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Spesa a domicilio e altri servizi su misura (Ti-Press)
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25.10.2020 - 15:06

Così i negozietti si fan largo fra gli ostacoli

Dalla pandemia di Covid alla frana di Camedo, ecco come due botteghe di paese vanno incontro ai clienti

La riscoperta di molte piccole botteghe di paese durante l'emergenza legata al coronavirus, soprattutto nelle zone discoste ed economicamente meno dinamiche del Locarnese e delle valli, ha suonato un po' come una storica rivincita nei confronti dei grandi supermercati. È stato un momento magico per il commercio al dettaglio, in quanto ha permesso alla popolazione di superare le difficoltà senza doversi sobbarcare lunghe trasferte e ha aperto gli occhi a molti cittadini sull'importanza della spesa sotto casa. Nei mesi del Covid e del lockdown le botteghe hanno offerto ai clienti un'occasione a chilometro zero per procurarsi da mangiare e anche, circostanza non meno importante, per fare due passi e scambiare quattro chiacchiere. Un ruolo sociale di non poco conto, quello dei negozi di vicinato, spesso anche disponibili a fare consegne a domicilio di generi alimentari. Se negli ultimi decenni si è assistito alla loro progressiva sparizione, nei giorni di epidemia hanno dimostrato la loro importanza.

La lunga strada del pane fresco

È il caso di Ercole Pellanda, e della sua rinomata panetteria e pasticceria d'Intragna, che da più di 40 anni percorre col suo furgoncino le strade tortuose delle Centovalli per consegnare il buon pane fresco agli abitanti delle frazioni. Lavoro che sta svolgendo anche in queste giornate di chiusura della strada cantonale in territorio di Camedo, a causa delle frana caduta il 7 ottobre. Lo fa bypassando l'ostacolo e raggiungendo la frazione di confine e i nuclei di Borgnone, Lionza e Costa s/Borgnone dopo aver attraversato, pensate un po', l'intera Valle Cannobina (unica via d'accesso alternativa, con la Valle Vigezzo, per raggiungere le località isolate). «Durante i mesi del Covid abbiamo sempre garantito i nostri prodotti e, nel negozio di Losone, pure la consegna a domicilio – spiega Lucia Pellanda, la moglie –. Siamo pronti (sperando non sia ovviamente il caso) ad affrontare anche un'eventuale seconda situazione d'emergenza. A condizione, ovviamente, che non si ammalino i nostri dipendenti... Tutte le misure di prevenzione sono state prese e stavolta avremo il vantaggio di essere un po' meglio preparati», aggiunge.

A Piazzogna si fanno gli straordinari 

Anche il piccolo negozio a conduzione familiare “La Botega” di Piazzogna si è trovato a fare gli straordinari per venire incontro ai bisogni della collettività durante il lockdown. «Siamo stati contattati dal Municipio che ci ha chiesto se eravamo disposti a fare consegne a domicilio – spiega la gerente Katia Piccinelli – e come quasi la totalità dei negozietti del Gambarogno abbiamo subito aderito all'iniziativa mettendoci a disposizione della popolazione, tutto a nostre spese». Tra Piazzogna, Vairano, Fosano e San Nazzaro le abitazioni rifornite erano circa una ventina. «Lasciavamo i sacchetti davanti a casa, e per non entrare in contatto con i soldi avevamo predisposto un deposito in negozio da cui scalavamo di volta in volta i costi. Preparavamo anche gli ordini per chi semplicemente non se la sentiva di varcare la soglia e li lasciavamo fuori dalla nostra porta».

Attualmente il servizio non è più in funzione, ma visto l'evolversi della situazione si prospetta una sua reintroduzione. «Tuttavia – spiega la gerente che presidia il negozio da oltre 20 anni – è continuato a capitare di ricevere chiamate da persone che faticano a spostarsi o che si sentono insicure, e siamo sempre andati loro incontro volentieri. Dalla popolazione – riscontra con entusiasmo – abbiamo avuto grande sostegno e apprezzamento, e molti hanno continuato a far capo a noi anche dopo la riapertura. Non tutti, chiaro: c'è chi non si è più fatto vedere, ma ci accorgiamo che siamo rimasti un punto di riferimento per tanti. Il valore aggiunto, quello che la gente apprezza, è che conosciamo le abitudini dei nostri clienti, sappiamo che latte prendono, che pane preferiscono». Quanto alla frequentazione, durante l'estate c'è stato un incremento dovuto alla tendenza anche da parte dei turisti approdati in zona di limitare gli spostamenti. Aumento che però non ha comportato unicamente effetti positivi: «In alcuni casi ci siamo ritrovati a lavorare in un clima in cui aleggiava una certa tensione: a causa delle code formatesi all'entrata per il fatto che possiamo accogliere un massimo di due clienti per volta, tra gli impazienti di turno è nato qualche battibecco. C'è perfino stato chi, per aver aspettato fuori 5 minuti, è arrivato a dirmi che dovevo velocizzare il servizio e buttare fuori le persone che impiegavano troppo a far la spesa». Un consiglio non certo pertinente col carattere dell'attività. «Altri momenti critici sono stati far capire agli anziani durante il lockdown che non dovevano più recarsi in negozio, e nelle ultime settimane convincere i clienti ad indossare la mascherina anche se stanno dentro 'solo due minuti’, come mi dicono. Ora però sembra che anche i più restii si siano messi il cuore in pace e abbiano deciso di seguire le regole sanitare imposte dalle autorità».

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