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Cristina, Corrado e André
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28.04.2021 - 08:06
Aggiornamento : 18:50

Quella bomba che spezzò tre giovani vite

Dieci anni fa l'attentato di Marrakech dove morirono 17 persone fra cui i ticinesi Cristina Caccia, Corrado Mondada e André da Silva Costa

Esattamente dieci anni fa, poco prima di mezzogiorno del 28 aprile 2011, un'esplosione all'interno del Café Argana situato nella piazza Jamaa el Fna di Marrakech uccise 17 persone e ne ferì altre 25. Inizialmente si pensava a un'accidentale esplosione di gas, ma ben presto si comprese che era ben altro, riconducibile al terrorismo. Fra le vittime tre giovani ticinesi che si trovavano in Marocco per trascorrere alcuni giorni di vacanza: Cristina Caccia di Cadenazzo, Corrado Mondada di Sementina, entrambi di 25 anni, e André da Silva Costa, 23 anni, di Cadenazzo. Un'altra giovane leventinese che era con loro in vacanza rimase gravemente ferita. A lei, al suo difficile percorso intrapreso per ritornare a una possibile normalità, è dedicato il film 'Atlas' girato dal regista ticinese Niccolò Castelli e presentato alle ultime Giornate di Soletta. Oggi li ricorda un intero cantone. “Noi correvamo intorno al mondo, sulle nuvole e nel vento”, si legge nel necrologio in memoria pubblicato dalle tre famiglie sui quotidiani. Il governo del Marocco successivamente accusò il gruppo al-Qaida, che dal 2002 aveva avviato una serie di operazioni nell'ambito della cosiddetta insurrezione islamica nel Maghreb. Pur avendo al-Qaeda sempre negato la responsabilità per l'esplosione, la giustizia marocchina al termine di un'inchiesta lampo aveva pronunciato, appena sei mesi dopo la strage, diverse condanne nei confronti degli organizzatori di quel sanguinoso attentato.

La Mano tesa per aiutare e dialogare

Quest'oggi una cerimonia di commemorazione alla presenza dell'ambasciatore elvetico Guillaume Scheurer si è tenuta sul luogo del dramma, dove più volte nel corso degli anni si sono incontrati i familiari delle molte vittime. Dopo la tragedia i municipi di Cadenazzo e Sementina, in rappresentanza delle due comunità profondamente colpite dalla scomparsa dei giovani, decisero insieme alle famiglie di creare la fondazione La mano tesa (www.lamanotesa.ch) che “perpetuasse il ricordo e lo spirito che animava i tre ragazzi e allo stesso tempo potesse costituire un punto di riferimento per le numerosissime persone che moralmente e materialmente hanno manifestato e continuano a manifestare grande solidarietà e partecipazione”. Scopo statutario della Fondazione, presieduta da Mario Branda che in qualità di avvocato rappresentò le famiglie ticinesi in occasione del processo, è quello di sostenere a livello finanziario, logistico e concreto le famiglie ticinesi che devono, per un grave infortunio o malattia, far ospedalizzare in una struttura sanitaria fuori Ticino un loro congiunto e che pertanto hanno una serie di necessità primarie; la Fondazione ha per scopo anche di assicurare un servizio di traduzione alle famiglie che lo necessitano. Inoltre promuove attività musicali, sportive e culturali, in particolare rivolte ai giovani intese a favorire la comprensione e il dialogo tra le persone.

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