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12.08.2021 - 19:32

Bandiere e segnali luminosi nei fiumi, ‘è impensabile‘

Dopo le recenti morti per annegamento, si torna a parlare di prevenzione. La Commissione acque sicure analizza nuove proposte, che non sempre funzionano

Dotare, sull'esempio di quanto avviene sulle spiagge di mare, argini e tratti di fiume ticinesi di bandiere o segnali luminosi che vietino/sconsiglino la balneazione nei momenti di maggior pericolo. Quando, cioè, la portate dei corsi d'acqua è tale da rendere estremamente pericoloso il tuffarsi o anche il semplice immergersi in cerca di refrigerio. È il classico uovo di Colombo? Forse, ma in ogni caso non è una strada percorribile. Lo conferma Boris Donda, presidente della Commissione acque sicure, istituita un ventennio fa (in precedenza di chiamava Commissione fiumi sicuri) proprio allo scopo di arginare le morti per annegamento o incidenti in acqua nel nostro cantone. Un lavoro di prevenzione che ha dato i suoi frutti, anche se, purtroppo, estate dopo estate, qualche decesso in acqua purtroppo va a rimpolpare la conta dei morti. L'ultimo in ordine di tempo è notizia di queste ore, con l'annegamento nel fiume Ticino di un 28enne kosovaro in fuga dalla polizia.

«Più volte in questo ventennio – attacca – abbiamo valutato e scartato proposte atte ad accrescere la sicurezza dei bagnanti. Nel caso delle bandiere o dei segnali luminosi, il problema non è certo di facile soluzione. Occorrerebbe installare segnali luminosi e bandiere lungo km e km di spiagge e argini di fiumi. Si porrebbe anche la necessità di coordinare e vigilare sul loro funzionamento, oltre che di stabilire a chi compete la valutazione dei rischi. Ricordo che basta un minimo e repentino cambiamento della portata di fiumi e torrenti (dovuto magari a temporali sulle montagne a decine di chilometri di distanza) dei quali uno nemmeno se ne accorge per trasformare alcune zone in trappole mortali per i bagnanti. La velocizzazione della corrente d'acqua si porta via il malcapitato. Solo in Verzasca, ad esempio, sarebbe necessario coprire oltre mille metri di corso d'acqua, a partire dalla zona del Ponte dei Salti di Lavertezzo. Abbiamo comunque posato, in passato, l'apposita cartellonistica informativa sui rischi che sicuramente contribuisce a sensibilizzare i nostri frequentatori. Imperizia e sottovalutazione del pericolo sono le principali cause di annegamento».

Dall'App del telefonino ai pieghevoli

In aiuto a chi fa prevenzione sono arrivati, negli ultimi anni, anche gli appelli via radio (in più lingue) e le applicazioni sui telefonini: «Purtroppo anche in questo caso, i risultati non sono sempre quelli auspicati. C'è chi, tra i bagnanti, non scarica l'app, chi non presta attenzione e custodisce il telefono nello zainetto. Insomma l'impressione è che non si arrivi a raggiungere “la massa“. Questo lo confermano i sondaggi che facciamo regolarmente, intervistando i bagnanti attraverso i nostri pattugliatori (due sono presenti a Ponte Brolla, altri due a Lavertezzo), che rivestono dunque un ruolo informativo e di sorveglianza importantissimo e ai quali abbiamo richiesto anche di percorrere e “battere a tappeto“ tratti di fiume a più riprese. Purtroppo, non lo nascondo, in molti casi i bagnanti dimostrano scarsa sensibilità e poco interesse. Lo abbiamo visto con i pieghevoli, gettati non di rado nella spazzatura».

Quelle croci a testimonianza di disgrazie che diventano porta stracci

Qualche anno fa, d'intesa con i forestali, la Commissione aveva anche fatto mettere a dimora, in Verzasca, nei tratti del fiume ritenuti maggiormente pericolosi, dei rovi e degli arbusti pungenti in modo da ostacolare l'accesso alla riva e convincere i bagnanti a evitare il posto da loro scelto. A dimostrazione di quanto poco ricettivi e incuranti siano, spesso, i turisti, basti pensare che sulle croci posate per ricordare le disgrazie avvenute in passato nei corsi d'acqua c'è chi vi appoggia addirittura il proprio telo da bagno. Ogni commento è superfluo...
La Commissione acque sicure, forte di un pool consolidato di attori (Polizia, Suva, Dss, Upi, elettricità svizzera italiana, ecc...) comunque non demorde: «Alla fine di ogni anno ci troviamo per fare il punto alla situazione e valutare possibili correttivi e strategie. L'estate in corso non è fortunatamente stata, dal profilo dei morti in acqua, drammatica. I casi di decessi in fiumi, laghi e piscine sono fortunatamente ancora contenuti. Speriamo di non essere smentiti da qui alla fine della stagione calda». Prima di nuotare nel fiume è dunque opportuno conoscere tutti i pericoli e le insidie che questi potrebbe nascondere. I mulinelli creati dalla corrente in presenza di ostacoli che portano verso il basso, le nicchie, gli incastri, le rocce sporgenti che magari risultano invisibili dalla superficie potrebbero essere la causa di ferimenti o, peggio, di disgrazie. Meglio quindi, se non si è pratici, fare una piccola ricognizione del luogo scelto.

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