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01.08.2022 - 17:49
Aggiornamento: 18:12

‘Il nostro Paese è unico: dobbiamo tutelare i nostri principi’

Il deputato Ppd e segretario regionale dell’Ocst Giorgio Fonio è intervenuto durante le celebrazioni del compleanno della Patria a San Bernardino

Coesione, tolleranza e rispetto. È in sostanza questo il succo dell’allocuzione del deputato Ppd e segretario regionale dell’Ocst Giorgio Fonio pronunciata oggi in occasione del Natale della Patria a San Bernardino. Il periodo attuale «è sicuramente tra i più difficili e complicati degli ultimi decenni. Nel preparare questo discorso ho pensato di non occupare i vostri preziosi minuti a parlare di ciò che non funziona e preoccupa, ma piuttosto di quello che nel nostro Paese ci rende unici nel mondo e che ritengo si debba tutti insieme difendere con i denti e con un pizzico di orgoglio». Per farlo il granconsigliere ha indicato tutta una serie di indicatori competitivi «che dimostrano come la nostra Svizzera sia ai vertici a livello europeo e mondiale. Elementi che possono e devono renderci fieri di ciò che siamo e di che rappresentiamo nel mondo. Potrei partire dall’indice di felicità, che misura il grado di soddisfazione dei propri cittadini e che vede la Svizzera situarsi al 4° posto dietro solo a Finlandia, Danimarca e Islanda, che come sappiamo sono delle perle in particolare per quanto concerne il welfare. Mi potrei soffermare su un altro indicatore particolare, che probabilmente vi farà sorridere, quello che misura la fiducia della popolazione nel proprio governo dove ci situiamo al 1° posto davanti a Norvegia e Finlandia. La nostra nazione si situa anche tra i migliori, precisamente al 2° posto, per quanto concerne l’indice mondiale della competitività, dove vengono classificate la produttività, il capitale umano e la protezione dell’ambiente. Potrei parlare per ore di tutto quello che di buono ha fatto e continua a fare questa piccola nazione inserita al centro del continente europeo ma il tempo a disposizione è limitato».

‘Fortunati nel ricevere il patrimonio chiamato Svizzera’

La società è infatti fondata su principi fondamentali «quali la coesione, la tolleranza e il rispetto – ha continuato Fonio –. Un Paese capace di stare insieme ed essere unito nonostante le molte diversità che lo contraddistinguono. Alcune sottili e folkoristiche, come quelle culinarie o culturali, altre più importanti come ad esempio quelle linguistiche. Siamo un Paese di otto milioni di abitanti dove vengono riconosciute, quasi sempre, tutte e quattro le sue lingue nazionali. Oggi ci troviamo a festeggiare il Natale della Patria in un cantone che non è il Ticino e dove la lingua parlata non è quella utilizzata dalla maggioranza dei propri concittadini. Una particolarità tipicamente Svizzera che ci rende partecipi del privilegio che abbiamo ogni mattina nel poter vivere dove viviamo. L’impegno che tutti noi dobbiamo mettere quotidianamente nel nostro agire è quello di fare in modo che tutto ciò che abbiamo ricevuto da chi ci ha preceduto possa essere mantenuto, se non migliorato, per poi poterlo consegnare un giorno ai nostri figli e ai nostri nipoti». Il deputato Ppd ha poi ricordato l’importanza di chi è venuto prima della sua generazione: «Con grande sacrificio e mettendosi in gioco ha costruito la Svizzera che conosciamo oggi sia in termini infrastrutturali che per quanto concerne il nostro Stato sociale. Potrei citare i numerosi contratti collettivi, frutto di anni di discussioni e talvolta di scontri tra padronato e sindacati che però, seppur con qualche difficoltà, reggono ancora oggi grazie all’importante valore del partenariato che favorisce la pace sociale». Non è mancata anche una frecciatina sulla disparità salariale fra donne e uomini, che ancora oggi «vede le donne guadagnare in modo del tutto ingiustificato e vergognoso il 20% in meno degli uomini».

Impegno collettivo per la cosa pubblica

Giorgio Fonio ha infine precisato la necessità di ogni singolo cittadino di impegnarsi attivamente per la cosa pubblica, esprimendo la propria opinione alle urne. «Un impegno volto a favorire la partecipazione rispetto all’indifferenza e all’esclusione. Essendo cittadini attenti a quanto accade attorno a noi e non spettatori indifferenti di una società alla quale tutti noi apparteniamo. La Svizzera che conosco e che ha contribuito alla mia crescita di uomo, padre e politico è quella di un Paese che mi ha insegnato che davanti alle disgrazie, al disagio e alla sofferenza non si agisce con indifferenza. Che si impegna nel sostenere le fasce più deboli della popolazione e che si adopera a livello internazionale per offrire accoglienza e sostegno a chi si ritrova a fuggire da drammi purtroppo a noi sconosciuti. Quanto dico è frutto del mio vissuto, quello di un bambino e di un giovane che, grazie a un Paese come il nostro, ha potuto nonostante le molte difficoltà con le quali è stato confrontato di potersi formare e di trovare la buona strada. Se avessi trovato indifferenza ed egoismo sul mio cammino, probabilmente non sarei l’uomo, il politico e il padre che sono oggi. Io sono grato alla Svizzera, perché sono certo sia il Paese delle opportunità. Ve lo dico con grande umiltà, riconoscenza, senza vergogna e con la felicità di potermi oggi impegnare in prima persona per sostenere chi si trova a vivere un momento difficile, sia nella mia attività come sindacalista che come politico. Ed è per questo che condivido senza esitazione la celebre citazione di Kennedy che dice "non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiedi cosa puoi fare tu per il tuo paese". E io ritengo che sia fondamentale continuare a impegnarsi affinché la nostra Svizzera, possa essere quel Paese che favorisce l’inclusione, che non abbandona gli ultimi e che ai fanatismi e agli estremismi favorisce il dialogo e la concertazione».

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