Bellinzonese

Gianètu vi guida nella Bellinzona del ’400

La Fondazione Curzùtt-San Bernard presenta il 4 ottobre a Monte Carasso il racconto scritto da Natalino Morisoli in occasione del 25°

1 ottobre 2023
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“Dal nostro Borgo devono passare tutti quelli che vogliono andare nei Paesi tedeschi o che vengono da là per andare in Italia a vendere le loro merci. È per questo che è un luogo di molto valore e fa gola agli svizzeri”. Ecco così brevissimamente riassunta la Bellinzona vista nel XV secolo con gli occhi di Gianètu, personaggio immaginario vissuto sulla collina di Monte Carasso nei dintorni di Curzùtt e nato dalla penna e immaginazione dello scrittore e insegnante in pensione Natalino Morisoli. Il quale gli ha dato vita nel libricino intitolato ‘Una vita tra la biscia e il toro’ (Salvioni Edizioni) e ambientato nel periodo a cavallo fra 1400 e 1500 segnato dal passaggio dal dominio milanese, raffigurato appunto dal biscione visconteo, a quello urano rappresentato dal bovino cornuto. Chi volesse conoscere Gianètu non deve far altro che presentarsi mercoledì 4 ottobre alle ore 20 nel salone dell’ex convento di Monte Carasso dove la Fondazione Curzùtt-San Bernard, di cui Morisoli è un infaticabile collaboratore sin dagli albori, presenterà lo sforzo editoriale profuso in occasione del proprio 25° che ricorre quest’anno. Si tratta di una delle numerose iniziative organizzate per sottolineare il quarto di secolo di attività, avviata nel 1998 dal compianto presidente fondatore Carlo Bertinelli deceduto nel 2018.

Introdurrà la serata il presidente della fondazione Tiziano Pedrazzoli, seguito dal saluto del sindaco Mario Branda, dalla lettura di alcuni brani da parte di Martina e Valentina Morisoli, figlie di Natalino, nonché dalla presentazione e commento del racconto da parte del poeta e scrittore Alberto Nessi. Tramite Gianètu, l’autore invita idealmente a rivivere l’esistenza di allora. Le illustrazioni sono di Micha Dalcol, mentre la traduzione in tedesco è stata curata da Marina Bührer-Stoffel. Nella narrazione, il personaggio immaginario parla di ciò che ha visto nel corso della sua esistenza, dei fatti di cui è stato testimone diretto, delle condizioni di vita e degli usi e costumi di allora, del suo impegno civico nel Consiglio del Borgo. Il tutto accompagnato dalla costante preoccupazione per i frequenti eventi bellici sul territorio (proprio l’anno scorso è stato sottolineato il 600° della Battaglia di Arbedo che ebbe luogo il 30 giugno 1422) e per gli inevitabili saccheggi che ne facevano da corollario. Il testo non è insomma frutto di sola fantasia: le vicende narrate avvengono sullo sfondo di avvenimenti accaduti e attestati storicamente o di cui si sono tenute presenti le realtà di quei tempi, documentate in altri contesti.

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