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laR
 
14.04.2021 - 05:30
Aggiornamento: 17:25

Leonardi lascia Airolo: ‘Necessari massicci investimenti’

Appello del presidente (partente) della Valbianca Sa: ‘Per un vero salto di qualità, entro 15 anni rinnovare tutti gli impianti e potenziare gli hotel’

leonardi-lascia-airolo-necessari-massicci-investimenti
Giovanni Leonardi, da cinque anni e mezzo presidente del Cda della Valbianca Sa (Ti-Press)
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«Fase uno e fase due superate. Ora è giunto il momento di gettare le basi per la fase tre. Che è quella di pensare ad Airolo come la principale meta turistica invernale ed estiva dell’Alto Ticino, favorita dall’essere facilmente raggiungibile in auto, treno e bus e dal trovarsi ai piedi delle Alpi in un contesto geografico e paesaggistico invidiabile ma finora non sufficientemente apprezzato. Per riuscirci bisognerà lavorare su due assi principali fra loro comunicanti: il potenziamento delle infrastrutture alberghiere nell’Alta Leventina e il rinnovo e ampliamento degli impianti di risalita, la cui concessione federale scade nel 2037. Quindici anni di tempo. Tanti? È un lasso di tempo adeguato che va sfruttato adeguatamente dalla politica e dall’imprenditoria. Pena, lasciare l’Alta Leventina dov’è oggi, con un potenziale turistico inespresso. Sarebbe un peccato per le generazioni future». In una manciata di minuti al telefono l’industriale Giovanni Leonardi, presidente del Consiglio di amministrazione della Valbianca Sa che gestisce la stazione di Airolo-Pesciüm, i cui azionisti sono per l’80% il Comune di Airolo e per il 20% quello di Quinto, tratteggia la strada da seguire. «Reputiamo – dettaglia – che occorra impostare una strategia a lungo raggio e sufficientemente coraggiosa sfruttando le sinergie previste con il risanamento ambientale del fondovalle airolese che deriverà dalla parziale copertura del sedime autostradale nell’ambito dell’imminente realizzazione del secondo tunnel». 

‘Lascio il timone a nuove forze’

La strategia futura di Airolo-Pesciüm dovrà essere portata avanti dai vertici della Valbianca Sa che risulteranno massicciamente rinnovati in occasione della prossima assemblea annuale in agenda a giugno, quando i Legislativi di Airolo e Quinto usciti dalle urne il 18 aprile avranno designato i loro rappresentanti comunali (rispettivamente tre e due) per il canonico incarico quadriennale che segue la legislatura politica. Leonardi, presidente della Sa da cinque anni e mezzo, ritiene sia giunto il momento di lasciare il timone «a nuove forze che vorranno portare in questa bella realtà la necessaria dose di energia ed entusiasmo». Con lui di sicuro lascerà anche l’ex sindaco di Lugano Giorgio Giudici. Altre partenze dipenderanno dalle valutazioni che matureranno insieme alle autorità locali dopo le elezioni. Lo stesso direttore, Mauro Pini, sembra in attesa di presupposti concreti per venire a capo della sfida affidatagli dal Cda nel dicembre 2018: «Professionalmente parlando sono orientato alla progettualità – spiega brevemente alla ‘Regione’ – e non a dirigere una realtà che non miri a crescere e a raggiungere nuovi obiettivi. Penso ad Airolo-Pesciüm come a una struttura turistica che guarda da subito al domani, andando oltre alla pur necessaria manutenzione ricorrente degli impianti».

’La sola manutenzione regolale non basta’

La Valbianca Sa, creata nel 2009 dai due Comuni col sostegno finanziario della Città di Lugano che aveva messo metà del capitale iniziale, è passata dalla fase uno – aggiudicazione all’asta degli impianti che erano di Giovanni Frapolli per la vantaggiosissima cifra di 70mila franchi mentre erano stimati 7,73 milioni – alla fase due di consolidamento della stazione invernale con l’aggiunta di nuove piste per lo sci alpino e del centro nazionale di frestyle, il tutto completato da percorsi estivi per le mountain bike. «Ma il tempo passa – avverte Giovanni Leonardi – e la sola manutenzione regolare di funivia, seggiovie, ski-lift e delle infrastrutture d’accoglienza in generale, non può rappresentare il futuro di questo comprensorio. Con lungimiranza bisogna cogliere la sfida del rinnovo della concessione federale degli impianti a fune per sostituirli completamente e potenziarli. C’è spazio per aumentare l’attuale dislivello pari a circa 1300/1500 metri, magari guardando anche verso la Val Bedretto, e per collegare adeguatamente le piste alla stazione ferroviaria. Se penso in modo avveniristico ma concreto, immagino un impianto completo d’innevamento artificiale e un collegamento a fune con gondole che raggiunga le piste sia in inverno, sia in estate, partendo direttamente dalla stazione ferroviaria». 

‘Ci vorrebbero più imprenditori coraggiosi’

Una dotazione infrastrutturale che dovrebbe crescere di pari passo con quella alberghiera: «D’estate l’offerta di letti è già oggi satura. Perciò dico che nell’Alta Leventina ci vorrebbe una decina d'imprenditori ticinesi coraggiosi come quelli che nei tempi recenti hanno ritirato e ristrutturato l’hotel Forni di Airolo e alcuni B&B situati in paese. Sappiamo che la loro offerta è di qualità ed è gradita alla clientela estiva e invernale. Ma oltre ad essi e a poche altre piccole realtà già presenti, siamo sprovvisti di letti alberghieri accessibili a chi vorrebbe trascorrere qui le vacanze». Una mano ‘istituzionale’ arriverà dalla ‘ricucitura’ territoriale sopra l’autostrada, dove su una parte dei 200’000 nuovi metri quadrati che saranno ricavati il Comune intende pianificare l’insediamento di un albergo con ampia zona relax e wellness; inoltre, a cantiere concluso, l’hotel Alpina che ospiterà per dieci anni gli operai dovrebbe poter tornare al suo ruolo originale. «Se l’Alta Valle vuole restare sul mercato, se vuole giocare un ruolo di primo piano nell’offerta turistica ticinese, confido che vada in questa direzione, perché sappiamo bene cosa desiderano i turisti al giorno d’oggi e qual è l’offerta della concorrenza elvetica ed estera», annota Giovanni Leonardi citando anche il forte potenziale rappresentato da chi pratica lo sci-escursionismo, il ciclismo, la mountain bike, le ciaspole e mettiamoci pure lo sci nordico visto che sopra la ‘ricucitura’ è prevista un’apposita pista. «In estate e inverno abbiamo le montagne piene di gente. D’accordo, parliamo di una situazione favorita dalla pandemia che ha bloccato i viaggi all’estero – annota Leonardi – ma che ha avvicinato tantissime persone per la prima volta ad attività all’aria aperta svolte a stretto contatto col territorio locale. Invito a ragionare su questo dato di fatto».

Quanti milioni? ‘10 pochi, 100 forse troppi’

Il discorso è ovviamente politico, sottolinea il presidente della Valbianca Sa: «Qui la politica locale, leventinese e cantonale deve riuscire a fare quadrato, senza ovviamente dimenticare le piccole e le medie stazioni molto apprezzate e che completano l'offerta. Gli investimenti prevedibili per i soli impianti a fune di Pesciüm sono nell’ordine di svariate decine di milioni di franchi. Con 10 milioni non si va da nessuna parte e con 100 si farebbe addirittura concorrenza ad Andermatt. A ogni modo tutto dev’essere concatenato: non può esserci una potenziata offerta alberghiera senza una rinnovata offerta d'impianti, piste, sentieri pedestri e per mountain-bike; e il privato non può essere lasciato da solo sul mercato, senza un ente pubblico comunale e cantonale pronto a giocare il proprio ruolo fino in fondo». Le idee non mancano, molto dipenderà dalla volontà e dalla possibilità di investire ingenti risorse in grado di produrre ricadute non indifferenti per l’intera regione.

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