Bellinzonese
25.10.2018 - 05:500
Aggiornamento : 08:21

Circoscritto il rogo a Scarpapè. 'Adesso possiamo spegnere il fuoco'

Dopo una notte di lavoro, pericolo scongiurato, assicura il comandante dei pompieri. Così opera chi pilota gli elicotteri che intervengono in caso d'incendio

Un mese esatto dopo le fiamme che aveva avvolto la montagna a Pollegio, mercoledì il fuoco ha colpito la zona di Scarpapè sopra Giubiasco. Quattro elicotteri e 40 militi hanno cercato di arginare il rogo dal pomeriggio lottando contro il forte vento da nord, continuando il presidio per tutta la notte. I pompieri di Bellinzona, infatti, non hanno 'staccato' un solo minuto: una trentina gli uomini che hanno lavorato per l'intera notte, 'aiutati' da un vento, nel frattempo, meno impetuoso. «Diciamo che è andata bene: il nostro obiettivo è stato raggiunto. Siamo riusciti, infatti, a contenere l'incendio nel perimetro già circoscritto», ci dice il comandate Samuele Barenco. Poi con le luci del giorno, stamane, giovedì, gli elicotteri sono tornati ad alzarsi in volo: 4 gli apparecchi che stanno dando man forte ai pompieri, una ventina quelli al momento in zona. «Ci affiancheranno per tutta la giornata – ci conferma ancora il comandante -. Il pericolo che il fuoco si possa sviluppare, in ogni caso, è scongiurato. Adesso possiamo concentrarci a spegnere le fiamme e risolvere definitivamente il problema». A quel punto, con l'ausilio della Sezione forestale, si saprà quanti ettari di patrimonio boschivo sono andati perduti. Nessun pericolo diretto, invece, per rustici, abitazioni e persone. 

Elicotteri che intervengono in condizioni difficili

Intervengono tempestivamente per dar man forte ai pompieri di montagna impegnati sul terreno nella lotta alle fiamme. Sono equipaggiati con un particolare secchio, il “Bambi bucket”, un vero e proprio sacco appeso al gancio baricentrico utilizzato per raccogliere acqua dai fiumi, dai laghi o da apposite vasche antincendio. Acqua che viene poi trasportata e scaricata con precisione sul luogo indicato. Stiamo parlando dei piloti di elicottero delle compagnie di trasporto private ticinesi che, non di rado in concorso con i velivoli delle Forze aeree, sono chiamati a operare in caso di allarme. Si tratta di velivoli in grado di intervenire in condizioni sovente difficili, in zone particolarmente impervie e isolate e con la capacità di caricare circa una tonnellata di acqua a rotazione.

Un pilota: 'Serve grande concentrazione'

A bordo per i piloti, come conferma uno di loro, il lavoro richiede grande concentrazione: «Le difficoltà maggiori sono legate a molteplici fattori: si va dalla morfologia del territorio sorvolato alla presenza di ostacoli (cavi, antenne, linee elettriche ecc…), dai rotori di vento (che possono obbligare, in alcuni casi, al “fermo macchine”) al fumo che ostacola la visuale». Per questo motivo i piloti impiegati, tutti di provata esperienza di volo con carico, ricevono una specifica formazione. Essa viene svolta all’interno delle singole ditte in base a procedure Ufac standard. Quando il mezzo aereo di spegnimento arriva in zona operazioni, solitamente procede a una ricognizione. Dopodiché in accordo con il capo intervento e il forestale, che hanno una visione d’insieme dell’area interessata dal sinistro, inizia la sua missione.

Precisione e quantità d'acqua

A terra viene stabilita una “strategia di attacco”, così come una scala delle priorità (l'evacuazione di persone, la difesa di cascinali, stalle, infrastrutture in generale hanno la precedenza). Per quanto attiene alla quota di sgancio, solitamente le benne sui focolai vengono aperte a un’altezza di alcune decine di metri e con un range di velocità assai ampio (da 0 km/h, volo stazionario al valore di velocità con carico esterno tipico di ogni modello di elicottero). L’efficacia del lavoro svolto è determinata sia dalla precisione dei lanci, sia dai quantitativi di acqua trasportata in un lasso di tempo relativamente breve. Per questo risulta determinante la distanza che intercorre tra il punto di pescaggio e la zona del sinistro, che determina il tempo di rotazione. Nel caso di incendi di vaste dimensioni, si ricorre a più velivoli, come fatto ieri: «In questo caso viene stabilito un circuito operativo che è comunque sorvegliato in continuazione da un operatore a terra, in modo da scongiurare ogni rischio per gli equipaggi impegnati».

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