Mondiali di hockey

Alla scoperta dello "sconosciuto" Timo Meier

Lunga intervista all'astro nascente dell'hockey rossocrociato. "La Nhl è sempre stata il mio obiettivo"

Keystone
11 maggio 2018
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Timo Meier? In sostanza di lui si sa pochissimo e ai più il suo nome prima di questa stagione non era familiare. Draftato in nona posizione assoluta nel 2015 da San Jose, Timo ha lasciato la Svizzera nel 2013 all’età di appena 16 anni. «È stata una decisione semplicissima da prendere quando ho ricevuto la proposta da Halifax per giocare in Qmjhl, una delle migliori leghe juniori canadesi», racconta il 21enne. «Il mio obiettivo è sempre stato quello di arrivare alla Nhl. Ho deciso nello spazio di 1 secondo. Malinconia? Certo non è stato semplice lasciare casa e amici, ma non l’ho mai avuta, ero talmente preso ed entusiasta da questa nuova avventura. E poi ho avuto la fortuna di avere attorno brave persone, penso ai miei allenatori e alla famiglia che mi ha accolto ad Halifax».

Timo ha deciso la partenza in un lampo, ma alla fine, dato che era minorenne, la scelta finale spettava ai genitori. «Quando è arrivata l’offerta da Oltreoceano, prima di dare il benestare alla mia partenza, la mia famiglia ha analizzato i vantaggi e gli svantaggi, ma in fin dei conti la decisione è stata presa velocemente. I miei cari mi hanno sempre sostenuto, sanno che ho una grande volontà e quando mi metto qualcosa in testa mi aiutano perchè sono coscienti che farò di tutto per raggiungerlo. Sono parte integrante del mio successo. Senza di loro non sarei mai riuscito a realizzare il mio obiettivo».

E alla fine il cammino scelto ha premiato il numero 28. In questa stagione di Nhl è esploso segnando 23 reti e fornendo 18 assist con la maglia di San Jose. «All’inizio del mio cammino con gli Sharks sono stato frenato da una mononucleosi. Tutto sommato già lo scorso campionato avevo giocato bene (39 partite, 3 gol e 3 assist ndr) ed ero progredito parecchio, ma in Svizzera si captano le prestazioni e se ne dà risalto solo se si fanno tanti punti. Quest’anno ho avuto più fortuna, ho segnato molti gol, ma so di poter fare ancora meglio e devo continuare a lavorare ancora più duramente».

Meier a poco a poco sta diventando una star. «Adesso a volte capita che la gente in strada mi riconosce, ma non sono di certo arrivato ai livelli di Joe Thornton e poi San Jose non è propriamente una citta di hockey. Le persone sono molto rispettose e non ti disturbano».

L'ex juniore del Rapperswil è nato e cresciuto a Herisau, in Appenzello. Un cantone che non è tra le mecche hockeistiche della Svizzera. Qualche giocatore famoso però lo ha dato: Jonas Hiller, Beat Forster e, tornando un po’ più indietro nel tempo, Jörg Eberle. «Non è molto conosciuto il mio cantone, ma ai tempi l’Herisau era nella massima lega. Abitavo a 5’ a piedi dalla pista ed era un paradiso per me e l’ideale per allenarsi. Sono sempre felice di tornare a trascorrere le estati a casa con gli amici, tanti dei quali giocavano con me da bambino».

Nella vita dell’attaccante c’è praticamente solo il disco su ghiaccio. «Sono sempre stato interessato allo sport in generale. Con i miei soci giocavamo a calcio e andavamo spesso a tifare il San Gallo. È importante interessarsi ad altre attività, ma devo essere sincero, sono sempre stato un fanatico di hockey e ho sempre pensato 24 ore al giorno a questo sport».

Uno dei suoi più grandi idoli non è però un hockeista, bensì Roger Federer. E lo scorso mese di marzo il Maestro, che si trovava in California, è andato su invito di Timo a vedere una partita dei San José. Meier ha pure scattato una foto con il King e l’ha pubblicata sui suoi profili social media. «Per ogni svizzero è una personalità gigantesca, è un esempio per me, lo si può solo guardare dal basso in alto».

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