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laR
 
16.10.2021 - 05:20

Dalle macerie della cappelletta i germogli di un mestiere

A Gordola la ricostruzione del manufatto raso al suolo dalle ruspe nel 2018 è diventata esercizio didattico per gli apprendisti muratori del Cfp Ssic

A volerci trovare del buono, dal fattaccio della cappelletta demolita per sbaglio a Gordola da una ruspa sul cantiere di un complesso abitativo nel febbraio del 2018, possiamo isolare due elementi: il primo è la presa di coscienza generalizzata sull’importanza storica e religiosa di un manufatto la cui presenza silenziosa era considerata da sempre un dato di fatto o poco più; il secondo è il coinvolgimento didattico, nella ricostruzione, degli apprendisti muratori del Centro di formazione professionale (Cfp) della Società svizzera impresari costruttori di Gordola. Benché in parte forse ignari degli antefatti (o forse proprio per questo) ragazzi e ragazze, seguiti sul posto dal formatore Nicola Demartini, hanno messo nella ricostruzione la forza della curiosità, dell’impegno e della passione per il mestiere. Non è un caso se il direttore del Cfp, architetto Paolo Ortelli, raggiunto dalla ‘Regione’ si dichiari «fiero del contributo dato dai nostri apprendisti muratori alla comunità di Gordola attraverso questo importante progetto di ricostruzione fedele».

Il contributo è ormai agli sgoccioli (terminerà martedì prossimo con gli sgomberi), in attesa delle opere di finitura e decorazione di competenza dei restauratori, previste in primavera. Ma è già in occasione di questa tappa intermedia che il capodicastero Sistemazione del territorio di Gordola, Roberto Balemi, può tirare un sospiro di sollievo: «Il termine fissato dal Municipio per fine settembre è stato sostanzialmente rispettato. Dal febbraio di tre anni fa ad oggi sono successe molte cose, che metterei in fila come segue: l’errore di valutazione o d’inesperienza da parte dell’impresa di costruzione; la reazione comunque positiva dell’impresa stessa, che ha naturalmente ammesso le responsabilità e si è subito attivata collaborando come ha potuto con le varie parti in causa per trovare delle soluzioni; l’intervento di Cantone e Stan, che ci hanno messo del loro per ridare alla comunità quel che era andato perso; l’accelerata data dal Municipio imponendo una tempistica vincolante per la ricostruzione; e l’ottimo lavoro svolto dagli apprendisti muratori, la cui opera non ha niente da invidiare (anzi) all’originale».

‘Operazione precisa, guidata e vincolata’

Complimenti che Paolo Ortelli prende e porta a casa. «Siamo stati contattati all’inizio della vicenda e abbiamo subito pensato che per gli apprendisti poteva essere interessante mettersi a disposizione per la ricostruzione, a maggior ragione se consideriamo che l’opera è a Gordola, come il Centro Ssic». A monte, nota Ortelli, «va sottolineato il sostegno della Divisione della formazione professionale, che da sempre sostiene opere di valenza sociale all’interno della formazione». Poi, tornando sul cantiere: «Come facciamo sempre in questi casi, chiediamo che sia chiara la questione progettuale. Su questa base ci siamo rapportati con gli architetti nominati dal committente, ovverosia l’impresa di costruzione attiva sul fondo. Durante un corso interaziendale con gli apprendisti muratori del terzo anno abbiamo fatto un’esercitazione sulla pietra naturale. E tutta in pietra naturale è stata ricostruita l’intera cappelletta, anche se poi c’è stata l’intonacatura. In piode sono naturalmente anche il tetto e la soglia. Ne è uscita un’opera imponente, un piccolo edificio che assumerà una visibilità maggiore rispetto a prima, quando la cappelletta era fra l’erba di un prato. Quanto a noi, possiamo dire di aver trasformato la ricostruzione di una cappella in un esercizio didattico, da cui è uscita una riproduzione fedele secondo il progetto ricevuto. Questo, grazie a un’operazione molto precisa, guidata e vincolata».

‘Formazione alla pietra: noi resistiamo’

Ortelli sottolinea l’importanza di «andare nel mondo reale: lo facciamo spesso quando siamo sollecitati per lavori di interesse pubblico. Abbiamo curato ristrutturazioni importanti come al Mulino di Cadenazzo o a quello di Corzoneso. Per più di 15 anni abbiamo lavorato agli scavi di Tremona nel consolidamento delle murature. Si tratta di attività eseguite all’esterno, nella lavorazione della pietra naturale. Il Ticino è rimasto l’unico cantone che in ambito formativo prevede ancora alcuni giorni di formazione alla pietra. La materia non si ritrova più in esame, ma continuiamo ad esercitarla perché ha a che fare con il nostro territorio, da sempre. Riteniamo importante che un muratore sappia trattare la pietra con qualità».

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