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04.11.2020 - 16:53

La Divina Commedia secondo Dalí alla Fondazione Majid

Inaugurata oggi alla galleria d'arte in via Borgo ad Ascona la mostra di 100 xilografie acquerellate che ripercorrono il viaggio di Dante

di Shila Dutly Glavas

È stata presentata oggi in anteprima dalla Fondazione Maijd di Ascona la mostra dedicata all’opera di Dante Alighieri, vista con gli occhi del grande pittore surrealista Salvador Dalí. L’esposizione si potrà vistare dal 4 novembre fino al 30 dicembre 2020.

Si tratta di 100 xilografie acquerellate per ripercorrere il fantastico viaggio fatto dal sommo poeta negli abissi degli Inferi, nel purificante Purgatorio fino a giungere in Paradiso. Il risultato è un capolavoro unico sospeso fra sogno e realtà in cui due arti, due mondi, due maestri si incontrano e si fondono. La mostra, promossa alla vigilia del 700esimo anniversario della morte di Dante, è una prima svizzera e offre al pubblico un’occasione rara per ammirare la serie completa di illustrazioni che Salvador Dalí dipinse ispirandosi proprio al famoso poema dantesco.

L’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso prendono vita non solo nelle opere di Dante e di Dalí, ma grazie anche agli spazi stessi dell’esposizione, che si articola sui tre piani dell’edificio. Le tre cantiche sono suddivise in 33 canti che, uniti all’introduzione dell’opera, il proemio, formano un totale di cento dipinti. Ogni quadro rappresenta un evento o un personaggio corrispondente a ciascun canto, raccontato attraverso la pittura surrealista - fatta di figure molli, ossa volanti e stampelle - tipica dell’artista spagnolo. 

Oggi hanno preso parte alla presentazione il sindaco di Ascona, Luca Pissoglio, Michela Ris (capodicastero cultura di Ascona, nonché membro del Consiglio direttivo della Fondazione Majid), Massimo Basile, project manager della Fondazione Majid e Mario Mazzoleni, curatore dalla mostra per Art Events Mazzoleni.

Quegli acquerelli che fecero scalpore

Correva l’anno 1950 quando l’Istituito Poligrafo dello Stato italiano fece commissionare a Salvador Dalí l’illustrazione di una delle più grandi opere letterarie della cultura italiana: la Divina Commedia. Otto furono gli anni concessigli per completare il lavoro, in vista della sua pubblicazione in edizione limitata prevista per il 1965, in occasione del 700esimo anniversario dalla nascita del poeta italiano. Ma quando si venne a sapere che la realizzazione dell’opera era stata affidata a un pittore straniero l’opinione pubblica si ribellò e il governo italiano fu costretto a cambiare idea.

 «Un pensiero folle, che ancora non riesco a capire, fermandomi davanti a questi acquerelli così belli e suggestivi», ha affermato Mario Mazzoleni, curatore nonché proprietario delle opere esposte. Infatti, l’intera collezione appartiene alla famiglia - e fondazione - Mazzoleni, di cui oggi il figlio Mario fa la veci, promuovendo l’immenso patrimonio artistico lasciatogli in eredità dal padre e dal nonno.

«Quello che rende uniche queste opere è il fatto che Dalí le firmò tutte, oltre che su piastra, anche a matita, proprio davanti a mio nonno», racconta Mazzoleni. Che prosegue: «Dal punto di vista tecnico invece possiamo vedere che, mentre le opere dell’Inferno hanno un tratto più marcato dal punto di vista scenico - perché dovevano rappresentare l’oppressione, i copri dannati, il contrappasso - la stessa cosa non si può invece dire dei dipinti del Paradiso, dove le forme sono più leggiadre, meno definite, e i colori sono più cangianti». 

"L’arte non è fatta per restare chiusa in una cassaforte"

Nonostante l’emergenza Covid non abbia intenzione di placarsi, i musei e le gallerie d’arte in Ticino restano aperti. «L’incertezza dovuta alle restrizioni hanno reso le cose più difficili, ma alla fine, quando un progetto lo si vuole fortemente e c’è sinergia fra le varie parti, tutto è possibile. Oggi, nonostante tutto, abbiamo potuto presentare questa bellissima mostra internazionale che darà senz’altro visibilità alla Svizzera, al Ticino e ad Ascona», ha spiegato Massimo Basile. Gli ha fatto eco Mario Mazzoleni, secondo cui - commentando le decisioni prese dall’Italia, dove invece si è deciso di dare un giro di vite a mostre e musei - «venire in Svizzera e sapere che qui si è deciso di mantenere aperto mi rincuora. La cultura non si deve fermare. L’arte non è fatta per restare chiusa in una cassaforte».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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