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22.4.2017, 14:212017-04-22 14:21:00
@laRegione

Manto peloso e naso fino

Con l’arrivo della primavera l’orso si risveglia dal suo lungo sonno invernale. Fino al 1904 – anno in cui venne ucciso l’ultimo esemplare in Engadina – l’orso era un rappresentante a tutto...

Con l’arrivo della primavera l’orso si risveglia dal suo lungo sonno invernale. Fino al 1904 – anno in cui venne ucciso l’ultimo esemplare in Engadina – l’orso era un rappresentante a tutto tondo del locale regno animale. Dal 2005 in Svizzera migrano regolarmente giovani esemplari provenienti dall’Italia del nord (in particolare dal Trentino), regione in cui la popolazione si è consolidata grazie alla reintroduzione di orsi sloveni. Negli ultimi dieci anni, in Svizzera, è stata provata la presenza di almeno undici orsi. Alcuni hanno suscitato grande scalpore, altri sono rimasti praticamente inosservati. E’ comunque certo che altri orsi valicheranno i confini svizzeri.

Le caratteristiche

L’orso bruno è tra i più rappresentativi predatori del Paese. Appartiene alla stessa famiglia dell’orso polare e del panda. È plantigrado, come l’uomo: quando cammina, l’intero piede calpesta il suolo. Al mondo esistono tre sottospecie di orsi bruni: gli orsi Kodiak vivono in Alaska, gli orsi Grizzly in Nord-America, mentre da noi in Europa, ma anche in Asia, vive l’orso bruno eurasiatico. Quando si rizza in piedi, è grande circa due metri e pesa 180 chili. A seconda delle stagioni, un orso può essere più pesante o più leggero. Il naso dell’orso è molto sensibile e riesce persino a sentire l’odore del cibo ad una distanza di 19 chilometri. L’orso bruno possiede una buona memoria. Infatti si ricorda dei luoghi dove ha lasciato i resti delle prede, tornandovi regolarmente a mangiare. Sebbene l’orso bruno possieda un corpo possente, è molto agile e sportivo. E’ un buon nuotatore e correndo su corte distanze può raggiungere la velocità di un cavallo a galoppo. I giovani sono inoltre degli ottimi arrampicatori. Gli orsi sono animali solitari e non amano farsi vedere. Maschi e femmine si incontrano solo in occasione dell’accoppiamento in maggio e giugno.

Nutrizione

L’orso bruno mangia di tutto (non per niente è onnivoro). Ogni specie di cibo gli è gradita: more, mele, pere, noci, aglio orsino, formiche, cavallette, uova d’uccello, miele, topi, pesci e altro ancora. L’orso bruno non è un buon cacciatore. Solitamente si nutre di carogne, dunque di animali già morti, che, ad esempio, non sono riusciti a sopravvivere al freddo invernale. Sebbene l’orso appartenga alle specie carnivore, mangia poca carne. Il suo cibo è infatti costituito per i tre quarti da vegetali. In autunno deve assumere oltre 20 mila calorie al giorno per superare 

Cosa faccio se incontro un orso?

E’ altamente improbabile, ma non impossibile: se durante un’escursione in montagna ci imbattiamo in un orso, bisogna rispettare queste regole. L’orso è un animale cauto e diffidente e ha più paura lui di noi che viceversa, quindi se non provocato non attaccherebbe mai un essere umano e non si avvicinerebbe a gruppi di escursionisti.

 Quindi: se lo avvistiamo in lontananza (a cento metri ed oltre), allontaniamoci lentamente. Se dobbiamo proseguire nella stessa direzione dell’orso, facciamo attenzione a prendere un’ampia deviazione. Non bisogna disturbare l’orso e una volta lontani, bisogna fare molto rumore per evitare ulteriori incontri. Se però l’orso ha notato la nostra presenza, allora iniziamo a parlare con voce bassa e calma, allontanandoci con cautela, senza mai perderlo di vista (evitate di fissarlo negli occhi, perché potrebbe pensare che volete aggredirlo). Il messaggio che deve passare: sono un essere umano, non sono spaventato, non rappresento un pericolo e sto lasciando il tuo territorio.

 Se invece lo incontriamo a breve distanza - per quanto possa sembrare difficile - bisogna assolutamente mantenere la calma. Non bisogna spaventare questo plantigrado con grida o movimenti bruschi. E’ assolutamente vietato tirargli addosso pietre o pezzi di legno. Deve capire che non siamo aggressivi o minacciosi, ma allo stesso tempo non deve pensare che siamo prede. Per questo motivo: parliamo a voce alta, ma senza urlare spaventati. Torniamo indietro lentamente e ricordiamoci: mai correre, perché potrebbe stimolare il suo istinto predatorio. Se non riusciamo ad evitare un incontro ravvicinato, allora dobbiamo sdraiarci per terra, a pancia in giù con le gambe unite al petto e le mani intrecciate dietro il collo per proteggere le parti vitali. Non muoviamoci (sì, sembra quasi impossibile riuscirci, ma è l’unico modo per non essere percepiti come un pericolo) e aspettiamo diversi minuti, affinché si allontani. Se l’orso vede che ci muoviamo potrebbe tornare indietro. Se vediamo degli orsacchiotti ricordiamo una cosa: non girano mai da soli e la loro mamma di solito è molto agguerrita se pensa che i suoi piccoli siano in pericolo. Un ultimo consiglio: no, niente selfie con l’orso. No, niente foto ravvicinate. E no, non diamogli da mangiare. Non gettiamo resti di cibo nel bosco. L’orso, infatti, potrebbe abbinare la presenza di cibo a quella dell’uomo e perdere così la paura che normalmente lo tiene lontano.

 
19.4.2017, 09:212017-04-19 09:21:08
@laRegione

'Complimenti, siete sopravvissuti alla maratona di Boston!' Adidas finisce nella bufera

"Congratulazioni, siete sopravvissuti alla maratona di Boston!". È bufera sull’Adidas negli Stati Uniti per il soggetto...

"Congratulazioni, siete sopravvissuti alla maratona di Boston!". È bufera sull’Adidas negli Stati Uniti per il soggetto di una mail pubblicitaria inviata ai propri clienti dopo la 121/ma edizione della storica corsa svoltasi lunedì. Maratona che nel 2013 era stata funestata da un attentato in cui per l’esplosione di due bombe morirono tre persone, tra cui un bimbo di 8 anni, e ne rimasero ferite 260.

https://twitter.com/barstoolsports/status/854379232524472320 

Immediate le proteste che hanno portato alle scuse del gruppo, che si è detto "incredibilmente dispiaciuto e mortificato" per quanto accaduto.

Nel corso della maratona svoltasi lunedì – sottolinea la stampa americana – c’erano almeno due sopravvissuti della tragedia di quattro anni fa.

18.4.2017, 09:412017-04-18 09:41:00
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Infiniti Q30

Infiniti vorrebbe da sempre conquistare l’Europa, ma ora potrebbe davvero riuscirci. Perché la vettura di cui parliamo è di fatto ‘gemella’ di una Mercedes-Benz assai popolare. L’abbiamo messa alla prova sotto...

Infiniti vorrebbe da sempre conquistare l’Europa, ma ora potrebbe davvero riuscirci. Perché la vettura di cui parliamo è di fatto ‘gemella’ 
di una Mercedes-Benz assai popolare. L’abbiamo messa alla prova sotto tutti gli aspetti, con risultati sorprendenti.

Adesso ci siamo: Infiniti è pronta per conquistare l’Europa. Perché il prodotto giusto, la Q30 e la sua derivata in chiave SUV chiamata QX30, adesso c’è. Ed è pure un prodotto che più europeo di così non si può, dato che condivide la meccanica con la Mercedes Classe A/GLA, ne acquisisce parecchi componenti e viene pure prodotta a Sunderland, nel Regno Unito.
Per la nostra prima prova su strada ci siamo concentrati sulla Q30 – della QX30 scriveremo tra qualche giorno. Una vettura di classe media che colpisce principalmente per il design, un po’ come tutte le Infiniti. Con la differenza che rispetto alla sue concorrenti le caratteristiche stilistiche la avvicinano già nella sua versione di partenza ad una sorta di Crossover. Uno stile che viene ulteriormente enfatizzato dalla versione Sport da noi provata, caratterizzata da un paraurti dedicato, calandra anteriore nera lucida, minigonne nel colore della carrozzeria, doppio scarico con finitura cromata e cerchi in lega da 19 pollici.
Appena saliti a bordo l’occhio esperto riconosce subito la stretta parentela con la “cugina” marchiata con la stella a tre punte: stessa strumentazione, stessi interruttori per gli alzacristalli, stessa leva del cambio, comandi della climatizzazione identici e un volante che differisce unicamente nel rivestimento. Che tutto sommato non è un male, dato che l’appeal qualitativo di Mercedes-Benz è assai elevato. In ogni caso si tratta di una vettura capace di dare la propria impronta anche all’abitacolo, sia con un design altrettanto individualista che con materiali di pregio e ampiamente personalizzabili. La qualità costruttiva generale è elevata in tutti gli aspetti, compresa la carrozzeria che sfoggia giochi ridotti e uniformi tra tutte le lamiere.
La seduta del conducente conferma l’impronta sportiva con gambe distese e volante verticale, che ti fa sentire ben integrato nell’automobile. Complessivamente la Q30 è un’auto adatta a quattro persone, che vi trovano agevolmente spazio a patto che chi siede dietro non sia più alto di un metro e ottanta. Anche il bagagliaio, dalla forma regolare, offre una capienza nella media del segmento. In un ambiente decisamente curato stona tuttavia il sistema di infotainment, che essendo di origine Nissan e non Mercedes-Benz, non risulta così raffinato per il target a cui s’indirizza.
Le qualità di guida dell’esemplare da noi provato sono state ovviamente influenzate dalla versione Sport comprensiva dei citati cerchi in lega da 19 pollici e di un assetto più basso di 15 millimetri. Nonostante il quale la Q30 ha dimostrato un ottimo assorbimento e smorzamento delle asperità, senza inficiare quindi il comfort. L’impronta generosa del pneumatico le conferisce buone doti di stabilità e tenuta, confermandosi una vettura sicura e tendenzialmente neutra. Oltre ad avere un pneumatico che collima molto bene con l’insieme, a infondere una piacevole sensazione di guida c’è uno sterzo omogeneo, comunicativo, con un giusto carico, che oltre ad essere molto pronto in inserimento ti connette con la strada. Ottimi anche gli interventi del controllo di stabilità, vigile quanto basta e senza eccessi, nonché l’impianto frenante che oltre a spazi d’arresto contenuti restituisce anche un buon feeling. Motore e trasmissione restano invece delle “vecchie” conoscenze da prodotti Mercedes-Benz: il motore è sempre molto rotondo ma con poco allungo, il cambio doppia frizione assai morbido nell’uso quotidiano ma un po’ pigro nell’impiego sportivo. In fase di manovra la visibilità non è eccellente ma le telecamere che offrono una visione a 360° dall’alto della vettura rimediano brillantemente.
C’è da dire che la Q30 è un prodotto notevole, curato fin nei dettagli, con una meccanica assai collaudata, che può giocarsi ottime carte. Certo la ricchezza di  contenuti non la rende propriamente popolare, ma vale sicuramente la pena darle un’occhiata. Soprattutto se siete coloro che non amano vedere una vettura uguale alla vostra posteggiata nello stesso centro commerciale.

Scheda Tecnica

ModelloInfiniti Q30
VersioneSport 2.2d DCT 4WD
Motore4 cilindri turbodiesel 2.2 litri 
Potenza170 cv
Coppia350 Nm
TrazioneIntegrale
CambioDoppia frizione a 7 rapporti
0-100 km/h8,3 secondi
Velocità massima220 km/h
Consumo medio4,9 l/100 km (dichiarato)
Prezzo48’680 CHF
Ideale perChi vuole le garanzie di un marchio premium tedesco, ma vuole distinguersi dalla massa
Si distingue perIl suo design

 

15.4.2017, 16:302017-04-15 16:30:11
@laRegione

Alfa Romeo Stelvio

La casa del biscione raddoppia: dopo la Giulia ecco la Stelvio, tassello fondamentale per fare incetta di ordini nel redditizio mondo dei Suv. Ecco la prova completa per sapere tutto sul primo e...

 

La casa del biscione raddoppia: dopo la Giulia ecco la Stelvio, tassello fondamentale per fare incetta di ordini nel redditizio mondo dei Suv.
Ecco la prova completa per sapere tutto sul primo e attesissimo “tuttofare” del marchio.

Se alla Giulia si chiedeva la sostanza necessaria per il ritorno all’antico blasone dell’ultracentenario costruttore italiano (fondato nel 1910), il “raddoppio” realizzato dall’atteso Suv Stelvio è chiamato a rispondere ad una richiesta di conferma, tuttavia allargata: qui ci si sposta sul terreno del mezzo versatile per eccellenza, chiamato a soddisfare diverse esigenze contemporaneamente. Per la sua prima “tuttofare” nella storia, la Casa italiana non ha voluto tuttavia prescindere dalla connotazione dinamica di alto profilo: in poche parole, anche la Stelvio vuole essere in prima battuta un veicolo per il piacere di guida. Missione riuscita? Nel complesso sì e con buon merito, giudizio che media sensazioni al volante di indubbia qualità con qualche neo di gioventù.
Partiamo dunque da qui, dalla strada… “pilotata”. Ai comandi della Stelvio, si ritrova il feeling offerto dalla Giulia di derivazione (pianale, meccanica), in special modo attraverso uno sterzo che sui percorsi medio-veloci offre sensibilità e precisione sinceramente al di sopra della media di categoria; il tutto senza richiedere particolare impegno o speciali doti di controllo, giacché la Suv italiana è sempre intuitiva, semplice da capire, mai nervosa. Prova ne è che, anche provocandola con eccessiva aggressività e con azioni scomposte (cioè guidando “male”), la notevole neutralità lascia subito spazio ad un sottosterzo controllato e ad una sottile perdita di precisione dell’avantreno che hanno l’effetto di calmierare ogni possibile reazione dell’auto; la quale si limita a seguire comunque il filo della traiettoria. Dunque vettura facile e capace di perdonare gli eccessi, al prezzo di un feeling leggermente meno cristallino nello stretto tortuoso che però ci sta tutto su un modello alto di baricentro, soprattutto pensato per fare tante cose.
Partendo dallo star bene a bordo. Nell’abitacolo, lo stile riprende anche qui l’ambiente Giulia, attraverso un arredo adattato ai differenti volumi dell’auto. La seduta appare rialzata con decisione, anche a sedile nella regolazione più bassa: ben 19 cm più in alto rispetto alla berlina. La posizione di guida è ad ogni modo ben personalizzabile, dietro la sistemazione ottimale per due adulti fatta eccezione per un’accessibilità solo discreta. Bene il vano di carico, dalla cubatura adeguata (525 litri) e ben attrezzato. Capitolo comandi: eccellenti volante sportivo con suggestivo pulsante di avviamento e palette del cambio fisse, in alluminio; pulsanti e regolazioni secondarie sono minimalisti, però chiari ed intuitivi, materiali e finiture in linea con le aspettative di qualità richieste ai modelli del segmento medio-superiore. Leggermente sottotono, invece, il comparto tecnologia/infotainment di bordo, al momento privo di head-up display, interfacce di comunicazione smartphone e funzionalità accesso web/hot spot wifi.
La meccanica è in linea con le aspettative dinamiche, in special modo il 2.0 benzina Turbo iniezione diretta da 280 cv. Giusto poco convincente la sonorità, mantenuta su toni alti e smorzati – servirebbe un timbro di basso e possente –, mentre l’erogazione piena a tutto campo è da unità moderna e permette elevate prestazioni e sensazioni, anche grazie ai 400 Nm di coppia a 2250 giri: i 5”7 dichiarati nello scatto 0-100 km/h da fermo ci stanno tutti, ed in modalità Dynamic (consueto selettore Dna sul tunnel) si apprezzano la risposta ancor più mordente di gas e passaggi marcia del cambio automatico ZF a otto rapporti. Trazione integrale Q4 pressoché impeccabile; molto scorrevole, predilige la trazione posteriore per accompagnare al meglio la sportività di fondo. La motricità controllata elettronicamente è altrettanto adeguata, seppur talvolta un po’ troppo soffocata dall’Esp non disinseribile. Anche regolate sulla posizione standard, le sospensioni conservano una certa consistenza sulle lievi asperità; in compenso, l’insonorizzazione appare convincente a tutte le andature. Completo il pacchetto di ausili attivi alla guida. La Stelvio è in vendita a partire da 54’150.– Chf.

Scheda Tecnica

Motore4 cilindri, turbo-benzina e turbodiesel
Potenzada 210 a 280 cavalli
TrazioneIntegrale
CambioAutomatico 8 rapporti 
Consumida 4.8 l/100 km
Prezzoda 54’150 CHF
Ideale perChi a un Suv, oltre alla praticità, richiede anche qualità dinamiche eccelse.
Si distingue perTraslare il fascino di Alfa Romeo in un corpo vettura assolutamente nuovo.

 

15.4.2017, 09:402017-04-15 09:40:10
Susanna Petrone

Il coniglio pasquale ha bisogno d'aiuto

Di stoffa, di cioccolato, di biscotto: i coniglietti pasquali ormai sono onnipresenti. Ma l’originale, la lepre comune, diventa sempre più rara. I suoi effettivi diminuiscono...

Di stoffa, di cioccolato, di biscotto: i coniglietti pasquali ormai sono onnipresenti. Ma l’originale, la lepre comune, diventa sempre più rara. I suoi effettivi diminuiscono in misura massiccia fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, quando questo animale trovava un habitat ideale all’interno delle regioni agricole. Negli anni 90 vivevano in media 4-5 lepri per cento km2, nel 2010 ne restavano solo 2 o 3. Queste sono le cifre riportate dall’Ufficio federale per l’ambiente. I risultati in Svizzera centrale sono allarmanti: negli ultimi anni, in quattro delle sei aree esaminate nella zona di Lucerna, la lepre è praticamente scomparsa.
Interventi per favorire il ritorno della lepre
In collaborazione con agricoltori, cacciatori, scienziati e autorità, il WWF sta esaminando le possibilità di un ritorno della lepre. “Oggi sappiamo come aiutare questo animale”, afferma Kurt Eichenberger, responsabile regionale WWF Uri e Lucerna. “Quest’anno, come primo passo, siamo alla ricerca di agricoltori innovativi nel cantone di Lucerna e Zugo disposti a seminare i propri cereali in modo più diradato o preparare altrove il maggese fiorito.” In una seconda fase si analizza la situazione della lepre in tutto l’arco prealpino. Un progetto che potrebbe fare scuola e sbarcare anche in Ticino.
Lepri minacciate
Le lepri comuni sono di fatto abitanti della steppa. In Svizzera vivono prevalentemente all’interno di terreni e campi coltivati nella zona dell’Altipiano e, contrariamente ai conigli, non costruiscono una tana. Le lepri riposano all’interno di anfratti naturali o buche superficiali del terreno. Nelle zone di pascolo gli effettivi sono diminuiti in modo particolarmente rilevante, fino ad arrivare ai livelli estremamente bassi di oggi (1,3 lepri in media). Nelle zone coltivate la situazione è leggermente migliore: la media si situa tra i 3,5 e i 5 esemplari con tendenza in leggero aumento. I motivi della scomparsa delle lepri sono molteplici. Il maggior numero di insediamenti, le strade e i sentieri frammentano e riducono gli habitat di questi animali. I nascondigli e le fonti di cibo vario sono diventati rari perché l’agricoltura è ormai fortemente intensiva. Sui pascoli, in particolare, si miete prima e con maggiore frequenza, con conseguenze spesso letali per i giovani leprotti. Inoltre aumentano i predatori delle lepri; fra questi figurano le volpi, i cani e i gatti. La lepre, un tempo diffusa ovunque, oggi è inserita sulla Lista Rossa dei mammiferi minacciati in Svizzera.

15.4.2017, 09:302017-04-15 09:30:43
Susanna Petrone

La Cina ferma il commercio d'avorio

Il 31 marzo è una data storica per la Cina perché segna la fine della prima fase del piano per mettere al bando il commercio di avorio. La China State Forestry Administration ha...

Il 31 marzo è una data storica per la Cina perché segna la fine della prima fase del piano per mettere al bando il commercio di avorio. La China State Forestry Administration ha infatti annunciato che 12 delle 34 fabbriche esistenti che lavorano avorio e 55 dei 143 shop che lo commerciano hanno chiuso i battenti.
Soddisfatto Colman O’Criodain, WWF Policy Manager per la biodiversità:
“La Cina è il più grande mercato d’avorio al mondo, e renderne illegale il commercio rappresenta una grande vittoria per la conservazione degli elefanti. Mantenendo costante questo impegno, dovremmo riuscire a rendere illegale il commercio d’avorio entro la fine dell’anno”. Obiettivo: la riduzione del commercio illegale, che invece sta continuando ad alimentare il bracconaggio all’estero. Il WWF continua a fare pressione anche sugli altri Paesi dove ancora è legale, affinché possano metterlo al bando il più presto possibile”.

14.4.2017, 16:122017-04-14 16:12:00
@laRegione

Toyota RAV4 Hybrid

Come spesso accade, l’unione tra un motore a combustione termica e uno elettrico dà vita ad una vettura a trazione integrale. Proprio quella che mancava, alla Toyota RAV4, per convincere ancora di più la...

Come spesso accade, l’unione tra un motore a combustione termica e uno elettrico dà vita ad una vettura a trazione integrale.
Proprio quella che mancava, alla Toyota RAV4, per convincere ancora di più la clientela elvetica.

 

Data la conformazione geografica del nostro Paese, le automobili a quattro ruote motrici hanno da sempre ricoperto un ruolo di grande importanza per il mercato svizzero e non è quindi sorprendente se dal suo esordio, avvenuto nel 1994, la Toyota RAV4 abbia fatto registrare buoni numeri di vendita. Già allora la RAV4 fu la portavoce di un’importante novità essendo stata la progenitrice dei SUV di classe media, segmento più che mai fondamentale nel panorama automobilistico. Oggi, ancora una volta, il SUV nipponico si può fregiare di una caratteristica che fra i concorrenti ancora non è diffusa: è dotata di propulsione ibrida che distribuisce la coppia ad entrambi gli assi separatamente. La versione Hybrid dispone infatti di un motore 4 cilindri a benzina da 2,5 litri che imprime la spinta unicamente alle ruote anteriori ed è aiutato da un motore elettrico montato al retrotreno che si occupa di dare propulsione a quelle posteriori. Tale schema ha il vantaggio di non necessitare di organi meccanici quali l’albero di trasmissione per trasferire la coppia al retrotreno riducendo il peso della vettura e gli ingombri nell’abitacolo. Ed è un beneficio tangibile: il tunnel centrale non dà fastidio al passeggero centrale della seconda fila permettendo di starvi comodi anche in tre.
In generale a caratterizzare la RAV4 è proprio la generosa spaziosità: si sta larghi anche davanti, i vani dove riporre oggetti sono più che sufficienti ed il bagagliaio perde solamente 46 litri di capacità rispetto alle versioni non ibride, rimanendo ampio e ben sfruttabile. I materiali sono generalmente di buon livello e il design nella parte superiore della plancia è ricercato; solo qualche dettaglio è migliorabile, come l’accessibilità ai tasti delle modalità di guida e del riscaldamento dei sedili nascosti nella parte inferiore della plancia o la ruvidità del selettore del cambio.
Lo schermo integrato nella plancia, oltre ad essere il fulcro del sistema multimediale, a seconda della versione può riprodurre la vista panoramica a 360 gradi generata dalle videocamere esterne, facilitando così le manovre di parcheggio. Questa è solo una delle tante tecnologie presenti a bordo fra le quali figurano l’assistenza al mantenimento di corsia, i fari abbaglianti automatici e il riconoscimento della segnaletica verticale; per completare il pacchetto è possibile anche avere il regolatore di velocità adattivo con sistema pre-collisione in grado di ridurre fortemente la velocità per mitigare un impatto.
Al volante della RAV4 ci si sente quindi al sicuro e si può affrontare il viaggio in modo rilassato, che è poi il modo migliore per apprezzare questo SUV dalla vocazione molto turistica. Il motore a benzina, il suo cambio CVT a variazione continua ed il motore elettrico sono affiatati soprattutto a velocità costanti o nei percorsi urbani, circostanze in cui la transizione della spinta tra i due propulsori avviene in modo delicato. Il motore elettrico, oltre a permettere di procedere nel traffico nel silenzio, sopperisce parzialmente anche all’iniziale mancanza di spinta del motore tradizionale nell’istante in cui si preme l’acceleratore. I limiti di questa configurazione emergono però quando la richiesta di spinta si fa più consistente, non tanto per le prestazioni assolute che (grazie a 197 cavalli totali) sono piuttosto vivaci, quanto piuttosto al costante “ululato” del motore a benzina che inficia il comfort acustico. La taratura molto morbida delle sospensioni e la leggerezza dello sterzo ribadiscono che è più gratificante guidare pacatamente, venendo incentivati a far rimanere l’ago del contagiri (è più un indicatore dell’uso della potenza) su ECO e a decelerare altrettanto delicatamente in modo da sfruttare il più possibile il recupero dell’energia in frenata. Guidando in tal modo la media dei consumi diventa interessante ma non miracolosa: 7 litri per 100 km sono un valore accettabile se rapportato alla sua massa e soprattutto alla capacità di affrontare del leggero fuoristrada grazie alle quattro ruote motrici. Chi lo desidera può comunque optare per la versione a trazione anteriore ma esclusivamente con la motorizzazione 2,5 Hybrid.

 

Scheda Tecnica

ModelloToyota RAV4
VersioneHybrid AWD Style
Motore4 cilindri benzina (aspirato) + motore elettrico 
Potenza197 cv (combinata)
TrazioneIntegrale
CambioA variazione continua
0-100 km/h8,3 secondi
Velocità massima180 km/h
Consumi:5,1 l/100 km (dichiarato)
Prezzo45’400 CHF
Ideale perChi alla propulsione ibrida di Toyota vuole abbinare la trazione integrale.
Si distingue perAvere caratteristiche pressoché introvabili tra le concorrenti.

 

12.4.2017, 21:502017-04-12 21:50:27
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In 1,2 miliardi a utilizzare Facebook

Sono un miliardo e duecentomila le persone che in tutto il mondo utilizzano Messenger, la chat di Faacebook, ogni mese. Lo annuncia il social network dalla pagina di David Marcus...

Sono un miliardo e duecentomila le persone che in tutto il mondo utilizzano Messenger, la chat di Faacebook, ogni mese. Lo annuncia il social network dalla pagina di David Marcus, l’ex presidente di Paypal e attuale vicepresidente della componente Messenger di Facebook. L’annuncio appare anche sulla pagina di Instagram e su quella di Messenger, dove oltre ai ringraziamenti alla Community in rapida crescita, viene anche promesso l’arrivo di novità.

La chat di Facebook creata nel 2011 prima come applicazione mobile e poi anche per il web, aveva superato il traguardo del miliardo di utenti nell’estate scorsa. Negli ultimi mesi è stata al centro di importanti 'upgrade' con l’introduzione delle videochiamate di gruppo, una camera fotografica con a disposizione adesivi, maschere, cornici ed effetti, e la possibilità di condividere foto e video in modo ancora più semplice.

Di recente sulla chat sono stati lanciati 'Mentions' e 'Reactions' per le conversazioni di gruppo. Inoltre è stato anche rilasciata la versione Messenger Lite, un’app più leggera per portare la messaggeria istantanea anche nei paesi in cui non sono disponibili connessioni avanzate. E, a due anni dall’introduzione degli scambi di denaro tra singoli utenti, è stata appena introdotta la possibilità di fare pagamenti di gruppo, per raccogliere e dare soldi con un messaggio, per regali e cene.

12.4.2017, 08:342017-04-12 08:34:22
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Milan ai cinesi, il closing domani

È in Italia Li Yonghong, l'investitore cinese che domani completerà l'acquisto del Milan. Il suo volo da Hong Kong è atterrato a Malpensa attorno alle 7.20, con venticinque minuti...

È in Italia Li Yonghong, l'investitore cinese che domani completerà l'acquisto del Milan. Il suo volo da Hong Kong è atterrato a Malpensa attorno alle 7.20, con venticinque minuti di anticipo sul previsto. Maglia bianca e giacca nera, poco dopo il futuro proprietario del Milan ha lasciato l'aeroporto, circondato da giornalisti e operatori tv, diretto verso l'albergo che lo ospiterà durante il soggiorno a Milano. (Ansa).

https://twitter.com/ligaprocalcio/status/851854974082482179 

11.4.2017, 14:092017-04-11 14:09:56
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Slogan troppo simile: Apple fa causa a Swatch

'Tick different' assomiglia un po' troppo a 'Think different' e così Apple fa causa a Swatch. Il gigante dell'elettronica con sede a Cupertino avrebbe denunciato davanti...

'Tick different' assomiglia un po' troppo a 'Think different' e così Apple fa causa a Swatch. Il gigante dell'elettronica con sede a Cupertino avrebbe denunciato davanti al Tribunale amministrativo federale il produttore svizzero di orologi perché la pubblicità del nuovo 'Bellamy' – orologio attrezzato con un sistema di pagamento senza fili – userebbe uno slogan troppo simile a quello di una campagna di successo promossa da Apple negli anni Novanta.

Il Ceo di Swatch, Nick Hayek, – come riferisce Watson – ha respinto le accuse, sostenendo che 'Tick Different' si rifà ad un 'payoff' usato da Swatch negli anni Ottanta, ovvero 'Always different, always new'. La somiglianza quello di Apple sarebbe una pura coincidenza. 

10.4.2017, 09:582017-04-10 09:58:00
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RR Evoque Convertible

La Evoque perde il tetto e si trasforma in cabriolet. Una novità assoluta per i nostri mercati, originale e curiosa, che non ha mancato di sollevare qualche critica. Per sapere come va davvero, l’...

La Evoque perde il tetto e si trasforma in cabriolet. Una novità assoluta per i nostri mercati, originale e curiosa, che non ha mancato di sollevare qualche critica.
Per sapere come va davvero, l’abbiamo messa alla prova sia su strada che – ovviamente – fuoristrada.

 È una sensazione nuova, insolita, a tratti bizzarra. Eppure piacevole. Perché arrampicarsi su per un pendio o affrontare impervie mulattiere con una vettura scoperta non è all’ordine del giorno. Perché parliamo in questo caso di una vera e propria cabriolet, con un tetto in tela che si ritrae automaticamente in una ventina di secondi semplicemente premendo un bottone. E non di una cabriolet convertita per l’impiego in off-road, bensì un SUV convertito a cabriolet.
La Range Rover Evoque Convertible è una vera e propria primizia per il mercato europeo, che fino ad ora mai aveva conosciuto un veicolo del genere. Anche se a dirla tutta nemmeno il resto del globo, fatta eccezione per gli Stati Uniti in cui dal 2011 è commercializzata la Nissan Murano CrossCabriolet. Gli inglesi, insomma, aprono di fatto un nuovo segmento. Una tipologia di carrozzeria che dà maggiore senso alla linea della Evoque a tre porte, di cui conserva la bella Silhouette impreziosita dall’alettone posteriore. Dato che si tratta di una variante dal piglio piuttosto particolare, già di serie la caratterizzazione estetica della Convertible è improntata al dinamismo, più piantata a terra – effetto ottenuto con un paraurti anteriore più aggressivo dalle prese d’aria maggiorate, minigonne nel colore della carrozzeria, paraurti posteriore specifico e terminali di scarico in bella mostra. Più ovviamente tutta una serie di accessori con cui la si può personalizzare a piacimento.
L’abitacolo è condiviso con quello delle altre Evoque, per cui non v’è nulla di particolare da segnalare. Se non il fatto che l’esiguo spazio disponibile per i passeggeri posteriori vi invita, per così dire, a considerarla una “2+2”. Come molte altre scoperte anche qui la praticità non è stata l’obiettivo primario della sua concezione, dato che oltre ad un bagaglio di piccole dimensioni (251 litri) i sedili posteriori non sono reclinabili.
Se già sviluppare una cabriolet non è tra i compiti più facili per un ingegnere automobilistico, svilupparne una che oltretutto deve mantenere intatte le capacità off-road di una Land Rover è ancora più complesso. Eppure, con tutta una serie di misure che non sto qua ad elencare, ci sono riusciti. All’atto pratico la Evoque Convertible è altrettanto capace nel fuoristrada quanto una Evoque tradizionale: è sempre presente il “Terrain Response” con quattro programmi di guida specifici a dipendenza del terreno su cui ci si trova, conserva angoli d’attacco, di dosso e di uscita rispettivamente di 19, 18,9 e 31 gradi, può superare pendenze di 45 gradi, procedere con un’inclinazione trasversale di 35 gradi e affrontare guadi profondi anche mezzo metro.
Con un valore aggiunto interessante: quello di sentirti, grazie all’assenza del tetto, ancora più a contatto con la natura che ti circonda.
E su strada? Con la capote chiusa la rumorosità è stata contenuta a livelli accettabili, ma nei climi particolarmente freddi la temperatura dell’abitacolo ne viene lievemente influenzata.
Quando invece si circola con la capote aperta e il frangivento montato è impossibile non rimanere colpiti da quanto sia ben isolata dai vortici d’aria anche a velocità superiori rispetto a quelle stabilite dal codice della strada. Tra le curve conserva un comportamento neutro, sicuro, e si contraddistingue per la comunicatività. La messa a punto sapiente ha permesso di contenere il rollio ai livelli della Evoque tradizionale, nonché di restituire al conducente un comportamento equilibrato e prevedibile, con ampi margini di comfort e pure una discreta agilità nonostante la massa elevata.
Quest’ultima, essendo prossima alle due tonnellate, influenza negativamente un po’ tutto, prestazioni e consumi compresi. Il 4 cilindri turbo-benzina completamente in alluminio dell’esemplare da noi provato è rotondo, ben accordato al cambio automatico a nove rapporti, ma pur essendo forte di 240 cv e 340 Nm le sue prestazioni risultano un po’ soffocate, nonostante una tonalità allo scarico davvero interessante e coinvolgente. Elevati di riflesso i consumi, per i quali bisogna mettere in conto almeno 11 litri ogni 100 km. Seppur non altrettanto performante, il motore turbodiesel potrebbe risultare la scelta più azzeccata.

 

Scheda Tecnica

ModelloRange Rover Evoque Convertible
VersioneSi4 HSE Dynamic
Motore4 cilindri in linea, 2 litri,
turbo-benzina
Potenza240 cv
Coppia340 Nm
CambioAutomatico a 9 rapporti
TrazioneIntegrale
Massa a vuoto 1’936 kg
Accelerazione 0-100 km/h8,6 secondi
Velocità massima209 km/h
Consumo medio8,6 l/100 km (dichiarato)
Prezzo68’600 CHF

 

8.4.2017, 09:402017-04-08 09:40:46
Susanna Petrone

Un mondo senza api?

Le api: non sono tra gli animali più “carismatici” del mondo, ma pochi sanno quanto siano essenziali per l’ecosistema che ci circonda. Piccole e a volte fastidiose le api - e questo lo sappiamo tutti...

Le api: non sono tra gli animali più “carismatici” del mondo, ma pochi sanno quanto siano essenziali per l’ecosistema che ci circonda. Piccole e a volte fastidiose le api - e questo lo sappiamo tutti - sono delle instancabili lavoratrici: volano impollinando di fiore in fiore, permettendo così il nascere di frutta e verdura. Eppure, da qualche anno a questa parte siamo in allarme rosso: è in corso una moria di api. Molte specie sono a rischio di estinzione e, con loro, è in pericolo la produzione di tanta frutta e verdura. In Cina, nella contea di Sichuan, oramai sono scomparse. Quando arriva la stagione della fioritura, arrivano gli “impollinatori” - migliaia di operai e agricoltori - che salgono sugli alberi e fanno manualmente il lavoro che in natura viene svolto dalle api operose che ci regalano il miele. La sparizione delle api non è casuale: per decenni sono stati utilizzati pesticidi che hanno fatto scomparire le api impollinatrici.
Perché le api muoiono?
In Svizzera la sopravvivenza delle api - sia domestiche che selvatiche - è minacciata ‘come nel resto del mondo’ da diversi fattori: l’agricoltura intensiva riduce la diversità degli habitat e quindi la quantità e la varietà di fiori, sottraendo nutrimento alle api; l’uso eccessivo di pesticidi inquina l’ambiente e avvelena questi instancabili insetti che fragili e indeboliti, non resistono ad altre minacce come i parassiti. Stremate, le api finiscono per morire.
A lanciare l’allarme sono gli apicoltori. Ma in realtà questa è solo la punta dell’iceberg. Sono tanti, infatti, gli insetti che scompaiono lentamente e in silenzio, senza che noi ce ne accorgiamo. E purtroppo ne pagheremo le conseguenze, perché senza il prezioso lavoro che questi animali svolgono in natura viene a mancare un importante anello. Nel mondo tutto è collegato: ogni specie ha una sua funzione nell’ecosistema e la sua scomparsa genera una catena di squilibri.
Soluzioni?
In Cina, per forza di cose, si sono ritrovati a dover impollinare i fiori a mano. Per produrre frutta passano di pianta in pianta, sostituendosi alle api e agli altri insetti scomparsi. Ma non vi sembra assurdo che si arrivi a questo? Pensiamo veramente di poter fare noi il lavoro delle api? La soluzione migliore: proteggere e promuovere la biodiversità, scegliendo l’agricoltura sostenibile, che utilizza meno pesticidi ed è più sensibile ai bisogni delle singole specie. Solo così le api potranno tornare a volare felici, svolgendo tranquille il loro importante lavoro nell’ecosistema.

8.4.2017, 09:202017-04-08 09:20:15
Susanna Petrone

"Balconi di farfalle"

Piante profumate, piante rampicanti, erbe per il tè, erbe aromatiche, piante annuali e biennali di tutte le misure e colori: l’offerta di piante selvatiche indigene è enorme. Scegliendo...

Piante profumate, piante rampicanti, erbe per il tè, erbe aromatiche, piante annuali e biennali di tutte le misure e colori: l’offerta di piante selvatiche indigene è enorme. Scegliendo accuratamente le specie più adatte e curandole diligentemente si può realizzare un piccolo paradiso naturale che attirerà farfalle ed api.
Bisogna solo seguire alcuni piccoli accorgimenti: prestare attenzione all’illuminazione e all’umidità del balcone. La natura offre diverse alternative anche per balconi ombreggiati, si pensi alle felci di diverse specie o al caprifoglio peloso; dotare i terrazzi più grandi con delle piante selvatiche perenni; l’attenzione richiesta dipende da pianta a pianta. Quindi calcolare da subito quanto tempo si vuole dedicare alla cura del proprio balcone.
Anche quest’anno l’Alleanza territorio e biodiversità lancia il concorso “Balconi di farfalle”. Lo scopo del concorso è sensibilizzare e favorire una gestione diversa del verde sui balconi e sulle terrazze delle abitazioni. Lo spazio che in questo modo può essere recuperato per valorizzare le specie indigene può essere importante, inoltre si ottiene il vantaggio di sensibilizzare le persone e di farle familiarizzare con specie di fiori e piante autoctone. Infine, utilizzando come specie “simbolo” della campagna la farfalla si interviene concretamente con piccoli gesti per far ritornare questo piccolo lepidottero in città, luogo nel quale una volta era abbondante ma che negli ultimi decenni ha in parte abbandonato, a causa della riduzione degli spazi verdi, della loro banalizzazione e dell’inquinamento.
Il progetto in breve
Si invitano i cittadini a ornare i propri balconi con specie naturali e indigene che siano in grado di attirare gli insetti utili e le farfalle. I balconi più belli saranno poi premiati. Inoltre, potrà venire realizzata una mostra fotografica sull’evento con in più una parte didattica dedicata all’importanza della biodiversità in ambiente urbano.
Le iscrizioni sono aperte fino al 31 maggio 2017 per tutti i residenti nel Sottoceneri. Partecipare al concorso è facile. Manda un’e-mail con i tuoi dati (nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, localizzazione del giardinetto, se diversa dall’indirizzo di casa, e varietà coltivate) a info@farfalleincitta.ch.
Se desideri ricevere il pieghevole, la cartolina (tagliando) di partecipazione e la bustina con i semi di malva (fiore dell’anno) puoi trovarli al Puntocittà, in via della Posta a Lugano o puoi richiederli via e-mail.

7.4.2017, 09:432017-04-07 09:43:02
@laRegione

Washington chiede l'identità degli anti-Trump e Twitter fa causa al governo Usa

Twitter gira le spalle a Donald Trump. La società che cinguetta, strumento di comunicazione prediletto del presidente americano,...

Twitter gira le spalle a Donald Trump. La società che cinguetta, strumento di comunicazione prediletto del presidente americano, fa causa al governo statunitense per cercare di fermare i suoi sforzi di smascherare l’identità degli utenti anti-Trump.

L’azione legale, depositata presso la corte federale di San Francisco, riguarda l’account ’@ALT_USCIS’, ma crea un precedente su cui Twitter può rifarsi. L’amministrazione Trump vorrebbe che Twitter rivelasse l’identità dietro l’account, critico soprattutto delle politiche sull’immigrazione di Trump. Il 14 marzo l’agenzia delle Dogane americana ha chiesto un mandato per chiedere ufficialmente a Twitter informazioni sui titolari dell’account.

Twitter si oppone alla richiesta, sostenendo che l’identità dei suoi utenti è protetta dal Primo Emendamento della Costituzione che tutela la libertà di espressione. Secondo Twitter, inoltre, se l’Amministrazione non è in grado di dimostrare che gli utenti hanno commesso dei reati non dovrebbe ottenere i nomi di chi è dietro un determinato account.

"Consentire" alle autorità di arrivare a identificare chi c’è dietro lo "pseudonimo avrebbe un effetto grave sull’account e sugli altri account che hanno creato una voce di dissenso contro le politiche del governo" mette in evidenza Twitter.

L’azione legale per Twitter apre un nuovo fronte per la società, l’unica che non è riuscita ad approfittare dell’esposizione guadagnata con l’essere la 'preferita' del presidente.

6.4.2017, 07:452017-04-06 07:45:00
@laRegione

Hitler sul libro da colorare: in Olanda e Belgio è polemica. 'Volume realizzato in India. Forse il disegnatore non sapeva...'

Un'immagine di Hitler in un libro da colorare per bambini ha scatenato un'...

Un'immagine di Hitler in un libro da colorare per bambini ha scatenato un'ondata di polemiche in Belgio e Olanda, che hanno costretto alle scuse ed al ritiro precipitoso dagli scaffali. Lo riferisce Le Parisien.

Il libro è stato messo in vendita lunedì scorso nei due Paesi, con l’immagine del dittatore nazista in tenuta militare, svastica al braccio, saluto romano e alle spalle un globo, in mezzo ad altre illustrazioni di bambini che giocano a calcio e palazzi.

Su Facebook immediate sono scattate le proteste. "Bello, il tuo libro da colorare!", ha scritto un cliente alla catena di magazzini olandese Kruidvat, che dopo due giorni ha ritirato il libro dagli scaffali in Belgio e Olanda, esprimendo "profondo rammarico per questo incidente" e assicurando un’indagine e che rimborserà i clienti.

L’editore belga che ha distribuito il libro, Trifora, si è giustificato spiegando che il libro è stato realizzato in India: "L’uomo che ha fatto i disegni ha selezionati diversi personaggi famosi, e purtroppo Hitler era tra questi. Forse non lo sapeva...".