Bellinzonese
15.11.2018 - 20:190
Aggiornamento 22:25

Zali replica a Pelli sulle Officine: 'Quante falsità'

‘Mi dissocio dalla politica che chiede di spendere 350 milioni in più per un’opera che porterebbe vantaggi a degli interessi particolari’

«È una falsità sostenere che il Cantone non sostiene le zone periferiche e che c’è un disegno politico per tagliarle fuori dallo sviluppo del Ticino. Quanto alle nuove Officine Ffs previste a Castione, ricordo che a suo tempo abbiamo cominciato a negoziare con le Ferrovie tenendo il coltello dalla parte sbagliata, contrariamente a oggi». Il presidente del Consiglio di Stato, Claudio Zali, rispedisce al mittente le critiche emerse mercoledì sera a Bodio (vedi la ‘Regione’ di ieri) durante un incontro aperto ai rappresentanti politici delle Tre Valli e organizzato dai Comuni della Bassa Leventina attivatisi per proporre il comparto dell’ex Monteforno quale nuova sede delle Officine bellinzonesi. Un appello, il loro, ora ribadito all’indirizzo del Gran Consiglio il cui plenum dovrà decidere se stanziare i 100 milioni chiesti dal governo e se accogliere l’iniziativa popolare ‘Giù le mani’ che chiede l’implementazione nello stabilimento di un piano industriale.

Un appello, quello delle Tre Valli, rincarato mercoledì da più accuse rivolte al Consiglio di Stato, alla politica cantonale e alle Ffs. Il primo – per bocca dell’avvocato Fulvio Pelli, consulente legale del gruppo di lavoro della Bassa Leventina, e del presidente della Commissione regionale dei trasporti Massimo Ferrari – per non avere chiesto di più alle Ffs in cambio dei 100 milioni e dell’aumento degli indici edificatori nell’attuale comparto cittadino. Vantaggi – è stato detto a Bodio – che avrebbero potuto indurre il governo a definire il luogo in cui far sorgere le nuove officine, anziché ‘subire’ la decisione e «brillare ora per un assordante silenzio e per una chiara insofferenza nei nostri confronti quando chiediamo di venire ascoltati». Durante le due ore di discussione accuse sono state mosse anche verso la politica cantonale poiché favorirebbe lo sviluppo economico solo nel triangolo d’oro Lugano-Locarno-Bellinzona. Infine accuse anche alle Ffs, in particolare dal consigliere nazionale Ppd Fabio Regazzi, perché avrebbero agito con poca trasparenza nel decidere per Castione e nel quantificare i presunti costi maggiori dell’opzione Bodio.

Valutazione limitata a sud di Pollegio

L’alzata di toni – replica Claudio Zali – è sinonimo di mancanza di argomenti. Tuttavia di argomenti le Tre Valli sembrano averne. «Ma il Cantone – risponde il presidente del governo – fa tutto il possibile per realizzare gli investimenti laddove siano ritenuti giustificati. Prova ne sia che insieme alle Ffs s’investono 250 milioni in alta Leventina per il rifacimento della centrale del Ritom e che fra Biasca e Pollegio le Ffs hanno realizzato importanti infrastrutture con molti posti di lavoro», come il centro di gestione del traffico spostato da Bellinzona con oltre 100 impieghi. «Sempre a Giornico la Confederazione sta realizzando il nuovo centro di controllo dei Tir che occuperà 30-40 persone». Inoltre il Cantone ha pure delocalizzato taluni suoi servizi. «E insieme alla Confederazione parteciperà finanziariamente al risanamento paesaggistico dell’A2 ad Airolo».

Come mai, chiediamo, quando le Ffs hanno chiesto al CdS d’indicare possibili comparti in cui insediare le nuove Officine, non si è pensato all’ex Monteforno, già pianificata per scopi analoghi? «Perché le Ffs avevano limitato il raggio a sud del portale AlpTransit di Pollegio». Quanto all’opzione Bodio che costerebbe alle Ffs 350 milioni in più di Castione, Zali riconosce che in effetti la cifra è stata esposta dal Ceo Andreas Meyer in modo informale: «Ma ora mi dissocio dalla politica che chiede di spendere 350 milioni in più per un’opera che porterebbe vantaggi a degli interessi particolari. E alzare i toni non rende le rivendicazioni più giustificate». Infine l’invito di Fulvio Pelli alle Tre Valli affinché si mobilitino per un referendum, «questo non deve diventare motivo di pressione sulla politica, essendoci tutto il tempo per evadere l’iter democratico». Semmai i conti verrebbero fatti poi con le Ffs, «perché non realizzeranno mai un’alternativa a Castione che non c’è. La conseguenza sarebbe un’importante perdita di posti di lavoro qualificati e di lunga durata».

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