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11.05.2017 - 16:000
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:11

L'allenatore dei portieri Peter Mettler: "Dobbiamo formare elementi validi per il futuro".

Da circa tre settimane Peter Mettler è l'allenatore dei portieri di Swiss Ice Hockey. "È un onore essere qui e lavorare per la mia patria. Mi sono integrato bene, il resto dello staff tecnico mi ha aiutato molto. Già prima dei Mondiali abbiamo discusso parecchio, sono motivatissimo", racconta lo svittese, in precedenza coach degli estremi difensori dello Zugo.

"L'offerta di contratto è stata una piacevole sorpresa, anche se già in precedenza collaboravo in ambito giovanile con la federazione. Sono grato all'Evz. I dirigenti dei Tori mi hanno consentito di rompere il contratto". Il 36enne ha firmato sino al 2019 e si occupa dei portieri della Nazionale maggiore, della U20 e dello sviluppo a livello giovanile. "Appena terminato il Mondiale mi recherò subito a Sochi, dove con la U20 saremo impegnati in un torneo. La mia speranza è di volare verso la Russia direttamente da Colonia e di non dover prima rientrare in Svizzera". Già, perchè decollare dalla Germania significherebbe di aver raggiunto perlomeno i quarti di finale.

Mettler spiega il suo lavoro. "È chiaro, al Tobias Stephan di turno, a Hiller o Genoni non posso insegnare più nulla a livello tecnico. Sono tutti già formati, ma un allenatore serve anche a loro, l'obiettivo è di mantenere il livello. Si analizzano le partite al video, si svolgono allenamenti specifici e si lavora molto a livello mentale e psicologico. Anche i più navigati possono avere dei momenti bui, qualche insicurezza. È quindi fondamentale poter contare su di una persona di fiducia con cui discutere, qualcuno che sappia cosa voglia dire trovarsi da solo a difendere una gabbia". In questo senso spesso il rapporto diventa amichevole. "Esatto, non avendo venti giocatori da seguire, ma solo 2 o 3 il legame diventa più stretto. Ma bisogna restare professionali e dividere amicizia e lavoro".

In Svizzera il ruolo di allenatore dei portieri acquista sempre più valore. Sino a una decina di anni or sono non tutte le società di Lna ne avevano uno a tempo pieno. "È vero, lo sviluppo va nella giusta direzione, ma siamo ancora lontani dall'avere un numero sufficiente di allenatori dei portieri. In Svezia ad esempio ci sono club hanno 4 o 5 tecnici che svolgono la funzione. C'è quindi potenziale di miglioramento da noi, non solo a livello di adulti, ma soprattutto a livello giovanile. Non bisogna dimenticarsi che la posizione di portiere è la più importante nell'hockey. Dobbiamo formare estremi difensori validi per il futuro".

Peter parla di Hiller. "Jonas, malgrado la sua carriera ai massimi livelli in Nhl, è una persona umile e senza allure da superstar. Lui e Genoni sono amici, entrambi vogliono il massimo per la selezione rossocrociata, sono dei vincenti e lavorano bene assieme". Il nativo di Seewen spiega come avviene la scelta del titolare. "Ovviamente la decisione definitiva la prende Patrick Fischer, ma prima di ogni sfida chiede la mia opinione".

Peter Mettler: a qualche tifoso bianconero forse il nome ricorda qualcosa. Cosa accadde nel 2002? Il nostro interlocutore ride. "È una domanda facile, intendi la mia partita a Lugano con lo Zugo? Quando non hai disputato molto buone gare in Lna è facile rispondere". Con il titolare Schöpf infortunato, l'allora 21enne Mettler sfoderò il match della sua vita nei quarti di finale dei playoff alla Resega. "È curioso, ancora oggi la gente della mia regione m'interpella in merito a questo avvenimento. Era gara-5, alla Resega faceva caldissimo, feci 50 parate, nel terzo tempo e all'overtime avevo i crampi. Vincemmo 2-1, fu un'esperienza fantastica, ma ormai è passata, anche se il ricordo resta e fa piacere che qualcuno se ne rammenti". 

Mettler non riuscì a sfondare. Nel 2002-03 fece ancora 3 partite, poi si fermò un anno prima di giocare in seguito a livello amatoriale nel Seewen, suo club di provenienza. "Essere portiere è come camminare su una corda sospesa in aria. La differenza tra diventare eroe e non convincere è sottile. Penso che non sia stato abbastanza costante. Se l'avessi saputo a suo tempo, probabilmente la mia carriera sarebbe durata di più, ma sono felice dell'esperienza fatta. Mi aiuta parecchio nel mio lavoro odierno".  

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