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03.04.2020 - 17:36
Aggiornamento: 21:27

Coronavirus: il Moesano non chiede una deroga a Berna

I cantieri rimangono aperti. Contrariata la sindaca di San Vittore e deputata Noi-Togni, che rivolge un appello direttamente a Simonetta Sommaruga

di Samantha Ghisla
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I controlli verranno potenziati per verificare il rispetto delle regole (Ti-Press)

Poiché la maggioranza dei Comuni e dei granconsiglieri, nonché le associazioni mantello si sono espresse in modo contrario, la Regione Moesa comunica oggi di aver deciso di non richiedere, per il tramite del Governo cantonale, una deroga al Consiglio federale per ordinare la chiusura di tutti i cantieri e di tutte le aziende. Lo rivela lo Stato maggiore (Sm) di condotta per la Regione Moesa spiegando che la decisione è stata presa dopo aver raccolto una serie di dati e di opinioni negli scorsi giorni.

Un terzo dei dipendenti al lavoro

In collaborazione con la Polizia cantonale, viene spiegato, è stato eseguito un controllo delle industrie e dei cantieri in tutto il Moesano. "Sono state controllate 80 ditte in 12 Comuni; in totale si sono contate 329 persone all'interno delle aziende, di cui un centinaio nella filiera chimico/sanitaria e 137 persone nei diversi cantieri", viene spiegato. In totale, precisa lo Stato maggiore, a 15 giorni dalla chiusura delle attività economiche in Ticino le persone attualmente impiegate nel Moesano rappresentano circa il 30% del personale totale. A tal proposito viene anche fatto notare che durante il controllo gli agenti non hanno riscontrato trasgressioni alle raccomandazioni dell’Ufficio federale per la salute pubblica concernenti l’igiene e la distanza sociale.

Sulla decisione hanno pesato anche le prese di posizione della Società grigionese degli impresari costruttori e dell'Associazione Moesana Arti e Mestieri, di diversi imprenditori, dei medici regionali e dei sindacati in merito alla necessità e all'opportunità di una chiusura totale. A tal proposito il sindacalista Ocst Giorgio Fonio da noi contattato spiega che la presa di posizione inviata alla Regione Moesa assieme ad Unia era volta a sostenere l'apertura di una finestra di crisi per il Moesano come quella ticinese.

Lo Sm Regione Moesa ha precisato che in collaborazione con la Polizia cantonale, la Suva e i Comuni, proseguirà e accrescerà i controlli su tutta la regione e rinnova l'appello alla responsabilità individuale e alla necessità di rispettare le regole di comportamento. "La diffusione del virus si combatte uniti e solidali, restando a casa, rispettando le norme d’igiene accresciute e la distanza sociale", scrive.

Noi-Togni non è d'accordo: lettera alla presidente della Confederazione

La posizione dei deputati del Moesano non è però unanime sulla decisione resa nota oggi. Assolutamente contraria alla direzione scelta dallo Stato maggiore è la granconsigliera e sindaca di San Vittore Nicoletta Noi-Togni, che per cercare comprensione si è rivolta con una lettera alla presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga. Nello scritto - firmato anche da Silva Ponzio, municipale del Comune di Roveredo e deputata supplente al Gran Consiglio retico, e Myriam Fasani-Horat, anch'essa deputata supplente - le tre politiche chiedono in pratica un intervento di Berna affinché la prevenzione da Coronavirus nel Moesano sia uguale a quella in vigore in Ticino, ovvero che tutte le attività lavorative vengano sospese (fatta eccezione per quelle di prima necessità). "La popolazione è arrabbiata - spiega da noi interpellata Noi-Togni -. Ancora oggi in conferenza stampa Alain Berset ha ricordato che la situazione del Ticino è particolare. E noi che ci troviamo nella stessa situazione non richiediamo le stesse condizioni del Ticino. È inaccettabile". A preoccupare la sindaca di San Vittore vi è peraltro una dichiarazione contenuta nel rapporto della Polizia grigionese in merito ai controlli, ovvero che vista l'impossibilità a lavorare nel loro cantone alcune ditte ticinesi si sono installate proprio nel Moesano per poter continuare nella legalità.

Da qui la richiesta a Sommaruga affinché "tutte le misure di prevenzione da questa malattia vengano adottate" in modo da evitare che le persone che si ammalano in questa regione confluiscano negli ospedali ticinesi già al collasso. E in seguito non debbano far riferimento ai nosocomi grigionesi. "Trasportare i nostri ammalati a Coira o in altri ospedali del nostro cantone, significherebbe compiere un tragitto di diverse ore per giungere in nosocomi dove non si parla la nostra lingua. Cosa forse non grave quando la situazione non è drammatica ma impensabile in un contesto di malattia come quello rappresentato dal Coronavirus", scrivono le tre politiche, che aggiungono: "Con quale coscienza quindi non facciamo di tutto per evitare al Ticino un sovraccarico maggiore di ammalati perché nel Moesano non si mettono in atto le stesse misure anti contagio del Ticino? Per noi questo atteggiamento delle autorità locali (che non stanno peraltro rappresentando l’unanimità di opinioni dei politici regionali) e cantonali grigionesi, non è accettabile; privo dell’etica che in questo momento dovrebbe essere posta al centro del dibattito nonché della più elementare logica. Da settimane ci stiamo battendo per cambiare questo stato di cose". A tal proposito ricordiamo che proprio la deputazione di Mesolcina e Calanca si era espressa in modo compatto una decina di giorni fa per chiedere a Berna la chiusura dei cantieri ancora attivi.

Leggi anche:

I deputati del Moesano scrivono a Berna: 'chiudete i cantieri'

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