Culture

Le molte lingue della pandemia

Da triage a immunità di gregge, la Fondazione Sasso Corbaro organizza un ciclo di eventi per esplorare il “lessico medico” della pandemia

Archivio Ti-Press
3 settembre 2020
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È solo una manciata di materiale genetico raccolto in un involucro di grassi e proteine, eppure il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 parla molte lingue: quella della biologia, della clinica, della società, dell’antropologia, della psicologia. «Questo virus non è soltanto una malattia, è un fenomeno che ha coinvolto molti aspetti della nostra vita personale, sociale, comunitaria, democratica…» ha spiegato lo psichiatra Graziano Martignoni. Al crocevia tra questi linguaggi si muove la Fondazione Sasso Corbaro per le Medical Humanities che ieri ha presentato i due eventi autunnali: un ciclo di incontri dedicato alle parole della pandemia e il convegno, organizzato appunto da Martignoni, rivolto principalmente al personale di cura ma aperto a tutti.

Iniziamo da quest’ultimo che si terrà il 15 ottobre all’Antico Convento delle Agostiniane di Monte Carasso (informazioni sul sito sasso-corbaro.ch). Per la fondazione è il quarto convegno che risponde all’esigenza di “prendersi cura dei curanti”, indagare le forme di aiuto e sostegno di cui hanno bisogno infermieri, medici, psicologi, educatori: quegli operatori il cui ruolo è determinante in tempi normale e – come si dirà più avanti – ancora di più durante la pandemia.

Il tema scelto da Martignoni per questo quarto appuntamento è la notte: «È un momento delicato, la notte: quella “esteriore”, che inizia la sera e termina al mattino, e quella interiore, quando un operatore di casa anziani teme di portare il coronavirus a casa significa fare i conti, sul luogo di lavoro, con una sorta di buio».

Le parole del nuovo coronavirus

Veniamo adesso al ciclo di incontri dedicato alla parole della pandemia, ideato da Roberto Malacrida. L’idea di partenza è semplice: l’emergenza sanitaria ha esposto tutti noi a termini specialistici il cui significato preciso, per chi non ha una formazione medico-scientifica, può sfuggire, prestandosi a fraintendimenti e incomprensioni. Ma non è solo una questione di conoscenze linguistiche o tecniche, di paroloni che alcuni esperti sono chiamati a spiegare: il “Lessico medico” – questo, à la Natalia Ginzburg, il titolo della serie di incontri – più che un’occasione di divulgazione vuole fornire la chiave per comprendere cosa ha significato, dal punto di vista umano oltre che sanitario, la pandemia di nuovo coronavirus.

Il primo termine affrontato sarà ‘triage’, la temuta “selezione dei pazienti”, la tragica decisione su chi curare e chi lasciar morire perché non ci sono abbastanza posti in terapia intensiva. In realtà non è così semplice, ha spiegato in conferenza stampa Paolo Merlani, primario di medicina intensiva e responsabile della task force che ha coordinato i posti di terapia intensiva durante la pandemia. Il Ticino, ha ricordato Merlani, ha percorso una strada diversa da altre realtà svizzere e internazionali, creando dei centri pandemici e arrivando a creare una settantina di posti per i malati Covid-19. Si è trattato di un grandissimo sforzo, come accennato di personale più che di spazi e attrezzature sanitarie. E il 28 marzo si è arrivati alla piena occupazione della terapia intensiva dell’Ente ospedaliero cantonale: «La clinica Moncucco aveva ancora qualche posto, ma pochi, e l'afflusso era tra i 7 e i 15 pazienti al giorno: sentivamo una certa pressione… poi per fortuna i pazienti hanno iniziato a diminuire».

In questo scenario, la questione non è tanto la scelta tra chi attaccare al respiratore e chi no, ma «le scelte che siamo chiamati a fare tutti i giorni». Perché la terapia intensiva ha un costo che non è tanto quello economico delle cure, ma di sofferenza del paziente e occorre valutare, con il paziente o con i parenti, se vale la pena pagare quel prezzo di dignità per una minuscola possibilità di sopravvivenza. «Questo lo viviamo con tutti i pazienti di terapia intensiva e che con il coronavirus era reso ancora più difficile per le incognite sui fattori di rischio, perché all’inizio non conoscevamo la malattia».

Quali decisioni sono state prese? La prima, ha proseguito Paolo Merlani, «è stata di essere tutti d'accordo sui principi, parlandosi tra più specialisti di centri diversi per avere qualcosa di trasparente e tracciabile». Come criterio per la valutazione dei pazienti, si è optato non per l’età, come a un certo punto è sembrato, ma «la probabilità di sopravvivenza, e questa probabilità, come diremo durante l'incontro, è soprattutto una questione di comorbidità: più una persona è malata, più le probabilità di sopravvivenza sono basse» Poi è certamente anche una questione di età che «correla, anche se non in modo perfetto, con le comorbilità: non è quindi un fattore diretto ma indiretto».

Interessante, ha aggiunto Paolo Merlani, che «in Ticino siamo stati tra i primi a fare queste riflessioni: la letteratura medica che arrivava dalla Cina non è che fosse molto aperta, su questioni etiche». E poco dopo le linee guida ticinesi, «la Società svizzera di medicina intensiva ci ha contattato per avere le nostre impressioni, impressioni che poi sono confluite nel gruppo di esperti che poi ha prodotto quel documento dell’Accademia svizzera di scienze mediche».

Lessico medico

Il primo appuntamento, il 9 settembre, riguarderà come detto il triage (ospiti Mattia Lepori e Paolo Merlani), il 16 le particolarità della polmonite da Covid-19 con i dottori Michael Llamas e Marco Conti, il 23 la questione delle diverse strategie nazionali, dall’isolamento alla “immunità di gregge”, con il medico cantonale Giorgio Merlani e il dottor Enos Bernasconi mentre il 30 settembre si concluderà sulle terapie, con accenni ai possibili futuri vaccini, con Alessandro Ceschi dell’Istituto di Scienze farmacologiche e Antonio Lanzavecchia dell’Irb – tutti gli incontri di terranno alle 18.30 al Palazzo civico di Bellinzona, iscrizione obbligatoria scrivendo a fondazione@sasso-corbaro.ch.

A questi primi quattro incontri incentrati sugli aspetti etico-sanitari, ne seguiranno altri a novembre dedicati agli aspetti sociali della pandemia: i temi sono ancora in via di definizione, ma certo uno degli appuntamenti sarà dedicato all’informazione che non è stata semplice resoconto ma ha dato forma al nostro modo di vivere l’emergenza sanitaria.  

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