Bellinzonese
17.04.2018 - 11:100
Aggiornamento 12:29

Cheda diffamò gli avvocati Gianoni

Condannato per un articolo e l'opuscolo con il fumetto. La sentenza pronunciata stamattina in Pretura penale è stata subito contestata: Cheda andrà in Appello

Conferma parziale del decreto d'accusa questa mattina nell'ambito del procedimento penale nei confronti di Matteo Cheda, giornalista bellinzonese che tra fine 2010 e inizio 2011 prese parte all'acceso dibattito politico in corso nella Turrita. La giudice Orsetta Bernasconi Matti lo ha condannato per diffamazione ripetuta in merito a un suo articolo pubblicato nello spazio dei lettori sul Corriere del Ticino il 29 gennaio 2011 e per il fumetto contenuto in un opuscolo informativo (con protagonisti fittizzi ispirati agli avvocati Filippo e Franco Gianoni) che Cheda aveva diffuso pubblicamente nel giugno di quell'anno alla vigilia del voto sulla nuova sede dell'Istituto di ricerca in biomedicina (Irb). Assolto invece per un terzo caso elencato dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier nel decreto d'accusa: l'articolo di Cheda pubblicato dal nostro giornale il 29 dicembre 2010 conteneva critiche a proposito dell'allora municipale di Bellinzona Filippo Gianoni ma non era diffamatorio poiché non conteneva elementi che lo facessero ritenere un uomo disprezzabile.

Negli altri casi la critica era accompagnata dall'accusa di favorire i propri interessi privati nell'ambito della carica pubblica: su tale aspetto la giudice ha sottolineato che Cheda non ha fornito alcuna prova liberatoria. Inoltre, ha sottolineato la giudice, le decisioni municipali vengono prese con la maggioranza dei voti dei 7 municipali e non su volere di uno solo. Il giornalista responsabile delle riviste per consumatori "L'inchiesta", "Spendere meglio" e "Scelgo io" è stato condannato al pagamento di 20 aliquote da 50 franchi; pena sospesa per un periodo di 2 anni. Dovrà inoltre pagare una multa di 250 franchi.

Ricordiamo che il processo iniziato settimana scorsa in Pretura penale si è reso necessario dopo che le parti lese avevano vinto il ricorso interposto alla Corte dei reclami penali sulla decisione presa nel 2016 dal giudice Siro Quadri di decretare l'abbandono del procedimento perché il reato era caduto in prescrizione. Contro la sentenza odierna l'imputato ha però già consegnato la dichiarazione d'appello. La vertenza non è dunque ancora volta al termine. 

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