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Il ‘modello a cascata’ indica modalità e condizioni di valutazione e accettazione/rifiuto nella posa di antenne per la telefonia mobile(Ti-Press)
Bellinzona
17.02.2021 - 19:300

Sistema a cascata, non piace l'emendamento del gruppo Liberi

La Commissione del piano regolatore sta con il Municipio e invita il Legislativo a respingere le proposte dei consiglieri comunali Deraita e Calanca

a cura de laRegione

La Commissione del piano regolatore invita il Legislativo di Bellinzona a voler respingere l'emendamento proposto dai consiglieri comunali Giulio Deraita e Luigi Calanca (gruppo Liberi), i quali sollecitavano l'affinamento del messaggio municipale, firmato a fine agosto, che chiede di estendere a tutti i quartieri di Bellinzona il cosiddetto ‘modello a cascata’ indicante modalità e condizioni di valutazione e accettazione/rifiuto nella posa di antenne per la telefonia mobile. Sulla base di otto diversi gradi di priorità, il ‘modello a cascata’ già introdotto in più località ticinesi (compresa la vecchia Bellinzona sin dal 2017) obbliga i gestori a limitare per quanto possibile i nuovi impianti nelle zone residenziali e con contenuti sensibili (in primis strutture per bambini e anziani oppure sanitarie); qualora intendano avvicinare le antenne a queste zone, dovranno dimostrare che non sono disponibili ubicazioni nelle zone con priorità più alta. L’obiettivo – rimarca il messaggio municipale – è quello di “garantire il loro adeguato inserimento nel contesto territoriale, in particolare a salvaguardia del patrimonio naturale, culturale e del paesaggio”.

Secondo Deraita e Calanca occorreva però modificare il testo rendendolo più vincolante. I consiglieri comunali chiedevano di eliminare dalle Norme di applicazione del Piano regolatore (Napr) il principio della percezione visiva: se un’antenna c’è ma non si vede, andrebbe considerata al pari di quelle visibili. “Il messaggio – attaccavano – considera le antenne semplicemente quali elementi statici e passivi: preoccupandosi solo di quelle percepibili visivamente, tende a salvaguardare il solo impatto estetico delle stesse”. I due consiglieri evidenziavano il lato ambientale ed economico del problema, dal momento che la presenza delle antenne può rendere le proprietà nei quartieri toccati meno attrattive sul mercato immobiliare. Suggerivano inoltre di “vietare la posa” nelle aree “delimitate dal raggio di 100 metri da locali, luoghi chiusi e aperti, anche nei quartieri o nei Comuni limitrofi, destinate al soggiorno di bambini, anziani, e ammalati”. A questo proposito la Commissione del piano regolatore è d'accordo col Municipio il quale, seppur con priorità ultima, intende permettere la posa di antenne anche nelle aree delimitate dal raggio di 100 metri da locali dove soggiornano persone particolarmente sensibili. La Commissione auspica “che l'autorità preposta sia vigile e severa nell'applicazione” del modello a cascata. 

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