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laR
 
14.04.2021 - 05:30
Aggiornamento: 17:17

Bassa Vallemaggia, l'alta tensione si 'nasconde'

La Ses ha avviato i lavori d'interramento della rete di trasporto e distribuzione tra Avegno e Maggia; 10 milioni per togliere i deturpanti tralicci e fili

Addio ai pali dell’elettrodotto ad alta tensione (50 kV) in una parte del paesaggio della Vallemaggia. Da anni la Società elettrica Sopracenerina (Ses) investe importanti capitali allo scopo di ammodernare la propria rete di distribuzione e distribuzione (si parla d’importi di alcune decine di milioni di franchi all’anno, non certo pochi). Lo fa anche cercando di togliere, laddove possibile, i classici pali e puntando a nascondere dalla vista le linee che spesso deturpano le campagne e i luoghi più panoramici e belli del territorio. L’alternativa ai tralicci è, ovviamente, quella d’interrare le condotte di trasporto dell’elettricità, operazione che porta molteplici vantaggi in relazione in particolare alla qualità dell’erogazione di energia elettrica, alla sicurezza, alla protezione degli uccelli e, come detto, all’estetica. I piloni tradizionali sono infatti un simbolo dell’intervento impattante dell’uomo sull’ambiente naturale, rurale e urbano attraversato. Nonostante le attuali tecnologie consentano di offrire soluzioni alternative e che la sensibilità ecologica (leggasi impulso alle rinnovabili, decarbonizzazione, ecc...) stia imponendo profondi cambiamenti allo stile di vita e nel rapporto con la natura, queste infrastrutture risultano ancor più di primaria importanza.

Un percorso che richiede tempo e grossi investimenti

Integrarli al meglio nel paesaggio circostante non è tuttavia un lavoro che può essere fatto dall’oggi al domani. Sono centinaia di chilometri le linee sostenute da tralicci che si estendono in contesti tipicamente extraurbani, nei campi, nei fondovalle, accanto ai corsi d’acqua e gli abitati.

Le procedure federali per l’approvazione di queste opere risultano, però, molto complesse e lunghe, spiegano alla Ses, poiché vengono tenuti in considerazione molteplici aspetti, tra i quali la pianificazione del territorio, la protezione ambientale e le sinergie con altre reti (telecomunicazione, acqua potabile e rete fognaria).
Entrando nel merito del progetto di messa in cavo di parte della linea Ses ad alta tensione della Vallemaggia, occorre ricordare che essa è stata costruita negli anni ’60 (quando molte zone residenziali ancora non esistevano) in forma aerea ed è composta principalmente da pali in legno e cemento. La tratta interessata da questi lavori si estende su circa 14 km e collega la sottostazione di Avegno (di fronte al Centro Punto Valle) e la sottostazione di Giumaglio (risalendo la Vallemaggia, poco prima del paese di Someo). Il progetto d’interramento è stato suddiviso in 2 tappe e si stima che durerà complessivamente circa 5 anni (2019-2024). In alcuni tratti sono state predisposte, in aggiunta, le necessarie infrastrutture per il futuro parziale interramento della linea SES a media tensione (16 kV). Nell’ambito del progetto in corso sono stati coinvolti il Cantone, il Consorzio Depurazione Acque, i Comuni valmaggesi interessati (in particolare le aziende dell’ACAP) e altri enti (Swisscom, UPC, ecc.). L’investimento complessivo ammonta approssimativamente a 10 milioni di franchi ed è a carico della Società elettrica Sopracenerina.

A beneficiarne sono il paesaggio e la qualità dell’ambiente

Per completare l’opera saranno necessari, come detto, alcuni anni, dal momento che in un primo tempo vengono eseguiti i lavori di genio civile e, in seguito, si procederà alla posa della linea elettrica. Gli interventi avranno un impatto positivo sul paesaggio, sulla qualità dell’ambiente ma anche in termini d'infrastrutture.

Lo conferma Aron Piezzi, sindaco di Maggia: “Come Municipio siamo molto contenti della disponibilità e della collaborazione dimostrata dalla Ses. Grazie a questa sinergia abbiamo ad esempio potuto trarre importanti vantaggi. Penso in particolare, nel tratto tra Lodano e Coglio, all’interramento della rete dell’acquedotto comunale. I terreni liberati dai tralicci rimarranno a disposizione come fondi prativi. Avremo quindi uno spazio naturale migliore sotto il profilo estetico e paesaggistico”.

 

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