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13.02.2019 - 11:170
Aggiornamento : 12:18

'Non volevo ammazzarla, ma solo spaventarla'

Si è aperto stamane il processo nei confronti del 71 enne che lo scorso mese di giugno, a Sementina, aveva cercato di uccidere la moglie con un coltello

“Non volevo ammazzarla, ma solo spaventarla”. Così si espresso in aula il 71enne cittadino svizzero accusato di tentato omicidio intenzionale, subordinatamente lesioni gravi, per avere, la notte del 16 giugno 2018, tentato di uccidere la moglie con un coltello da cucina nella loro abitazione di Sementina. L’imputato, comparso questa mattina di fronte alla Corte delle Assise criminali di Bellinzona riunite a Lugano, ha ammesso i fatti dicendosi “molto dispiaciuto per quanto successo”. Secondo quanto riportato nell’atto d’accusa stilato dal procuratore pubblico Nicola Respini, l’uomo – patrocinato dall’avvocato Marco Masoni – avrebbe inflitto almeno una coltellata alla 55enne mentre quest’ultima stava dormendo, per poi sferrarne altre al suo risveglio. “Sì, mi sono reso conto che avrei potuto ucciderla”, ha risposto l’imputato alla domanda del giudice. Le coltellate avevano provocato ferite (all’addome e alla mano) potenzialmente letali. L’uomo si era in seguito autoinflitto delle ferite con la stessa arma da taglio. Un gesto che il 71enne, affetto da disturbi psicologici (aspetto che, come rilevato dalla perita, potrebbe comportare una scemata imputabilità del reato), ha giustificato col fatto “di essere pieno di debiti”. Durante la requisitoria l’uomo ha ammesso i frequenti litigi con la moglie, a suo dire mai sfociati in atti di violenza. “Il suo carattere e le cose che mi diceva mi facevano arrabbiare -ha detto l’imputato -. Mi prendeva in giro, mi chiamava vecchio. Avevamo discussioni un giorno sì è un giorno no”. Sulla sfondo si cela pure la gelosia. “Non avevo le prove che mia moglie vedesse un altro uomo, ma lo pensavo”, ha affermato l’imputato.  Erano stati i vicini ad avvisare la polizia quando la 55enne si era presentata alla loro porta impaurita e insanguinata. Il marito, pure lui ferito allo stomaco, dopo aver cercato di inseguire la moglie si era barricato in casa e gli agenti erano riusciti a raggiungerlo dopo aver forzato la porta. Il 71enne, apparso molto agitato, era stato sedato. L’uomo è in carcere dalla sera dei fatti. In rappresentanza della vittima, l’avvocata Rosangela Locatelli ha chiesto 10’000 franchi di risarcimento per torto morale.  La Corte è presieduta dal giudice Amos Pagnamenta.

L’accusa chiede 3 anni e 6 mesi

“L’imputato ha agito in maniera determinata, colpendo intenzionalmente la moglie in zone potenzialmente letali. Solo il fatto che la donna sia riuscita a fuggire ha evitato il peggio”. Con queste motivazioni il pp Nicola Respini ha chiesto una pena detentiva di 3 anni e 6 mesi e, inoltre, che l’uomo venga obbligato ad intraprendere un percorso terapeutico. Dal canto suo, l’accusatrice privata Rosangela Locatelli ha esposto il desiderio della moglie, che vuole che il marito si sottoponga a una terapia più intensa rispetto a quella omeopatica seguita attualmente. L’imputato si è detto favorevole a questo propositi. L’avvocata Locatelli ha in seguito messo in luce le ripercussioni della vicenda sulla sua assistita che, oltre ad avere seri problemi al pollice destro a seguito dei fatti, è tormentata dagli incubi e dalla paura di uscire di casa da sola quando è buio. La difesa sostenuta dall’avvocato Marco Masoni ha individuato i disturbi di personalità (schizoide-paranoide) dell’uomo come la causa principale del suo agire. Un deterioramento cognitivo che ha portato l’imputato a riconoscere la sua responsabilità ma non a capire il motivo del suo agire. Tenendo conto anche dei fattori dell’età, del carcere preventivo già scontato, del pentimento, dell’intenzione di sottoporsi a un percorso terapeutico e della scemata imputabilità medio-grave dell’atto, Masoni ha chiesto una pena di 30 mesi di cui 12 al massimo da espiare. La sentenza sarà pronunciata questo pomeriggio.

 
 
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