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15.02.2020 - 05:50
Aggiornamento: 12:07

Ex Petrolchimica di Preonzo, tutti d’accordo sulla bonifica

Municipio di Bellinzona, Patriziato locale, società proprietaria del terreno contaminato e la confinante Ecotechnology aderiscono alla convenzione cantonale

Dai 700’000 franchi inizialmente stimati nei mesi scorsi, sale a un milione il costo calcolato per rimuovere le infrastrutture superficiali presenti nel comparto dell’ex Petrolchimica di Preonzo da oltre due decenni abbandonato a se stesso dopo il fallimento della raffineria risalente al 1996. La cifra – spiega alla ‘Regione’ il municipale Christian Paglia, capodicastero Opere pubbliche e Ambiente – emerge dal progetto consegnato nei giorni scorsi dallo studio d’ingegneria Evolve di Bellinzona all’esecutivo cittadino che lo aveva incaricato di calcolare i costi indicando procedura e fasi di smantellamento. Il Municipio ora inserirà questi dettagli in un messaggio che sottoporrà prossimamente al Consiglio comunale, cui compete la decisione. Successivamente la Città compenserà la spesa beneficiando del contributo di delocalizzazione attribuito dal Cantone alle attività situate sotto la frana del Valegion. È, questa, la prima fase operativa del complesso iter avviato da Città e Cantone (Dipartimento del territorio) per bonificare il vasto mappale che risulta contaminato e non soltanto inquinato; questo considerate le sostanze riferite a idrocarburi scoperte nella falda freatica presente a valle. Quanto sia esattamente grave la situazione lo diranno le analisi approfondite del sottosuolo che potranno essere effettuate non appena smantellati i capannoni presenti; pure da considerare che si trovano ancora sul posto alcuni tank interrati, mentre altri che si ergevano per vari metri sono stati eliminati nei decenni passati.

Delega al Cantone che anticiperà i costi

La procedura di bonifica è coordinata dalla Sezione protezione aria, acqua e suolo (Spaas) del Dipartimento del territorio (Dt): fattasi parte attiva, l’ha condivisa con gli attori presenti nel e attorno al comparto sottoponendo loro di recente una convenzione contenente una delega esecutiva a favore del Cantone che anticiperà tutti i costi di risanamento. Si tratta della Gerre Sa (fa capo al gruppo Piero Ferrari Sa di Locarno) che aveva comprato il mappale all’asta nel 2005 per farne probabilmente un deposito d’inerti; nonché della Città di Bellinzona e del Patriziato di Preonzo proprietari di alcuni mappali confinanti, i quali in parte ospitano in diritto di superficie la ditta Ecotechnology situata a nord, pure coinvolta nella procedura di bonifica.

Si scava nel vecchio azionariato

Sebbene i confinanti non abbiano responsabilità nell’inquinamento, il loro coinvolgimento è richiesto per due motivi: da una parte perché il problema potrebbe aver facilmente sconfinato verso loro; dall’altra perché la bonifica centrale ed eventualmente laterale potrebbe comportare benefici anche per le vicine proprietà/attività. Tutto ciò – spiega alla ‘Regione’ il capo Spaas Giovanni Bernasconi – richiede, come detto, una delega a favore del Dt che le parti hanno ora preavvisato positivamente, suggerendo e ottenendo alcune puntualizzazioni nel testo; chiara, ad esempio, l’adesione del Patriziato la cui assemblea giovedì si è espressa all’unanimità. Convenzione – specifica Bernasconi – nella quale non viene indicata la chiave di riparto della spesa stimata in 20-25 milioni di franchi. Chi pagherà e quanto, sarà stabilito tramite una procedura parallela che non frenerà quella operativa stimata in 5 anni. «Il governo cantonale – aveva spiegato lo scorso ottobre il consigliere di Stato Claudio Zali rispondendo in Gran Consiglio a un’interpellanza – farà il possibile per evitare che l’ente pubblico si sobbarchi i costi di risanamento». Il ministro citava la Legge per la protezione dell’ambiente, sottolineando che l’ente pubblico si assume i costi qualora i cosiddetti ‘perturbatori per comportamento’ non siano rintracciabili o siano insolventi. In tal caso può chiedere alla Confederazione una partecipazione alla spesa fino a un massimo del 40%. Si ‘scaverà’ quindi anche nell’azionariato della fallita Petrolchimica Sa, per capire chi ne teneva le redini nel periodo di attività. Fra i possibili nomi emersi negli ultimi mesi, ricordiamo, c’è quello del gruppo petrolifero Tamoil attivo anche in Ticino. Ma non sarebbe il solo.

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