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Bellinzonese
21.05.2019 - 13:160
Aggiornamento : 14:50

Arbedo-Castione: il direttore ha sbagliato ma viene assolto

Non può essere accusato di favoreggiamento, ma avrebbe dovuto rivolgersi subito alla polizia quando una madre gli raccontò dei massaggi del maestro

Ha sbagliato a non rivolgersi alla polizia ma non può essere accusato di favoreggiamento. Così ha sentenziato il giudice Marco Villa al termine del processo nei confronti del direttore dell'Istituto scolastico comunale di Arbedo Castione che non aveva segnalato alle autorità preposte quanto raccontatogli da una madre, ovvero dei massaggi anche sotto l'elastico delle mutande da parte del maestro delle scuole elementari al figlio. "La decisione di non parlare è stata scellerata", ha sottolineato il presidente della Corte delle assise correzionali sottolineando che non è compito delle autorità educative capire se il reato fosse perseguibile o meno, bensì di Polizia e Ministero pubblico. Direttore scolastico e sindaco avrebbero dunque dovuto contattare subito autorità e uffici preposti.

Accolta dunque la richiesta dell'avvocato di fiducia del 61enne,  Niccolò Giovanettina. L'atto d'accusa presentava i fatti in maniera errata, ha fatto notare durante la sua arringa. Il suo cliente - ha detto - si è limitato a chiamare subito il sindaco nonché capo dicastero scuole, immediatamente dopo aver sentito il racconto della madre. Ha dunque rispettato quanto indicatogli dalla sua autorità di nomina ed è stato il sindaco stesso a dirgli di rivolgersi al maestro per convocarlo. "Il favoreggiamento deve portare a un aggravio delle indagini - ha aggiunto -mentre in realtà il comportamento del direttore non ha ostacolato la ricerca della verità ne ha disturbato l'avvio regolare dell'inchiesta. Insistendo sulla buona fede del suo cliente, l'avvocato ha ricordato alla corte che il suo cliente non aveva colto l'aspetto sessuale dei massaggi fatti in classe agli alunni raccontati dalla madre. 

Da parte sua il procuratore pubblico Nicola Respini, titolare dell'inchiesta, ha già annunciato l'intenzione di impugnare la decisione in Appello. Nel decreto d'accusa chiedeva di condannare l'imputato al pagamento di 120 aliquote giornaliere da 170 franchi sospese per un periodo di prova di 2 anni.

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