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Karl Gräser ©Fondazione Monte Verità
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29.02.2020 - 14:30
Aggiornamento: 15:32

La vita semplice e concreta di Karl Gräser ad Ascona

Con la curatrice Laura Porta scopriamo la figura del cofondatore della prima comune vegetariana al Monte Verità

Le notizie sono frammentarie, le fonti scarse. Questi, i presupposti certi di una storia in parte sconosciuta. Capire come dalla Romania Karl Gräser, insieme al fratello Gustav (‘Gusto’), sia arrivato ad Ascona – patria elettiva – è compito non scontato. L’occasione di scrivere di questa figura che ha vissuto alle pendici del Monte Verità nei primi decenni del XX secolo ci è data dalla questione che riguarda la sua dimora: una casa dall’architettura piuttosto ordinaria in via Monescia 40, ad Ascona, oggi avvolta da un suggestivo rampicante. L’abitazione, fino a qualche giorno fa, sembrava fosse destinata a essere distrutta dalle ruspe (vedi correlato).

Facciamo qualche passo a ritroso e torniamo a Karl Gräser: nato in Transilvania (Romania) nel 1875, morto nel Locarnese nel 1915, è stato un ufficiale dell’Impero austro-ungarico mosso da idee anarchiche. Laura Porta, conservatrice della Fondazione Monte Verità, ci ha aiutati a fare un po’ di luce sulla sua figura, legata alla prima colonia insediatasi sul Monte Monescia, meglio conosciuto come Monte Verità. Karl e ‘Gusto’ (ben più noto per il suo percorso artistico) sono infatti fra i fondatori della comunità vegetariana sulla collina asconese, che negli anni a seguire si è trasformata, diventando crocicchio di intellettuali, letterati e artisti, andando a plasmare quel capitale filosofico, artistico e culturale, arrivato fino ai nostri giorni.

«In cerca di una vita alternativa, all’inizio del Novecento – racconta la nostra interlocutrice –, un piccolo gruppo di persone (Ida Hofmann, Henri Oedenkoven, i fratelli Gräser, Lotte Atmer e Jenny Hofmann) si è installato sul Monte Verità, dando vita alla comune; eleggendo, forse mitizzandolo, questo luogo». L’idea di una “Lebensreform” risale a un incontro a Monaco fra i componenti del “circolo”, che avevano in mente di vivere a stretto contatto con la natura, allontanandosi dalla mondanità, basando il proprio sostentamento sui prodotti della terra, per perseguire l’ideale di una vita più sana, vera e concreta. «I fratelli Gräser erano le due figure più “estremiste”, rifiutarono perciò che la comunità si trasformasse in un sanatorio con ospiti paganti; secondo il progetto di Hofmann e Oedenkoven», spiega Porta.

«Erano talmente contrari a quella visione che, nel 1902, si distaccarono dalla comune». Senz’altro, fra i due, Gusto era il più estremista. Mentre Karl era il più teorico, considerato un eco-anarchico degli albori: «Fu uno dei primi a dire che la natura non va sfruttata, che bisogna tornare a uno stile di vita primitivo e allontanarsi dall’industrializzazione. Egli stesso viveva giorno per giorno di ciò che gli offriva la terra».

Casa Gräser, in attesa delle analisi del perito

Al numero civico 40 di via Monescia ad Ascona, sotto un fitto rampicante, si scorgono le pareti biancastre di una casa tripartita con tetti a doppio spiovente. Parte dell’abitazione, costruita nei primi anni del Novecento, offrì dimora a Karl Gräser.

Un edificio che, la scorsa settimana, ha solleticato l’attenzione dopo che sulle sue mura incombeva lo spauracchio delle ruspe e di un progetto residenziale, con tanto di domanda di costruzione depositata alle autorità. Fatto smentito dalle stesse per mezzo di un comunicato (pubblicato in queste pagine sabato 22 febbraio). «Non c’è nessuna domanda in atto», ribadisce Luca Pissoglio, sindaco di Ascona, interpellato da ‘laRegione’. E aggiunge in merito alla questione Casa Gräser che «nessun municipale di Ascona ha le competenze storiche per definire l’edificio fra le strutture degne di protezione in quanto patrimonio culturale», quindi, vanno svolte le analisi con criteri specifici, che porteranno a una valutazione ponderata.

Da voci trapelate, pare che la casa in questione custodisca degli affreschi, ma questo elemento va ancora verificato. E sarà compito dell’architetto Livio Vacchini esaminare, oltre a Casa Gräser, altri edifici asconesi per decretarne l’eventuale tutela comunale.

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