dello studio del Bak il primo anno d’esercizio, mal che vada, genererà un fatturato di 4,32 milioni. Esso salirà poi, sempre secondo le stime, a 5,2 milioni dopo un lustro. I costi operativi iniziali saranno di mezzo milione di franchi. Presupponendo che il capitale circolante rimanga stabile negli anni di pianificazione, per i primi 5 anni di attività si prevede un margine operativo lordo e un free cash flow tra i 3 e i 3,8 milioni. Una vera miniera di denaro, dunque, con un utile netto che dai 100mila franchi del primo anno raggiungerà gli 872mila al termine del quinto anno.
Ora, come detto (e ricordato in sala da Germano Mattei, fondatore di Montagna Viva) si tratta però di convincere i walser dell’opportunità da cogliere. «Senza imporre il progetto alla popolazione: è un lavoro che l’Ascovam e i suoi partner dovranno portare avanti». Nessun colpo di piccone nella roccia, dunque, senza la condivisione dei guriner. Abitanti ai quali Frapolli ha lanciato un chiaro messaggio conclusivo: «Non vogliamo alcuna calata dei barbari in paese. Svilupperemo un turismo non invasivo, rispettoso, lontano dai forti flussi. Non a caso le capacità di trasporto del trenino sotto la montagna sono limitate».

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