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28.08.2021 - 13:58

Rivivere la storia della Valascia con foto e documenti inediti

Intervista a Luca Dattrino, autore del libro ‘La Mitica e il suo domani’ che ripercorrere le vicende e le emozioni della pista di ghiaccio dell’Hcap

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La pista di ghiaccio nel 1954 (immagine tratta dal libro)
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Oltre 700 foto e documenti inediti, 118 ricordi di giocatori, allenatori, arbitri e dirigenti, il tutto raccolto nelle 256 pagine del libro ‘La Mitica e il suo domani - La storia della Valascia’, scritto da Luca Dattrino ed edito da Fontana Edizioni. Un modo per ripercorrere le vicende e le emozioni che la pista di ghiaccio dell’Hockey Club Ambrì-Piotta ha saputo regalare a generazioni intere nei suoi 84 anni di attività. Una storia nata nel 1937 e conclusasi lo scorso 5 aprile con il simbolico spegnimento del compressore d’ammoniaca della ditta Sulzer di Winterthur, che alimentava la macchina per il ghiaccio dal 1959. Purtroppo, a causa delle restrizioni legate alla pandemia di coronavirus, non è stato possibile per l’affezionato pubblico salutare degnamente la vecchia Valascia al termine della scorsa stagione. E quindi «questo libro potrebbe fungere un po’ da consolazione», dice a ‘laRegione’ Dattrino. E questo in attesa dell’apertura di un altro capitolo della storia dell’Hcap con la messa in funzione, prevista in settembre, del nuovo stadio costruito ad alcune centinaia di metri da quello vecchio.

Il libro – stampato in 6775 copie, ovvero il numero di avviamento postale di Ambrì e che corrisponde alla capienza massima del nuovo stadio – inizia con l’ultima partita giocata alla Valascia e finisce con la presentazione della nuova casa del club, ripercorrendo “l’affascinante percorso di una pista di ghiaccio tra le più cult al mondo”, si legge nella prefazione. Un pista che per molti aspetti è stata unica, non da ultimo per il fatto di essere rimasta parzialmente aperta sino alla fine dei suoi giorni. Maggiori informazioni per chi desiderasse una copia si possono trovare sul sito www.fontanaedizioni.ch.

Luca Dattrino, come è nata l’idea di questo libro?

Sono da sempre molto vicino all’Ambrì e ho già collaborato con la società in altre occasioni. Ho ad esempio anche scritto ‘Lo spirito della valle’, pubblicato nel 2012 in occasione del 75° anniversario del club. La chiusura della Valascia è quindi stata un buon detonatore per scrivere un altro libro: sarebbe stato un peccato e un’opportunità persa non sottolineare in qualche modo questo evento. Inizialmente, avevamo pensato a due libri: uno sulla vecchia pista e un altro su quella nuova. Poi però, anche a causa del Covid, siamo arrivati a questa soluzione.

Quale è quindi il suo rapporto con l’Ambrì?

Non faccio parte della società, ma sono un grande tifoso di questa squadra. E quando l’Hcap ha avuto bisogno di me, non mi sono mai tirato indietro. Per me è infatti un piacere collaborare questo club. 

Come definirebbe la Valascia?

Era un luogo con la ‘L’ maiuscola, importante per moltissime persone, del posto, ma non solo. Un luogo che caratterizzava un piccolo paese come Ambrì con una pista sproporzionata se paragonata alla sua popolazione. Nel corso degli anni la Valascia è infatti diventata il centro del paese, sia d’inverno, sia d’estate: per molta gente, in particolare quella del posto, la Valascia era un luogo d’incontro nel quale si concentravano gli appuntamenti di tutti. In altre parole, era qualcosa di più che solamente una pista di hockey.

Che fosse qualcosa di più che una pista emerge anche dai vari ricordi presenti nel libro. Quale è invece il suo ricordo più nitido?

Sin da piccolo andavo in auto alla Valascia con mio papà. Lui andava in tribuna e io negli spalti. Mi ricordo la sera della partita contro il La Chaux-de-Fond nel 1971, una squadra allora praticamente imbattibile. In quell'occasione mio papà era venuto con me per la prima volta negli spalti, forse perché era un po’ preoccupato dalla grande affluenza di pubblico. Per me è stata la partita delle partite: un piccolo club era riuscito a fermare sul 3-3 uno squadrone come quello dei cosiddetti ‘Montagnards’, nelle cui file giocava quasi l’intera squadra della nazionale svizzera. Da allora non ho mai più visto così tanta gente ad Ambrì. Infatti erano presenti oltre 10mila spettatori e questo, pensando a quell’epoca, era già qualcosa di incredibile: non c’era ancora l’autostrada e per arrivare alla Valascia e da Bellinzona ci si metteva più di un’ora (oggi sono circa 40 minuti). Inoltre, quando nevicava, il Piottino era quasi un ostacolo invalicabile con la macchina, superabile solamente con le catene.

Quali sono le differenze tra tribuna e spalti?

Se ora nel nuovo stadio saranno disponibili più posti seduti rispetto a quelli in piedi, nella vecchia Valascia era il contrario: la tribuna era un po’ ‘elitaria’, mentre entrare negli spalti era quasi una sofferenza: o si entrava molto prima per prendere un bel posto, oppure ci si doveva accontentare di quello che si trovava. La conseguenza era che in alcune occasioni, per partite importanti, si arrivava anche due o tre ore prima dell’inizio della partita, aspettando poi al freddo che iniziasse. Inoltre, con la curva piena era anche difficile procurarsi da bere o da mangiare. Era quindi quasi un sacrificio. E questo aspetto nel nuovo stadio non ci sarà più. 

Il nuovo stadio sarà quindi qualcosa di completamente diverso o si riuscirà a trasportare un po’ dell’atmosfera della Valascia nella nuova pista?

Per un tifoso dell’Ambrì sarà qualcosa di completamente diverso: stadio chiuso, non farà così freddo, molti posti seduti, diversi ristoranti e un comfort che prima non c’era. Credo comunque che l’ambiente possa rimanere caldo, anche se forse non come prima. Ad esempio durante l’ultima Coppa Spengler a Davos [a cui l’Ambrì nel dicembre del 2019 ha partecipato per la prima volta, ndr], non mi aspettavo tutta quella gente e un ambiente del genere in una pista ‘moderna’. Penso quindi che gran parte dell’entusiasmo dei tifosi possa essere trasportato anche nella nuova pista.

Com'è stato scrivere questo libro?

È stato un piacere, anche perché abbiamo creato un team con il quale abbiamo condiviso ogni decisione e ogni aspetto del libro. Io sono in realtà un po’ un lupo solitario, ma questo lavoro di gruppo mi è piaciuto moltissimo. Un lavoro che, inoltre, da solo non sarei riuscito a portare a termine. E penso che risultato sia molto buono. 

Il libro si appoggia anche alla tecnologia della realtà aumentata.

È un'opportunità in più. La Rsi [che ha messo a disposizioni filmati d’epoca, ndr.] ha collaborato con noi in maniera molto propositiva. Così come l’Ambrì-Piotta che ha creato l’apposita applicazione Hcap-Ar, la quale permetterà (inquadrando con lo smartphone una della dozzina di fotografie presenti nel libro, segnalate con il simbolo di una telecamera) di accedere a filmati d’epoca, così come a suoni, canti e boati della curva, riguardanti quell'episodio specifico.

Quale riscontro ha avuto finora il libro? 

È stato ben accolto già in prevendita. Inoltre, vi sono molte persone che condividono foto o pensieri sui social media. Insomma, c’è un buon riscontro e questo fa molto piacere.

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