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04.09.2020 - 06:00
Aggiornamento: 19.11.2020 - 09:57

‘Le antenne sul campanile si vedono. Eccome!’

Arcegno, non si placa la protesta. Per salvaguardare il monumento, chiesto l'intervento dell'Ufficio dei beni culturali

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Una delle tre antenne

Prima furono i ricorsi (tutti respinti) contro la licenza edilizia. Ora la protesta si concentra su questioni estetiche. Sul campanile dell'antica chiesa di Sant'Antonio ad Arcegno è stato montato l'impianto di base per la diffusione dei segnali di telefonia mobile. Antenne osteggiate da un gruppo di cittadini, che però non era riuscito nell'intento di bloccare il progetto.

Un membro del gruppo, Piergiorgio Rangoni, non si dà per vinto. Ad antenne montate e visto il risultato finale ha deciso d'interpellare sul tema l'Ufficio dei beni culturali. «L'impatto sul monumento è rilevante e assolutamente in disarmonia con il bene artistico e storico – spiega –. L'operazione contro la quale abbiamo lottato molto è una beffa e un insulto. Questo campanile-antennato dalla Swisscom, con il beneplacito di molte istanze istituzionali, diventa così il simbolo di un progresso sul quale meditare a lungo». Un po' come a ricordare che la torre campanaria era stata costruita per ospitare le campane di bronzo che chiamavano all'appello la comunità. Ora è al servizio di una nuova divinità: la tecnologia.

Tornando alla questione estetica: le tre antenne, su tre dei quattro lati della torre, sono effettivamente vistose e ingombranti. Tanto da riuscire a nascondere alla vista le campane. L'impianto sporge attraverso le aperture ad arco ed è visibile da lontano; dal parco giochi costruito dal comune all'ombra della chiesa, dalla strada e persino dal nucleo storico della frazione losonese. Insomma, non notarlo è quasi impossibile anche perché il pregevole edificio sacro, inventariato come bene culturale d'interesse cantonale, sorge nel bel mezzo del paesino collinare.

Previsto un sopralluogo

Rangoni ha scritto quattro lettere nel giro di due mesi all'Ufficio dei beni culturali. Quest'ultimo ha risposto lo scorso 18 agosto, affermando che “il caso non è caduto nel dimenticatoio. Prossimamente è in programma uno specifico sopralluogo per valutare l'aspetto e l'impatto dell'installazione sul monumento”.

Occorre ricordare che lo stesso Ufficio si era già espresso in precedenza sulla questione (era lo scorso 7 maggio), ricordando che il Tribunale federale, in una sentenza del 10 marzo 2020 – relativa al caso di Bellinzona-Sant'Antonio – aveva chiarito che la posa di antenne in un campanile di un bene protetto è ammessa, sempre che non ci siano impatti sul paesaggio o sulla sostanza storica. Di più: le direttive emanate dalla Confederazione (Commissione federale dei monumenti storici) sancisce che la collocazione di antenne per la telefonia mobile su monumenti o nel loro contesto è da evitare, ma anche che “se ciò non fosse possibile è necessario ponderare accuratamente le esigenze tecniche e le esigenze della conservazione dei monumenti storici valutando soprattutto l'aspetto e l'impatto sul monumento dopo l'installazione”. Cosa che, come detto, è già stata prevista.

«Mi risulta – racconta Rangoni in conclusione – che l'Ufficio dei beni culturali sia intervenuto, dopo i lavori di restauro della chiesa di Arcegno, per contestare due cavetti che scendevano dagli altoparlanti montati all'interno dell'edificio, chiedendo che venissero riposizionati più vicino alla parete per ridurre l'impatto visivo. Un impatto che a mio avviso non è nulla in confronto alle nuove antenne».

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